Due anni di Stregoni: cosa ho imparato suonando con migliaia di migranti

Dopo aver suonato per oltre due anni con migliaia di migranti in tantissimi centri d'accoglienza, nella Giornata Mondiale del Rifugiato, Johnny Mox ci racconta cosa ha imparato
20/06/2018 09:44
di Johnny Mox

Stregoni è il progetto di Johnny Mox e Above the Tree dedicato alle politiche migratorie dell’Unione Europea. Un vero e proprio laboratorio musicale dal vivo, che attraverso una serie di concerti-workshop organizzati nei centri d'accoglienza si propone di cercare di capire quello che sta succedendo dentro e fuori i confini del continente. A più di 2 anni dall'inizio del progetto, nella Giornata del Rifugiato che si celebra oggi in tutto il mondo, Johnny Mox tira le somme dell'enorme eredità umana, politica e artistica che questa esperienza gli ha lasciato.

Da due anni sono uno Stregone.
Mi alzo la mattina prestissimo, controllo la posta o whatsapp e al posto dei miei contatti tradizionali trovo messaggi vocali in Pidgin, il broken english mescolato con i dialetti africani. Trovo canzoni, preghiere, fotografie e richieste di aiuto.

Che cosa facciamo con Stregoni

Suoniamo con gli ospiti dei centri migranti. Negli ultimi due anni con Above the tree siamo stati praticamente ovunque in Italia e poi abbiamo avuto la fortuna di intraprendere un viaggio che ci ha portato a Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Amburgo, Copenhagen e Malmö. Questo viaggio è diventato un film.
Per scelta non abbiamo una formazione stabile, suoniamo sempre con ragazzi del posto e in ogni città ricostruiamo una band diversa.
Da quando il progetto è partito abbiamo suonato con quasi 4000 persone diverse, tutte richiedenti asilo provenienti da Mali, Nigeria, Etiopia, Gambia, Senegal, Siria, Niger, Iraq, Afghanistan, Costa d’Avorio, Sierra Leone, Sudan, Eritrea, Benin, Libano, Pakistan, Palestina.

(Foto di Marco PAK Pasqualotto)

Che cosa abbiamo visto

Il ritratto è quello di un’umanità straripante: una voglia travolgente e disperata di vivere e dare una svolta positiva alla propria vita, ma non prendiamoci in giro: i limiti sono enormi. Per come è gestita l’accoglienza le prospettive di integrazione sono scarsissime e sono pochi gli stessi migranti che riescono ad orientarsi e a cogliere la complessità del quadro politico europeo.

Negli ultimi giorni ho letto centinaia di post e articoli dopo il caso Aquarius. Come sempre accade in queste occasioni a nessuno è venuto in mente di andare a fare una domanda ai diretti interessati. Che cosa ne pensano loro, i richiedenti asilo, che questa faccenda la vivono sulla propria pelle?
Le risposte che ho trovato sono di una lucidità estrema: "È normale, cosa puoi aspettarti, l'Italia ha già fatto tanto e questa cosa non può continuare in questo modo". Altri invece non hanno la minima idea di cosa stia succedendo, vivono coi piedi in Europa ma hanno ancora la testa in Africa o in Asia. E il cellulare in questo caso è il vero e proprio cordone ombelicale che li tiene attaccati alla loro terra.

(Em Slim - Foto di Johnny Mox)

Il nemico

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i problemi più grossi non li abbiamo avuti con leghisti, neofascisti o con i commenti online.
Il nemico invisibile contro cui lottiamo dal giorno in cui siamo partiti con questa avventura è la Nostalgia, un muro spesso e molle, difficile da infrangere.
La nostalgia non serve solo al marketing o alla politica. In Europa, così come in molte altre parti del mondo, questo sentimento minaccia la convivenza di gruppi diversi all’interno dello stesso territorio perché distorce la realtà.
Un tempo si trattava di una semplice distorsione del passato: oggi, data l’assenza di alternative e di ideologie, la nostalgia sta facendo a pezzi anche il presente e il futuro.
Non si tratta solo dei filtri di Instagram, della retromania, di serie ultra-citazioniste come Stranger Things o di andare a vedere la reunion di vecchi rockers settantenni. La nostalgia agisce molto più in profondità, soprattutto in chi, come nel caso dei ragazzi che suonano con noi, ha dovuto affrontare una migrazione.
Tutti i rifugiati che hanno abbandonato la loro terra condividono un profondo senso di struggimento nostalgico, un disorientamento a cui non viene data alcuna risposta. Non hanno solo perso la casa, hanno perso un’idea di presente, di quotidianità, a cui restano appesi con i loro smartphone, vagando in città come zombie in cerca di wi-fi.

(Neto - Foto di Joe Barba)

Consciousness

Mai come in questo momento c'è bisogno che questi ragazzi siano attivi, coscienti della loro situazione e di quello che sta accadendo in Europa. Mai come in questo momento spetta a noi aiutarli. Quanto prima capiranno di trovarsi in un paese sempre più ostile, di essere stati usati, dati in pasto all'opinione pubblica per nutrire il risentimento degli italiani e degli europei, tanto più in fretta ritroveremo un nuovo vigore politico.
Molti europei stanno sbagliando lotta. Senza i migranti, senza un coinvolgimento forte dei ragazzi, ogni sforzo è vano. E il coinvolgimento passa attraverso il confronto conflittuale quotidiano, la libertà di non capirsi.
Prendi le manifestazioni "Aprite i porti" o quelle al confine del Brennero di qualche tempo fa: dov’erano i richiedenti asilo? Perché non sono stati coinvolti? Io nella mia città ho contato quattro ragazzi del Mali su circa 300 manifestanti. Che battaglia stai combattendo? Che messaggio stai lanciando?

(Foto di Alessandro Sala)

C'è bisogno di tutti quanti

Parlare solo tra di noi, affidarsi ai meme e all'ironia su internet non basta più. Possiamo produrre milioni di dati, contro-narrazioni basate sul fact-checking ma non servirà a nulla. I sondaggi dicono che un italiano su quattro è irrecuperabile sulla questione accoglienza.
È venuto il momento di fare la differenza e di agire politicamente. Non ti abbiamo fatto studiare per fondare start up o per produrre app che abbinano vini al cibo. Riuscire a mettere in contatto due generazioni, quella dei nuovi arrivati e quella iper-qualificata dei giovani laureati, andrebbe a mordere il problema più grande di questi anni: quello del lavoro, che è anche l'unico e solo vero motore di integrazione, almeno in Europa.
Tutto questo va fatto offline, negli spazi pubblici, in politica: trovando un'unità straordinaria di intenti per rispondere ad un'ondata di violenza sociale senza precedenti che sta sgretolando l'Europa. La costituzione italiana è nata dal compromesso di tre aree: cattolica, marxista e liberale. Ecco cosa significa "c'è bisogno di tutti quanti".

(Foto di Johnny Mox)

I migranti non c’entrano

Quando litighiamo sui migranti, quando discutiamo di dignità, stiamo parlando prima di tutto a noi stessi, nel tentativo di capire cosa stiamo diventando. I richiedenti asilo sono identificati come responsabili della crisi generata dall’economia finanziaria, che non ha alcuna relazione con l’immigrazione, anzi molto spesso come sappiamo, ne è la prima causa.
La violenza che per molti anni abbiamo tenuto lontano, nei racconti dei palloni cuciti a mano dai bambini di Taiwan, la violenza strutturale del nostro sistema, con lo sfruttamento sistematico delle risorse in ogni parte del mondo, oggi esce allo scoperto in maniera brutale. 

A me dei migranti non importa nulla

Non voglio capire i motivi che hanno spinto queste persone a venire in Europa, non voglio conoscere la loro cultura: voglio che siano trattate per quello che sono: esseri umani. 
La battaglia per un’accoglienza ferma ma degna, è una battaglia della ragione e della democrazia. Se molliamo su questo, se chiudiamo le porte e tappiamo anche l’ultimo buco, sarà l’intera diga a non reggere più, travolgendo ogni cosa.
E non serve uno stregone per fare una profezia del genere.

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L'articolo Due anni di Stregoni: cosa ho imparato suonando con migliaia di migranti di Johnny Mox è apparso su Rockit.it il 20/06/2018 09:44

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