Quando i Logic Studios erano la casa dei Depeche Mode e Milano era il centro di tutto

Carmelo La Bionda, assieme a suo fratello Michelangelo, ha proiettato la musica italiana nel futuro. A 30 di distanza ci racconta le registrazioni di "Violator" e altri segreti di quel tempo magico
03/04/2020 12:13

Intervistare Carmelo La Bionda è un onore, perché qui si parla della storia della musica italiana e non solo, visto l'argomento per il quale ci siamo sentiti: i 30 anni di Violator, l'album che ha lanciato i Depeche Mode nella stratosfera, prodotto da Flood e registrato da maggio 1989 a gennaio 1990 ai Puk Studios nel Jutland (Danimarca) e nei Logic Studios di Milano, di proprietà dei fratelli La Bionda.

Prima di parlare di quel disco ancora bellissimo dopo così tanto tempo, o degli studi italiani più famosi nel mondo, facciamo un passo indietro e conosciamo meglio i fratelli Carmine e Michelangelo La Bionda, gli inventori della discomusic all'italiana, che in seguito sarà ribattezzata italo disco.

Iniziano la loro carriera negli anni settanta, scrivendo pezzi per Mia Martini, Ornella Vanoni o i Ricchi e Poveri, registrano agli Abbey Road Studios dei Beatles nel '75, suonano le chitarre acustiche nell'album Volume 8 di Fabrizio De André, scritto in collaborazione con Francesco De Gregori, e per molti l'apice della carriera sarebbe stato raggiunto, invece la loro doveva ancora partire. A metà dei '70 incontrano Amanda Lear e ne diventano produttori, contribuendo al suo successo internazionale.

Una volta virati suoni e composizioni verso la discomusic, con il nome d'arte D.D. Sound incidono Disco Bass, la sigla della Domenica Sportiva 1977 e 1,2,3,4 Gimme Some More per poi tornare al loro nome originario La Bionda e pubblicare album e canzoni di culto come I Wanna Be Your Lover

Col nome di Fratelli La Bionda compongono un po' di colonne sonore per il film di Sergio Corbucci negli anni '80, ma anche canzoni per famose pubblicità (Sorrisi is Magic, Cuore di Panna, Coca Cola Sensazione unica e Succede solo da McDonalds, per fare qualche esempio). Dal 1983 collaborano con I Righeira, per i quali scrivono e producono Vamos a la playa, No tengo dinero e L'estate sta finendo.

In quel decennio i due fondano anche i Logic Studios, in cui hanno registrato un sacco di stelle internazionali, da Ray Charles a Paolo Nutini e, come abbiamo detto prima, i Depeche Mode.

Perché i Depeche Mode scelsero il vostro studio?

Credo per vari motivi. Primo: gli artisti inglesi spesso e volentieri o, almeno una volta era così, vanno a registrare all'estero per motivi fiscali. Credo debbano stare fuori un intero anno, ma non è per quello che hanno scelto il nostro studio. In quel periodo non avevano ancora registrato Violator ma indubbiamente erano già un'icona assoluta della musica elettronica/synth pop ecc.  Alan Moulder (ancora nostro amico, tuttora socio di Flood, con cui ha costruito un complesso di studi di registrazione) aveva lavorato da noi con la Nannini e suggerì a Flood di venire a registrare da noi. Lo studio era nuovissimo e aveva una buona fama anche in Europa. Avevamo già avuto Hugh Padgham (tecnico e produttore dei Police) per la registrazione di un album di Paul Young.  C'era inoltre molto spazio per la privacy della band.

Com'era Milano al tempo?

Milano cominciava a diventare trendy tra moda, Plastic, eccetera. Si respirava un'aria particolare che credo non ci fosse in nessun'altra città europea. Purtroppo nel tempo, la Milano bella ha visto chiudere librerie e studi di registrazione per far nascere bar, happy hour e movide varie. 

Cosa avvenne durante la registrazione?

Pur rispettando la privacy degli artisti, cosa su cui io e mio fratello Michelangelo non transigevamo, capivamo che lì dentro si stava lavorando in un modo diverso. Ce lo faceva capire il modo in cui i DM gestivano la loro vita all'interno dello studio. Non erano come gli altri artisti inglesi, avevano l'aria di cercare costantemente una novità in più per i loro suoni, che si avvalevano tantissimo di campionamenti. Sono rimasti leggendari i loro (pesanti) passi registrati nella tromba delle scale e che poi divennero l'inizio di Personal Jesus. Abbiamo notato molto l'uso delle chitarre più che dei synth. Credo che per un inglese la chitarra sia nel DNA, soprattutto se vuol dare ancora più espressività alla tua musica. 

Altre curiosità?

Erano vegetariani e per noi non fu facile riuscire a fargli avere in studio dei piatti adeguati. Ci salvammo perché i nostri studi erano nel complesso della CGD-Messaggerie Musicali, dove esisteva una mensa che a mezzogiorno si prodigava nel fornirci dei piatti di verdure e quant'altro. Ogni mattina si formava una piccola folla di fans all'entrata degli studi, cosa che non succedeva mai con altri artisti. Forse solo con Vasco Rossi.

Eravate fan dei Depeche Mode o per voi era solo un altro lavoro?

Io e mio fratello avevamo pubblicato già nel 1980 I Wanna Be Your Lover, un brano assolutamente pop-elettronico con un bel video che è tuttora un cult in tutto il mondo. Conoscevamo i Depeche Mode perche seguivamo tutta la scena synth-pop di quel periodo. Ci piaceva il modo in cui alcuni artisti tipo i Tears For Fears mescolavano dance e synth con un tocco molto originale. Eravamo ammiratori ma non pensavamo che stessero per venire a "fare storia" nei nostri studi. E la registrazione a cui siamo più affezionati, insieme a quelle di Robert Palmer per sue varie produzioni, contornato da musicisti incredibili (Nuno Bettencourt ad esempio).

Parliamo un po' della storia dei Logic Studios.

Gli studi erano divenuti una leggenda in tutto il mondo anche perché erano diventati un complesso che includeva un secondo studio di registrazione un po' più piccolo del maestoso Studio A (che poteva ospitare 60 musicisti), e uno studio di post-produzione e mastering digitale (il primo in Italia). Una sala per fare le matrici per la stampa dei vinili (cutting room) e una sala per preparare i master per la stampa dei CD, che allora veniva fatta a L'Aquila. Un investimento colossale! Verso il 1997 la CGD-Messaggerie Musicali, che nel 1984 ci aveva affittato gli spazi per i vari studi, decise di chiudere tutto il complesso – che ospitava anche i loro uffici, magazzini, fabbrica di dischi e musicassette, eccetera – dopo aver venduto il suo catalogo alla Warner.

Non c'è stato modo di mantenere gli studi in piedi?

Nonostante ci fosse la speranza di potere rimanere con i nuovi eventuali gestori degli spazi( si parlava di possibili frazionamenti), nonostante avessimo incontrato prima un rappresentate di una real-estate e poi un altro di un'altra immobiliare, non incontrammo più nessuno e fummo costretti a smantellare tutto. Smantellare nel verso senso della parola. Le insonorizzazioni costruite e progettare dal guru dell'acustica Andy Munro sparirono sotto i colpi del piccone che riportava i muri allo stato grezzo.

Immagino che fu un gran dolore per voi...

Sì. Attualmente in via Quintiliano 40 tutto è come allora, totalmente abbandonato. Parlo proprio di tutta quella che era la cittadella della musica. Quasi un intero quartiere. Noi da lì ci spostammo nel centro di Milano con un bellissimo studio, che però necessitò di un anno per costruirlo. Era l'interno di un palazzo liberty dei primi del '900. Uno spazio "in affitto" anche per altre nostre attività. In questo nuovo studio hanno registrato altri grandi artisti quali Laura Pausini, Nek, Lady Gaga, Rihanna e tanti altri. Purtroppo i prezzi dell'affitto cominciano a lievitare spaventosamente man mano che Milano cominciava a diventare sempre più costosa, e noi eravamo proprio a Porta Romana. 

Siamo nel periodo dell'inizio della fine della discografia per come la conoscevamo...

Esatto, le case discografiche cercavano di ridurre i costi delle produzioni (i dischi cominciavano a non vendere più) e cominciavano a "cinesizzare" le loro produzioni, ricorrendo ovviamente a fornitori a buon mercato, spesso facendo male i conti, perché se lavori peggio ci metti il doppio del tempo, quindi non hai risparmiato nulla. Ci è dispiaciuto molto dover cancellare uno studio come quello, con la struttura acustica progettata e costruita sempre da Andy Munro. Un gioiello che insieme ai nostri primi studi di Via Quintiliano aveva portato a Milano molti artisti internazionali oltre ai grandi artisti italiani. 

La politica del tempo non si è mossa per salvarvi?

Abbiamo cercato un aggancio con le autorità cittadine. Non cercavamo soldi ma la possibilità di usare quegli studi anche per altre iniziative e sinergie a carattere culturale musicale, in fondo era un tempio della musica, un vero gioiello in una città che si meritava di avere qualcosa del genere. Ma i politici sono fatti a modo loro, così dovemmo chiudere e ahimè, abbattere anche questo studio.

Se oggi avessi i budget alti degli anni '80 e uno studio come il Logic, chi vorresti che venisse a registrare?

Ci sono tanti artisti che mi piacerebbe avere: uno per tutti Paul McCartney, poi i Coldplay ed Ed Sheeran.

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L'articolo Quando i Logic Studios erano la casa dei Depeche Mode e Milano era il centro di tutto di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 03/04/2020 12:13

Tag: anniversario

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