SPINGA SIGNORA SPINGA Rubrica

Foto di Claudia Zalla (www.claudiazalla.it)Foto di Claudia Zalla (www.claudiazalla.it)
19/12/2011

Tedici nomi che probabilmente vi diranno poco ma che a nostro avviso meritano un futuro importante. Ecco i cantautori e le band scoperte tra la fine del 2010 e questo 2011, sono quelli su cui abbiamo scommesso e su cui continueremo a puntare. Di Marco Villa e Sandro Giorello.

 

 

 

BE FOREST

 

Sono stati davvero una rivelazione. Di quelle che arrivano di colpo, e non c'è da cambiare nemmeno un accordo. Ora, con gruppi così (tre ventenni, Lui è pure fidanzato con una delle altre due) a volte basta un soffio e si sciolgono. Troppe insicurezze, il sentirsi fragili davanti ad un pubblico a cui basta un nulla per gridare al miracolo e altrettanto per voltare pagina. La loro è musica triste, scura, paurosa, con tanti echi e tanti riverberi. Dicono sia perfetta per descrivere Pesaro. Di sicuro racconta questi tre meglio di una radiografia: le ansie, i sensi di colpa. La vita tra luci e ombre di una gioventù incenerita. // Sandro Giorello

 

NICOLÒ CARNESI

 

È saltato fuori con "Il colpo". Un incipit che ti prende già al primo ascolto, un ritornello di una semplicità che conquista. È tornato con un EP registrato apposta per Rockit, in cui mantiene le promesse del singolo e rilancia, iniziando a far intravedere le storie (reali e mentali) che potrebbe raccontare. Il suo primo disco arriverà a febbraio e minaccia di piantarsi a lungo tra gli ascolti fissi. Un nuovo cantautore, da cantare a ripetizione. Dite quello che volete, ma per me non ce ne sono mai abbastanza. // Marco Villa

 

DER NOIR

 

Ogni anno lo trovi il gruppo partorito in Italia ma che non ha nulla di italiano, e che poi, il più delle volte, all'estero ci si trasferisce davvero e magari nelle interviste rinnega pure dove è nato. Sono i classici pesci fuor d'acqua che aspettano il colpo buono. Ai Der Noir glielo si augura, perché dal niente hanno scritto canzoni dal respiro internazionale e dall'immagino rotondo. Tutto torna: la darkwave, l'inghiterra, il male di vivere. Vedrete dove arriveranno. // Sandro Giorello

 

DIMARTINO

 

È vero, tecnicamente "Cara maestra abbiamo perso" è del 2010. Ma su, era dicembre e poi davvero c'è qualcuno che ha voglia di attaccarsi a queste pippe? Ad ogni modo, un anno fa non facemmo in tempo a segnalarlo: rimediamo adesso, perché su Dimartino di dubbi non ne abbiamo. Testi e immaginario chiarissimi, come quelli del più convinto dei cantautori. Indole da band vera che picchia e tira dritto. Ottimo su disco, entusiasmante dal vivo. Dall'uomo che ha sparato in bocca a Vinicio Capossela ci aspettiamo tanto. // Marco Villa

 

FOXHOUND

 

Leggere alla voce "avere un gran tiro". C'è poco da fare quando senti pezzi come "Movin' Back". Senti da subito che ti sta portando dentro e allora non devi fare altro che aspettare il momento in cui carica e pathos aumentano, per decidere di non pensare più a niente. E per decidere che questi Foxhound hanno dalla loro la capacità di centrare il bersaglio e di farlo senza nessuno sforzo apparente. Se poi si aggiunge il fatto che dal vivo sono già convincenti, il conto è presto fatto. Nel piatto ricco del 2012, è il caso di mettere anche loro.  // Marco Villa

 

GIRLESS & THE ORPHAN

 

Un solo ep e subito gli diamo il Primascelta. L'hanno preso sostanzialmente per una canzone, “Wings Behind Our Backs”: è una canzone fulminate ed è al 9° posto delle 100 del 2011. Le restanti sono importanti perchè fanno trasparire un'immaginazione malinconica che va più in là del solito folk da cameretta che si piange addosso. Buttare il cuore oltre l'ostacolo, diceva qualcuno. Ecco, loro ci buttano anche il resto, a costo di rimanere nudi, di sembrare dei bambini dalle emozioni facili, di usare un'inglese da prima elementare. Allora li vedi per quello che sono: songwriter bravi a capire i nervi scoperti e raccontare le cose tristi. Onesti e dolci. // Sandro Giorello

 

I CANI

 

Questa rubrica ha il compito di scegliere band che dureranno a lungo, non certo solo una stagione. Per questo, a nostro avviso, non potevamo segnalarvi I Cani nel 2010, quando c'erano solo due pezzi in rete (uno, “I Pariolini di diciott'anni” si è comunque aggiudicato il dodicesimo posto delle 100 canzoni di quell'anno). Due pezzi sono pochi. I Cani potevano essere dei geni come la solita fuffa che tutti ascoltano ma ma sei mesi dopo tutti dimenticano. Ora c'è un disco, ci ha confermato cosa pensavamo: sono importanti, hanno modo di rappresentare le vicende umane che nessun altro ha. Per questo ai loro concerti ti trovi anche la zarra di turno che si emoziona e che le canta tutte a memoria. Per questo in pochissimo sono passati da perfetti sconosciuti a quei gruppi che collezionano sold out manco fossero figurine. Va detto, dal vivo non sono ancora il massimo. Ma scrivono bene, lasciano un segno, subito, immediato, ben visibile. Sono importanti e lo diventeranno ancora di più. // Marco Villa

 

KYKAH

 

L'unica cosa certa che la chiesa può darci è un buon allenamento con il canto quando si è piccoli. E' successo così ai più grandi artisti black del mondo - certo ok era il gospel tutt'altra storia – ed è stato così anche per Kykah. Pugliese tanto quanto il reggae di spessore in Italia. Soul che non c'è mai stato prima. Fosse un disco, per ora sarebbe “Master Blaster” di Stevie Wonder. Intensa, con la voce precisa e pronta a farsi sentire delicatamente. Backing vocal per Mama Marjas, è nel giro Love University di Don Ciccio, si aspetta soltanto il suo primo album per poi alzarci tutti in piedi a far l'amore. In verticale. // Wad

 

MANZONI

 

Il salto di qualità, tra un buon gruppo e un gruppo che vale davvero, lo fa l'equilibrio. Quello tra musica e testi, tra immaginario e suono. I manzOni sono arrivati dal nulla come degli alieni, ma ci hanno conquistato dopo mezza canzone. Musica trattenuta, che scava nel ghiaccio, per trovare un filo d'erba anche d'inverno. La voce di Gigi Tenca è un ricamo grezzo e mai fuori posto. Quei testi, queste musiche possono andare d'accordo solo con una voce come la sua. L'equilibrio, appunto. // Marco Villa

 

MARIA ANTONIETTA

 

Lasciati gli Young Wrists e chiusa l'esperienza in lingua inglese, Maria Antonietta sceglie l'italiano e un songwriting istintivo e senza filtri. Dal sesso alle aspirine mischiate male, passando per le sante vergini e i problemi nell'accettare la realtà. Se al primo ascolto la voce vi dovesse respingere, non ci fate caso. È una sensazione che passa presto. E lascia spazio alla convinzione che Maria Antonietta sia una di talento. Una che probabilmente dividerà, ma farà parlare molto di sé. Il nuovo anno sarà anche suo. // Marco Villa

 

MOUSTACHE PRAWN

 

Sembra un'ingenuità dirlo, ma se è un gruppo è giovane – vent'anni o poco meno – ha tutta una serie di cartucce in più e di pensieri in meno ad appesantire i discorsi. Canzoni scritte di getto e registrate in ancora meno tempo. Hanno uno stile già sentito, uguale a mille altri, ma li distingui. Per via delle melodie, dell'immaginario descritto nei testi, perché sono, in poche parole, immediati. Insomma, è la freschezza che si mischia a quell'energia naturale per cui tutto si può conquistare qui e ora. Ovvio che non tutti i ventenni ce l'hanno. I Moustache Prawn si. // Sandro Giorello

 

SALMO

 

Parlando con dei giovanissimi, mi son sentito dire: "Non male questo Kaos, peccato assomigli un po' troppo a Salmo". Roba da mal di stomaco, lo so, ma permette di capire quanto sia evidente dove affondano le radici del rapper di Olbia. Esploso all'improvviso sulla scena, devastante e inaspettato come un attentato terroristico, Salmo è quello che mette d'accordo tutti: ha flow, tecnica, attitudine, conoscenza della materia e un'aria fresh. E per ora è l'unico che riesce a far bella figura su basi dubstep, electro e drum and bass. In quattro parole: Salmo è il futuro. // Enrico Piazza

 

THE JACQUERIES

 

Cresciuti con le cassette dei fratelli minori, a forza di sbatterci il muso hanno addirittura imparato a suonare, e a vent'anni si ritrovano con la faccia da culo tipica di chi vuole sfidare i grandi e in tasca la ricetta per scrivere e riscrivere la Canzone pop (e tutta una vita davanti per farlo.) Dal vivo? Al MI AMI hanno fatto un figurone. Forse il genere (l'indie-rock) non è più così di moda. Ma chissenefrega, dopotutto. // Sandro Giorello

 

Leggi su chi abbiamo puntato nel 2010

 

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