Storia della mia canzone sommersa

Dall'alluvione dello scorso maggio in Emilia-Romagna, purtroppo, si sono salvate ben poche cose. Una canzone, però, sì. Questa è la storia di come l'autore, Edodacapo, e il producer Francesco Ponz l'abbiano "tirata fuori" dal fango del Deposito Zero Studio di Forlì

Il Deposito Zero subito dopo l'alluvione
Il Deposito Zero subito dopo l'alluvione

Il pezzo ancora non c'è, ma manca molto poco. Di certo quel pezzo ha rischiato di non esserci mai. Stiamo parlando di Cambiare l’acqua ai fiori, brano di Edodacapo: cantautore tarantino classe 1996, oggi vive a Torino, ha pubblicato un ep in inglese e poi un paio di pezzi in italiano, oltre ad aver fatto per anni il busker. Il pezzo è scritto assieme a Francesco Ponz, disponibile dal 25 luglio sulle piattaforme per La Crème Records. Un pezzo molto intimo, reso tale ancora di più dalle condizioni in cui è stato registrato e prodotto (o non prodotto). Ci spieghiamo meglio.

Cambiare l’acqua ai fiori è un brano incompiuto. Involontariamente. L’alluvione che ha colpito la Romagna a maggio ha distrutto lo studio in cui stava nascendo, quello dove lavora Francesco Ponz, producer e musicista in varie realtà, dagli Espana Circo Este ai Dolloway e Corner in Bloom. Si tratta del Deposito Zero Studios a Forlì, dove i due da tempo lavoravano al pezzo. Un posto storico, dove hanno suonato artisti bravissimi della scena e che produceva un format video di live session tra i migliori in circolazione. Dopo che i fiumi d'acqua hanno invaso la città e pure lo studio, sommergendo di fango strumentazioni e hard disc, era rimasto solo un file wav che per puro caso si è salvato, e da lì si è ripartiti. Alla fine si è deciso di pubblicare il brano non mixato.

Un po' di domande a Edoardo, un altro po' a Francesco. Per capire com'è che un'idea possa venire fuori anche dal fango. 

Francesco a sinistra, Edo a destra. A bere amari
Francesco a sinistra, Edo a destra. A bere amari

EDODACAPO 

Quando e come inizi a fare musica?

Sono nato a Taranto ma ho vissuto gli ultimi 8 anni tra Forlì, Bologna, Atene e Salonicco. Attualmente mi trovo a Torino.
Il progetto EDODACAPO è partito nel 2020 durante il covid, quando ho deciso di abbandonare i miei vecchi profili (una band e un progetto in inglese dove mi autoproducevo) per iniziare a fare le cose con calma e fatte bene. Ho sospeso l’università per lavorare alle prime produzioni da Pietro Paroletti a Roma, per poi conoscere nel 2021 Francesco Ponz grazie al Deposito Zero, con cui ho collaborato fino a poco tempo fa. Non abbiamo smesso di lavorare insieme, anzi. Sto però cercando di intraprendere anche io un percorso di produzione musicale, quindi mi sto autoproducendo un mio nuovo album (il primo non è mai uscito, per tanti motivi), per poi passare comunque da lui.

Come tieni assieme la tua esperienza da busker e questo progetto artistico?

Ad essere sincero non le tengo assieme ma volutamente distaccate. Perché penso che siano esperienze talmente tanto diverse a livello emotivo, dunque sarebbe quasi impossibile avere lo stato d’animo per fare entrambe le cose insieme. Fare il busker è un qualcosa di estremamente profondo e stancante e devi volerlo più di ogni altra cosa. In studio faccio un lavoro più introspettivo ed intimo, dove resto solo con me stesso per davvero.

Lo studio dove registravano, prima del caos
Lo studio dove registravano, prima del caos

Ci cosa parla il pezzo?

Difficile per me descrivere questo brano e di cosa parla realmente. Tutto è iniziato da un libro, Cambiare l’acqua ai fiori, regalato dalla mia ex con su una dedica ‘Non assomigli più a nessuno da quando ti amo’. E ho pensato che il nostro amore si è perso perché si è stati troppo a tentennare, ad aspettare. Un po’ come dare acqua ai fiori che hanno atteso troppo a lungo. Muoiono. Non per mancanza d’acqua. Ma per l’attesa di essa. Da qui la decisione di lasciare andare l’amore. Che parte. Che va. La valigia piena di ricordi, come cito nel testo, è proprio il segno di un qualcosa che sta andando via. Sono molto affezionato a questo brano.

Da quanto lavori con Francesco, e perché hai scelto lui?

Francesco Ponz mi è stato presentato dal founder del Deposito zero studios ed è stato lui a scegliere in un primo momento che io producessi da lui.
Francesco è stata la prima persona ad avermi realmente ascoltato e ad aver cercato di tirare fuori il meglio di me. È da lì che siamo diventati soprattutto amici, soprattutto quando vedevo che lavorava e basta. Passava giorno e notte in studio finché una volta gli ho detto: basta, devi staccare. Andiamo a goderci la serata. Amaro? Da lì non ci siamo più separati.

video frame placeholder

Che lavoro avevate fatto prima dell'alluvione?

Avevamo fatto una session un anno fa per scrivere un EP. Lo avevamo sospeso perché forse non ero convinto. Qualcosa dentro di me stava cambiando, in particolare volevo iniziare a produrre e a sperimentare da solo. Per la prima volta da quando faccio musica, ho capito l’importanza dell’attesa, e che non bisogna farsi prendere dalla smania della pubblicazione solo per generare numeri e storie su Instagram. La musica è un percorso. È un momento di ascolto a sé stessi. Dunque mi sto prendendo i miei tempi

Cosa hai pensato al momento dell'alluvione?

Ho pianto. Ho semplicemente pianto. E tanto.

La prima chat tra i due
La prima chat tra i due

Perché un incompiuto, cosa testimonia?

Era la prima session di scrittura di quel brano. Mai più rivista. Ponz ci stava lavorando perché gli piaceva particolarmente e voleva regalarmi la produzione finita per il mio compleanno. Poi è successo quello che è successo. Abbiamo salvato la traccia whatsapp, l’abbiamo masterizzata.
Testimonia la spontaneità. Il non curarsi del giudizio altrui. Il non curarsi delle playlist, degli ascolti, delle condivisioni. Testimonia la voglia di fare, di fare per davvero. Per noi stessi. Per nessun altro.

Lo studio, a maggio
Lo studio, a maggio

FRANCESCO PONZ

Da quanto conosci edodacapo, musicalmente che progetto è il suo?

Conosco Edo dall’era post covid , quindi dal 2021 mettiamola così... Si è presentato al Deposito Zero con un aspetto decisamente indie e con una parlantina che compensava perfettamente i miei silenzi, non sono un tipo di molte parole, lui non poteva saperlo. Ci siamo messi ad ascoltare musica, tanta musica. Quella che piaceva a lui e poi quella che piaceva a me, e poi ci siamo lasciati andare alla creatività nella maniera più spontanea possibile, ed è nato di lì a poco il primo brano, “In Città” una ballad dall’atmosfera super chill con cui secondo me l’intimità di Edo si sposa benissimo.

Da quanto sei in quello studio?

Lavoro o meglio dire, lavoravo al Deposito Zero Studios che mi ha accolto 7 anni fa come producer e fonico residence. È sempre stato banalmente la mia seconda casa, alle volte anche la prima. È stato un posto molto importante per me ma anche per tanti forlivesi, non solo, nel tempo abbiamo costruito una realtà e una credibilità che abbiamo esportato anche fuori dalla nostra città. Venivano a trovarmi spesso amici anche da fuori regione, ho sempre cercato di fargli trovare un ambiente confortevole, stimolante e professionale.

Aggiornamenti sulla canzone via chat
Aggiornamenti sulla canzone via chat

Cosa avete perso?

Il posto è stato completamente sommerso dall’acqua, almeno 4 metri, forse di più; Ancora oggi dopo due mesi si trova nelle stesse condizioni, non è cambiato nulla in quanto è stato impossibile per noi ripulire, sta intervenendo una ditta specializzata che porterà fuori ogni cosa distrutta dalla pressione dell’acqua e sepolta dal fango. Nei giorni successivi all’alluvione siamo entrati a nostro rischio e pericolo per recuperare qualcosa, ma è stato davvero un grosso colpo al cuore. Il materiale andato perso è tanto, ci sono risparmi e sacrifici di una vita, tantissima attrezzatura che mi ha permesso di svolgere con professionalità il mio lavoro e quello di tutti i colleghi che orbitavano all’interno degli studios.

Oltre allo studio, hai avuto altri problemi?

Fortunatamente no, ma 4 giorni prima , ho fatto una proposta di acquisto per comprare casa e indovinate dove si trovava questa casa? La fortuna nella sfortuna è stata che l’agenzia e il proprietario hanno compreso la situazione e tutto è andato a decadere. Ci sono altri studi colpiti che conoscevo personalmente e uno tra questi “Le Dune Recording” di Loris Ceroni, un amico che è stato fondamentale anche per il mio percorso professionale. Anche lui deve ricominciare da un’altra parte purtroppo.

I due all'ingresso dello studio
I due all'ingresso dello studio

Perché la volontà di rimettersi al lavorare sul pezzo?

Il pezzo fa parte di una session di scrittura / pre produzione di provini che abbiamo fatto più di un anno fa ormai , EDO aveva in mente di fare un EP, e mi ha chiesto di lavorarci assieme. Così qualche mese fa, prima di questo brutto evento, avevo un pò di tempo libero e ho riascoltato un pò il materiale, c’era una brano tra tutti che mi ha dato forte ispirazione per buttare giù delle idee, e sono partito. Avevamo una chitarra, degli appoggi di piano e la Lead Voice, ho messo giù qualche altra idea, senza farmi troppo seghe sull’esecuzione e su quello che potesse funzionare o meno, ( si può dire?) vabbè l’ho detto. E alla fine è uscito qualcosa di incompiuto ma non ho resistito dal mandarlo ad Edo, anticipandogli quello che avevo deciso doveva essere la mia sorpresa per il suo compleanno. Così quel file ha resistito tra le chat Whatsapp ed oggi abbiamo comunque deciso di pubblicarlo così, grazie al lavoro di Mastering ulteriore di Filippo Strang in arte "Trappolone" su YouTube proprietario del VDSS recording studio.

Cosa restituisce un pezzo incompiuto, secondo te?

Un po' lo stesso effetto che mi fa una foto dove non sei in posa: le migliori a mio gusto. Cerco di spiegarmi meglio, stiamo vivendo in un ‘epoca dove tutto il materiale musicale è perfettamente confezionato, ogni cosa è al suo posto anche grazie al supporto della tecnologia che ha fatto passi da gigante, ma spesso tutta questa perfezione fa da filtro anche alle emozioni che deve restituirti una canzone. Tutto diventa meno spontaneo, più artefatto e quindi meno autentico. Ho sempre creduto in questo, anche se spesso mi sono perso anche io dietro certi manierismi tecnici.
Questa esperienza mi insegna a rimanere saldo sull’idea che ciò che conta veramente è l’essere pronti a catturare al meglio possibile il primo getto, dargli una piccola sistemata e poi lasciarlo andare per la sua strada.

Desolazione, da cui ripartire
Desolazione, da cui ripartire

---
L'articolo Storia della mia canzone sommersa di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2023-07-21 12:26:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia