Come scegliere tra la galassia degli store digitali, tra streaming e download?

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20/04/2016 di Giorgia Mortara (Sounday Music)

L’articolo della scorsa settimana è stata una panoramica che ha passato in rassegna i principali punti chiave della distribuzione digitale, ha stabilito e convalidato l’inconfutabile importanza di questa attività, constestualizzandola in un’epoca fortemente digitalizzata. Ricapitolando, l’iter prevede i seguenti passaggi: un artista che giunge alla pubblicazione del proprio disco è tenuto a tener conto dei vari formati e delle correlate loro destinazioni e a scegliere tra la proposta fisica e quella digitale. Scegliere il formato digitale significa affidarsi a un aggregatore/distributore, portali specifici che fungono da tramite tra l’artista e gli online store.
Pubblicare la propria musica online significa essere presenti e poter essere scoperti e ascoltati dai fruitori che dopo il primo ascolto su internet decidono se recarsi o meno in negozio per acquistare l’oggetto-disco. Chiusa la premessa, passiamo alle dovute presentazioni: protagonisti indiscussi di questo romanzo digitale sono i negozi online, che si suddividono in due categorie: quelli per lo streaming e quelli per il download.

Gli store digitali dove si può scaricare musica

Questa tipologia di store è stata la prima forma di commercializzazione digitale della musica e c’è una storia interessante da raccontare. I primi siti che consentivano il download della musica in formato digitale agivano in modalità peer-to-peer (Napster è tra i più famosi e ha raggiunto tra il 1999 e il 2001 quasi 80 milioni di utenti registrati). La loro attività, basata sul libero scambio di file tra utenti, è stata poi definita pirateria, per violazione del copyright dei contenuti in condivisione. Questi anni sono stati micidiali per l’industria discografica. La risposta “legale” è avvenuta nei primi anni 2000: le major furono le prime a tentare aprendo i loro personali store, che però risultavano cari e difficili da utilizzare, per non parlare delle ormai radicate abitudini degli utenti del peer-to-peer ad avere a disposizione una vastissima proposta musicale e non solo il catalogo di una singola etichetta. Altri piccoli operatori aprirono la via al colosso Apple che di lì a breve avrebbe lanciato iTunes Store, il più celebre e cliccato tra i negozi di musica online.
Gli store di download di suddividono in due ulteriori sotto categorie: UGC (User Generated Content) e chiusi. La distinzione si basa sulle modalità di distribuzione / pubblicazione dei contenuti sui portali in questione.

UGC: Rientrano nella categoria UGC i portali come Bandcamp che consentono agli utenti, previa registrazione, di pubblicare la propria musica e metterla sia in streaming che in download gratuito o a pagamento. Creare un profilo band/artista è gratuito, Bandcamp guadagna sulle vendite (15% per il digitale, 10% per il fisico) e sui profili Pro a canone mensili che godono di una serie di potenzialità aggiuntive.

Chiusi: Tutti gli store che non accettano contenuti, se non provenienti da distributori autorizzati che rientrano in questa categoria. Tra i principali, ci sono iTunes, Amazon MP3, Google Play, Juno Download, Napster/Rhapsody, Beatport (che però necessita di una spiegazione a sé stante). Per pubblicare la propria musica su questi negozi digitali occorre rivolgersi a un distributore che aggrega contenuti musicali, li elabora e li invia al negozio. Alla fine del post, spieghiamo concretamente come appoggiarsi di questi operatori.

 

Gli store digitali dove si può ascoltare musica in streaming

In molti, prima di Spotify ed Apple Music, tentarono di piazzarsi in questo mercato tutto in divenire. Siamo nel 2007 quando due tra i pionieri dello streaming arrivano sul web: Spiral Frog, portale basato sul vincente e copiato modello ad-supported, e WE7, il servizio che ha tra i fondatori Peter Gabriel e che consentiva di ascoltare musica gratuitamente, senza interruzioni pubblicitarie e poi eventualmente scaricarla dallo store interno. Entrambi i modelli furono spazzati via in breve tempo, forse perché avevano anticipato i tempi e le abitudini. Anche Deezer si piazza tra i pionieri dello streaming lanciando la prima versione del sito nel 2007; lo store impiegò però parecchio tempo a negoziare la gestione dei diritti con le label e solo nel 2011 ebbe un catalogo abbastanza ampio da far girare i numeri. Nel frattempo Spotify, oggi leader del settore affiancato da Apple Music, si piazza sul mercato lanciando nel 2008 la prima versione dell’applicazione e lentamente allargandosi nei vari paesi (UK 2009, US 2011, IT 2013).

Vista la caratteristica principale di riproduzione gratuita della musica, non si può non inserire YouTube in questa categoria di store: anche questo portale infatti consente lo streaming e genera ricavi, così come i suoi simili. Pertanto, calza anche qui la distinzione tra portali UGC e chiusi.

-UGC: Rientrano in questa categoria i portali sui quali è possibile pubblicare la musica senza intermediari. YouTube potrebbe farsi rappresentante di categoria, poiché il caricamento di video contenenti musica è libero previa registrazione e creazione di un proprio canale, ma per consentire allo streaming YouTube di generare ricavi, occorre interfacciarsi con un distributore intermediario.

-Chiusi: Come per gli store dove si può scarica musica, tutti i servizi di streaming ai quali si accede passando da un aggregatore/distributore rientrano in questa categoria. Elenchiamo alcuni tra i più importanti portali di streaming: Apple Music, Spotify, Deezer, TIM Music, Play.Me. Alla fine del post, spieghiamo concretamente come appoggiarsi a questi operatori.



Il caso Shazam
Pur non essendo uno store vero e proprio, Shazam, applicazione che consente il riconoscimento di un brano e funziona tramite il microfono di uno smartphone, richiede l’invio della traccia audio al suo archivio per poter riconoscere la canzone. Per inviare la propria musica a Shazam occorre, anche in questo caso, appoggiarsi a un distributore che si interfaccia direttamente con l’applicazione.

Il caso Beatport
Questo famoso negozio digitale che opera esclusivamente in ambito elettronico, ha modalità del tutto esclusive che prevedono un filtro ai prodotti in ricezione. Beatport firma contratti direttamente con le label e opera effettuando una selezione qualitativa dei contenuti da pubblicare sullo store.

L’iter operativo: come si fa a distribuire la propria musica sugli store digitali?

Chi sono i distributori digitali? In rete è facile imbattersi in portali che offrono questo servizio. Anche qui, esiste una distinzione tra i vari operatori: alcuni portali come TuneCore, CdBaby e Rockit (effettua il login e trovi la voce distribuzione nel menu utente), per citarne alcuni, consentono la distribuzione in modalità do it yourself, ciascuno applicando una sua politica di prezzi. Altri portali, come Believe Digital, accettano contenuti previo contatto da pare dell’etichetta discografica e successivi accordi, non consentendo distribuzioni in modalità self service. Sounday, per questa attività, offre sia la distribuzione in modalità fai da te, che personalizzata per le label. Nota bene che anche le etichette si appoggiano a un aggregatore, solo major e detentori di grandi quantità di contenuti hanno rapporti diretti con gli store.

Cosa serve per partire?
Una volta scelto il distributore, occorre preparare il materiale necessario:
- audio: verificare il formato richiesto, normalmente è wav, 44.10 kHz, stereo, 16bit (formato standard che gli store, o per loro gli aggregatori, eventualmente convertono)
- cover: verificare il formato richiesto, normalmente è jpg, 1425x1425 px, 72-300dpi, RGB 8 bit (la cover deve contenere titolo del prodotto, nome artista e deve essere originale)
- metadata: tutte le informazioni relative al prodotto (artista o artisti in caso di compilation, etichetta, autore, compositore, editore, proprietario del master, codice ISRC (molti portali lo generano per te), codice UPC (molti portali lo generano per te), durata brani, territori di distribuzione, data di pubblicazione, esclusive)

Buona distribuzione!

Tag: sounday streaming tutorial

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