SPINGA SIGNORA SPINGA, Settembre

16/09/2011

Di solito questa rubrica arriva a dicembre, con i nomi su cui puntare per l'anno nuovo. Stavolta abbiamo deciso di iniziare a dare qualche segnalazione in anticipo. Otto nomi a sorpresa di questo 2011, un po' di tracce da mettere in play. Tutto nuovo, tutto fresco.



DER NOIR

Tre pezzi che evocano in modo forte e chiaro un solo aggettivo: dark. I Der Noir strappano trent'anni di calendari e riportano il tempo presente agli anni '80. Operazioni come queste hanno il grande rischio di sembrare revival con poco senso. Non è questo il caso, perché la convinzione c'è e la capacità di portare avanti un discorso - così lineare e diretto - sembra non mancare. Avevamo detto un solo aggettivo. Anche un sostantivo non guasta: credibilità. Il più grande capitale dei Der Noir è suonare perfettamente adatti a questa musica, spazzando via tutte le chiacchiere su filoni, genere e appartenenze. Comprese quelle fatte nella manciata di righe qua sopra. // Marco Villa

FOXHOUND

Vi dico solo che la prima volta che li ho visti dal vivo ho creduto di assistere ad uno di quei concerti dove gli headliner li mettono all'inizio, così i lavoratori poi vanno a dormire tranquilli e i beoni restano a far festa. Sono sicuri sul palco, le voci ben armonizzate, un gran tiro e una media anagrafica che galleggia sui 19. Poi, a sentirli parlare vedi la lungimiranza, la calma mischiata all'essere rampanti (nel senso bello del termine). E fanno punk funk, che è un genere morto e sepolto. Ma da un gruppo così potrebbe uscire di tutto. Uno dei nomi più interessanti del 2011. // Sandro Giorello

GIRLESS & THE ORPHAN

A volte basta una canzone all'improvviso. Arriva e ti inchioda. Discorso chiuso. A volte basta una canzone come "Wings Behind Our Backs". Ci sono i Pogues e la loro furia. La sensazione di quando si corre in discesa, con le gambe che sembrano voler anticipare se stesse, precipitando verso la fine della strada. Poi, passata la sbornia, si scopre che gli altri brani sembrano uscire da un lato b dei Neutral Milk Hotel, ovvero il bene assoluto. E allora cosa si può dire ancora? Game, set, match. Primascelta, tanta soddisfazione e un futuro su cui scommettere. // Marco Villa


KARIBEAN

Pop riverberato e voci alla Beach Boys, anche se poi dedicano una canzone al Natale e c'è una malinconia di fondo (a partire da titolo) che rende tutto più romantico. Punto. Non c'è molto da aggiungere in questi casi: l'unica è che per distinguersi dalla marea di band che fanno questo tipo di cose ci vuole freschezza; se ti sembrano canzoni scritte al mattino appena dopo lavati i denti, se hai la sensazione e che saranno giornate veloci che passeranno senza pensarci; è lì il bello. Saranno sempre un passo avanti e si sveglieranno sempre un'ora prima di te. Vanno seguiti. // Sandro Giorello

M!R!M

Mi stupisce la cattiveria, che dopo aver sputato tutto questo veleno abbiano ancora la forza di tirarne fuori, come se avessero un solo stato d'animo. Dicono che ascoltano molto brit-pop ma in realtà quello che esce è dark-wave, quella più scura, sporca e lo-fi: dai Joy Division a Blank Dogs. Manca ancora una direzione, manca qualche canzone che rimanga meglio in testa, per ora è solo del gran dolore cattivo messo in musica; è già qualcosa. Hanno solo vent'anni, sfornano un disco nuovo ogni sei mesi, e sembra che la rabbia non scenda, quindi. // Sandro Giorello

NICOLO' CARNESI

È rivoluzionario quello che fa Nicolò Carnesi? No. È l'unico in questo momento a suonare e cantare queste cose? Di nuovo, no. E allora perché è in questa lista di nomi? Semplice: perché quelle cose le fa davvero bene. E si intende la capacità di mischiare il Battiato più leggero con la grana grossa della voce di Rino Gaetano. I due pezzi usciti prima dell'estate sono lì a dimostrarlo. Carnesi sa scrivere belle canzoni e sa cantarle con la giusta forza. Al disco d'esordio manca ancora qualche mese. C'è da puntare su di lui. // Marco Villa

RATAFIAMM

Il loro disco è arrivato quando le giornate iniziavano ad allungarsi e le maniche ad accorciarsi. Ed è stato un colpo a tradimento per la capacità di raccontare sentimenti e sensazioni, mascherandoli dietro a storie di spie e cani lanciati nello spazio. Il loro "Low Budget Invasion" è un disco dal sapore invernale, che nei prossimi mesi potrebbe regalare ancora più di quello che ha fatto finora. Sarà bello tenerlo nelle cuffie, quando la luce finirà alle quattro del pomeriggio e si andrà in giro senza un centimetro di pelle all'aria. // Marco Villa

THE SINGERS

Non si sa molto su di loro: romani, mp3 arrivati in redazione a metà estate, il disco uscirà intorno a novembre; fanno indie-rock. 5 anni fa ne sentivamo molto di più di indie-rock poi il genere ha perso appeal. I The Singers continuano a fare indie-rock: lo fanno bene, con il gusto di chi ci prende gusto, si divertono; è chiaro. Di conseguenza raccolgono tante canzoni da mettere nel tamburo della pistola: qualche potenziale hit e tante altre belle, piacevoli, e curate nei dettagli. E un'aura di leggerezza mista al saper suonare (quello che chiedi a una band pop insomma). // Sandro Giorello



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