Strada facendo… con Rockit

23/05/2007 di

(Acty e Fiz)



Vivere Rockit giorno dopo giorno per tremilaseicento giorni. Mai avrei pensato di fare i conti con gli anni più intensi della mia vita e scoprire di averli dedicati alla musica italiana. Nel 1997 ero solo un computer geek medio borghese che scandagliava i primordi della Rete in portali di controcultura underground. Avevo ventidue anni e da almeno otto girovagavo per le autostrade telematiche, quelle dei modem a 1200 bps, di itapac, del videotel, del phreaking. Studiavo poco, lavoravo con furbizia, ero molto innamorato. Vivevo con la magnifica e confortevole superficialità di chi scorge appena l'orizzonte ma sente improvvisamente di dovere guardare oltre. E cominciai a farlo partendo proprio dalla musica. Decisi di aprirmi un piccolo sito web su Xoom per recensire dischi di musica chiamata "alternativa". Qualcuno mandò una mail per dirmi che scrivevo male e non capivo un cazzo: aveva ragione, forse ce l'ha ancora. Durante una delle tante ricerche su Altavista (Google era ancora una tesi universitaria da svolgere) trovai un altro piccolo sito dedicato a "solo roba italiana". Si chiamava Rockit, era appena nato e aveva anche una fanzine DIY cartacea. Rimasi folgorato. Musica italiana autoprodotta e non soggetta a vincoli. Scrissi al webmaster Pons. Nacque uno scambio di email che si concluse con: "perché invece di disperdere risorse non vieni a scrivere su Rockit?". Pons aveva ragione. Lui ha sempre ragione. E' colpa sua e di Daniele Baroncelli (l'ingegnere filosofo, a quei tempi in Inghilterra ed oggi cittadino del mondo) se Rockit ha cominciato a respirare. Nella comitiva c'erano anche gli stralunati ingegneri Camillo Ferraris e Luca Birattari. Inoltre un tale Fausto Murizzi, calabrese emigrato a Bologna che scriveva per il Mucchio Selvaggio e che per noi era un po' un maestro di critica musicale.

Un giorno Pons disse: "ho trovato un tipo strano che vuole rifarci la fanza, dice che i contenuti sono belli ma la grafica fa schifo". Tale Fiz, un punk con la catena. Insopportabile, antipatico. Ci litigo da dieci anni tutti i giorni.

Passa il tempo, Pons e Daniele propongono di prendere un dominio tutto nostro, abbandonando la paginetta. Rock-punto-it era occupato. Si decide per Rockit-punto-it che ci costringerà in eterno a specificare "due volte it".

Internet stentava a decollare in Italia. I modem erano ancora lenti e le bollette impietose, ma noi eravamo già un piccolo modello di business di nuova generazione: marketing virale, costi bassi, agilità di azione, idee innovative, comunicazione trasversale, target specifico, tecnologicamente avanti. E nessuna geografia di mezzo. Roma, Bologna, Milano. Nord, Centro, Sud. Avevamo costruito cose importanti senza esserci mai incontrati, con collaboratori sparsi in tutta Italia. Poi ecco il primo MEI di Faenza. Ci guardiamo finalmente in faccia. Imbarazzo, risate, nuove idee. Cambiamo il claim, non più "solo" ma "tutta" roba italiana. Inventiamo la prima produzione discografica italiana in mp3. Diffondiamo RadioRockit su una decina di radio indipendenti. Litighiamo con la SIAE per i brani digitali in preascolto e finiamo invitati alle riunioni per la stesura della licenza multimediale. Intanto eravamo sopravvissuti al fallimento della new economy, resistendo con lungimiranza ad alcuni tentativi di acquisto da parte di investitori compulsivi. Forse eravamo troppo codardi e troppo cialtroni, ma meglio mettere in fila piccoli passi importanti che monetizzare in un istante. Decidiamo di darci un assetto sociale: nasce la Associazione Nazionale Rockit. Inizialmente insediata a casa di Pons, fin quando Fabrizio Rioda ci offre ospitalità al Junglesound con un patto d'onore di cui gli saremo sempre grati.

La scena musicale intanto si stava riorganizzando e la parola "indipendente" si stava gonfiando di significati. Gli alternativi avevano perso i punti di riferimento dopo la sbornia degli anni novanta. Il popolo indie non sapeva ancora farsi il nodo alla cravatta. Ma la Rete aveva ormai spaccato gli equilibri musicali ed il nostro portale migliorava in ogni aspetto: struttura tecnologica, numero di accessi, band iscritte al database, importanza dei partner, spessore dei servizi, compattezza della redazione, qualità ed autorevolezza dei contenuti. Era dunque giusto insistere. E lo facciamo scegliendo una persona: Carlo Pastore, un bambino che già collabora assiduamente e che sta per abbandonare la provincia dopo il liceo. Carlo è presuntuoso, intelligente, passionale, moderno. Straordinariamente professionale e onesto. Lo spingiamo a Milano e gli affidiamo la scrivania di Rockit. Lui la ribalta e diventa un uomo importante (poi diventerà anche famoso). Intanto anche Fiz decide che Rockit può e deve essere il suo lavoro. Carlo e Fiz imprimono l'ennesimo cambio di passo, lavorando insieme con una sintonia strepitosa su una scrivania di mezzo metro quadrato. E si cresce ancora. Stavolta in modo decisivo, perentorio, lucido. Siamo ormai maturi. La redazione si consolida, i ruoli diventano più definiti. Sappiamo cosa fare e lo facciamo tutti insieme con nuovo entusiasmo e con quel pizzico di improvvisazione che ci appartiene da sempre. Aumentiamo il fatturato. Valorizziamo le persone ed i nostri collaboratori diventano un patrimonio inestimabile. Nasce la testata giornalistica nel 2004 insieme al nuovo magazine. Fiz ha una visione e ci trascina tutti al MI AMI nel 2005. Le scrivanie in redazione si raddoppiano, si triplicano. Le richieste di scrivere e lavorare per Rockit diventano quotidiane. Talvolta da fuori ci percepiscono più grandi di quanto siamo in realtà .

Il resto è storia recente. C'è molto da fare. Ma sono passati dieci anni. Indimenticabili. Anni in cui nessuno ci ha spiegato nulla. Ce lo siamo inventato, passo dopo passo, caduta dopo caduta. Abbiamo imparato a scrivere dopo aver scarabocchiato recensioni improponibili e fatto figuracce. Ci siamo tenacemente costruiti uno stile riconoscibile. Abbiamo indicato un percorso diverso ed imprevisto nel trasmettere un'idea di Musica Italiana, sopportando anche insulti, insinuazioni, accuse di malafede. Senza mai ricevere regali da nessuno, procurandoci le risorse e il denaro con mille fatiche e giochi di prestigio. Siamo usciti da momenti difficili e da qualche delusione bruciante. Abbiamo fatto qualche stronzata e sbagliato un po' di mosse. Ma siamo ancora qui. Insieme alla gente che ci ha seguito e sospinto in questi anni, dimostrando di credere a qualcosa di inevitabile. Perché Rockit è la cosa più onesta, sincera e necessaria che io abbia mai fatto. Costruita insieme a persone con cui ho condiviso storie, emozioni, speranze, passioni e stupori. Dieci anni in cui ci siamo messi continuamente in discussione, resistendo e rilanciando.

Ho visto centinaia di musicisti disintegrati dalla loro stessa presunzione e dall'incapacità di seguire i movimenti del tempo. Politici falliti riciclarsi come paladini della musica e scivolare su tappeti di bava. Decine e decine di riviste, portali, festival, promoter, agenzie, consorzi, associazioni e personaggi in cerca d'autore che promettevano mondi nuovi e sono svaniti nel nulla. E noi oggi ancora qui. A scartare i pacchetti dei demo con lo stesso entusiasmo delle prime volte. A scoprire la follia di giovani ragazzi che chiedono e meritano spazio per stare nella Musica, facendoci spesso le stesse domande che noi non sapevamo a chi fare. E sentire la responsabilità di poter creare un po' di consapevolezza in più per chi fa la Musica e per chi la vive. Senza dimenticare da dove veniamo, mai. E sempre convinti che la Bellezza salverà un mondo alla cui fine dovremo arrivare con il cuore gonfio e gli occhi aperti. Ostaggi della poesia in cui imprigioniamo le nostre azioni mentre tentiamo di cavarcela con quell'aria ingenua ed orgogliosa.

Verranno altre idee, altri progetti. Persone nuove a cui concedere un'opportunità. Nonostante un mercato discografico ormai tecnicamente fallito, ma con un mercato musicale che cresce e che può tornare in mano alle persone se sapranno riprenderselo e ristrutturarlo. E' questo il momento di catturare le scintille per produrre nuovi modelli di sostenibilità culturale ed economica. Spetta soprattutto a voi farlo. Voi che leggete e ascoltate. Voi che partecipate, criticate e litigate. Voi che avete il talento per fare Musica in Italia e potete dimostrare che l'intelligenza è ancora un bene collettivo e che cuore e stomaco fanno sempre la differenza. Allineando passato e futuro in progetti contemporanei, per non ritrovarsi vecchi prima di essere anziani. E poter scrivere ancora fra dieci anni che è stato davvero bello. Bellissimo.

Buon compleanno Rockit

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