Quattro cose che migliorerei di Spotify

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14/04/2016 di

Con i suoi 60 milioni di utenti al mese, di cui 15 che hanno sottoscritto l’abbonamento premium, Spotify è uno dei servizi di streaming più popolari al mondo. Sono un grande fan della piattaforma svedese: al netto delle critiche degli artisti e del fatto che non rappresenti ancora una vera risposta alla crisi discografica iniziata ormai decenni fa, è un ottimo strumento per chi ascolta musica. Certo, si può sempre migliorare.

Meno applicazione, più sito
Spotify è un'applicazione o un sito? A tutti gli effetti è un’applicazione: la si deve scaricare sia sul computer che sul cellulare e la si lancia come qualsiasi altro programma ma, in realtà, va a sostituire una serie di funzioni che un utente appassionato di musica normalmente dovrebbe cercare su più siti diversi. Su Spotify oggi possiamo scoprire nuove band, leggere i testi delle canzoni, essere informati sugli album in uscita dei nostri artisti preferiti, leggere la loro biografia e sapere quando suoneranno nella nostra città, tutte informazioni che 10 anni fa trovavamo su più siti diversi.

A differenza di un sito normale, però, non prevede link e quindi non è possibile uscire per continuare l'esperienza di navigazione altrove. È scomodo dover scoprire un nuovo artista su Spotify e poi dover aprire il browser per cercare la sua pagina Facebook o usare Google immagini per vedere qualche foto in più. Nonostante le molte partnership instaurate, ad oggi Spotify è ancora un sistema chiuso e non collega direttamente i suoi utenti a tutto quello che ci può esserci al di fuori dell’applicazione.

 

Spotify dovrebbe diventare il più grande archivio musicale esistente
Sappiamo che non c’è tutto su Spotify: mancano quegli artisti che hanno tolto la propria musica di loro volontà, tutti quei gruppi senza un contratto discografico o senza un distributore, quelli legati ad edizioni vecchie e molto altro ancora. Avere a disposizione un archivio di 30 milioni brani può essere più che sufficiente per un ascoltatore, ma il fatto che molte delle discografie siano incomplete comunica all’utente la sensazione che Spotify non sia il primo posto in assoluto dove cercare musica. Ad esempio, se vado sulla scheda degli Screeching Weasel e non trovo la canzone che voglio ascoltare perché dei loro tredici album ne sono presenti soltanto tre: in automatico sarò spinto a cercarla su YouTube e così le volte successive.

Spotify dovrebbe diventare il più grande archivio di musica esistente, magari facendosi aiutare dai suoi stessi utenti come fa Discogs. Non importa se non tutte le tracce sono in ascolto, basta indicare cosa è disponibile e cosa no, come era stato fatto per per Adele ai tempi dell’uscita dell’ultimo "25", uno dei casi più famosi in cui un album non è stato pubblicato anche sui servizi di streaming. In questo modo l’utente potrebbe decidere di rimanere lo stesso sulla piattaforma e ascoltare qualcos’altro di simile, magari consigliato dallo stesso Spotify.

 


Deve aiutarmi meglio nella scoperta di musica nuova
Per quanto abbia fatto enormi progressi negli anni e possa vantare di avere gli algoritmi più all'avanguardia, quando Spotify ci deve consigliare musica appena uscita non riesce sempre a farlo in modo efficace. Se consultate le “Nuove uscite” ogni venerdì troverete al massimo 6-7 album rispetto alle centinaia pubblicati ogni settimana. La playlist “Novità della settimana”, aggiornata ogni lunedì, non è così affidabile: basta che ascoltiate per sbaglio una volta la Pausini e la volta successiva l’algoritmo ve la riempirà del peggiore pop commerciale italiano. Ci sono moltissime playlist tematiche interessanti ma non è facile orientarsi e trovare quella più adatta alle proprie esigenze: le stesse Fresh Finds, ad esempio, nate apposta per questo scopo, non sono messe in evidenza in parti specifiche della piattaforma, e così molti altri contenuti editoriali di Spotify. E poi le ristampe, le versioni rimasterizzate degli album vecchi, le pubblicazioni di live inedite o di b-sides, tutte cose che, tolti i casi illustri, non vengono mai segnalate mentre sarebbe utile farlo: aiuterebbe a spiegarci meglio cosa c’è nel catalogo di Spotify. È una piattaforma in costante movimento ma continua a darci l’impressione che non cambi mai.

 


Deve migliorare l’ascolto su mobile
Il 52% degli utenti utilizza Spotify dal proprio cellulare. All’estero, dove le connessioni wi-fi gratuite sono più diffuse, è tutto più semplice ma in Italia dobbiamo per forza utilizzare la connessione internet fornita dal nostro operatore. Il risultato è che per contenere il consumo di traffico dati non è possibile ascoltare musica all’infinito: per non terminare subito la propria soglia mensile - dai 2 ai 4 Gb in media - chi ha un abbonamento premium può selezionare un disco, scaricarlo sul proprio cellulare e ascoltarlo in modalità offline. Può farlo anche con più dischi e più playlist ma, perché davvero si possa risparmiare sui megabyte, la soluzione più efficace è sfruttare il wi-fi che abbiamo a casa o in ufficio. In sostanza ci si deve preparare già da casa i dischi e le canzoni che vogliamo ascoltare, proprio come quando si doveva caricare il proprio iPod, con la differenza che il nostro telefono ha certamente meno memoria disponibile. Sarebbe bello che l’utente potesse ascoltare qualsiasi pezzo gli venga in mente, in ogni momento e con facilità. Che poi è quello che tutti ci aspettiamo da un servizio di streaming.

Tag: opinioni spotify streaming

Commenti (1)

  • Denis Larcher 14/04/2016 ore 16:01 @denis.larcher.7

    Assolutamente da migliore la funzione shuffle/random: non è possibile che metta in rotazione esagerata le canzoni dell'ultimo album che ho aggiunto alla mia musica o che sto ascoltando più frequentemente; se voglio ascolatare canzoni casuali, significa che voglia che Spootify peschi effettivamente casualmente nella mia libreria.

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