Un collettivo studentesco ha interrotto il concerto di Capossela perché era a pagamento

Una protesta che non condividiamo in alcun modo
09/07/2019 15:45

Era una festa e sembrava una guerra, era Roma e sembrava il Vietnam, cantava Edoardo Bennato descrivendo l'aria che si respirava nei concerti dei cantautori italiani degli anni '70, che venivano sistematicamente contestati dai collettivi studenteschi, a volte con la violenza, altre creando un dibattito sul dovere etico di rendere l'arte gratuita. Ai tempi, gli studenti contestavano anche i cachet degli artisti ritenuti di sinistra, perché troppo lontani dagli stipendi del popolo. Altri tempi, vero? Mica tanto.

L'8 luglio 2019, al concerto di Vinicio Capossela in Piazza dei Cavalieri a Pisa, c'è stato un blitz di un centinaio di studenti che hanno rimosso le transenne per raggiungere il palco e fermare la musica. In tre sono saliti sul palco e, dopo aver discusso con Capossela, hanno parlato al microfono per spiegare la loro battaglia, riassunta dal post su Facebook della pagina Exploit Pisa.

 

Abbiamo contattato il responsabile di Community Live che ha organizzato l'evento e questo è il suo racconto:  "Un contesto da guerriglia urbana, con un corteo di più di 100 persone che è entrato con la forza nell'area del concerto già sold out, che conteneva oltre 1200 persone tra cui ovviamente bambini e disabili, con il personale e le Forze dell'Ordine che hanno contenuto il più possibile i disagi e i problemi di ordine pubblico. Il personale ha dovuto pulire a tempo di record i cocci delle bottiglie di birra cadute, per evitare ferite da parte del pubblico. Due rappresentanti della protesta sono saliti sul palco e hanno preso la parola per dire qualche banalità del tipo "basta coi concerti a pagamento" tra i fischi dei paganti, poi gli studenti hanno preso posto a lato delle sedute perché a quel punto non era possibile cacciarli tutti senza creare ulteriori problemi. Purtroppo, questo precedente ha fatto sì per che per il successivo concerto della rassegna, Edoardo Bennato il 10 luglio, l'area possa essere presidiata dagli agenti in assetto antisommossa. Fortunatamente non ci sono stati danni alle persone, ma di certo nessuno si sarebbe aspettato che Capossela o Bennato potessero diventare concerti a rischio." 

Una battaglia contro l'amministrazione comunale leghista e l'Assessore alla Cultura Andrea Buscemi reo, secondo il comunicato, di aver concesso lo spazio pubblico a uno spettacolo a pagamento. Il collettivo si stupisce dell'alto costo dei biglietti, che oscilla dai 30 fino ai 50 € e chiosa con un trittico di slogan direttamente dal passato: 

"La libertà e la cultura non sono merci.
Le piazze non si chiudono o mettono in vendita.
Le piazze devono essere gratuite e per tutti e tutte."

È con grande dolore e profondo sgomento che ci sentiamo di non condividere questa protesta per nessun motivo valido e ci troviamo ad accostarla a quella dei ragazzini sorpresi a craccare gli account di Spotify e a giustificarsi con "la musica non si paga". Amici, compagni, la musica si paga eccome.

Forse ai comitati studenteschi non è arrivata un'informazione necessaria: il mercato dell'intrattenimento musicale genera indotto in tutta la città, offre posti di lavoro e contribuisce al benessere della comunità, come abbiamo spiegato dati alla mano in questo recente articolo. L'intrattenimento è un'industria, con i suoi costi e i suoi ricavi, sembra pure strano doverlo sottolineare nel 2019, quindi per funzionare ha bisogno di spettatori paganti oppure di sponsor e fondi che rendano l'evento gratuito. Sembra che i ragazzi, nel redigere il comunicato, si siano scordati di menzionare che non partecipano a concerti da almeno 15 anni, perché stupirsi dei prezzi di un biglietto che va dai 30 ai 50 €, significa non essere mai scesi dalla valle dei sogni e delle utopie per parlare col Paese reale, quello che paga regolarmente per essere intrattenuto.

Di tutte le battaglie giuste e cristalline contro l'Amministrazione Comunale o il Governo, questa sembra la più puerile e vuota di significato. Prendiamo  gli slogan: se un Comune ha chiuso una piazza per un evento a pagamento, voler partecipare senza pagare non è libertà, è un illecito e pure una mancanza di rispetto per gli spettatori paganti. La cultura è sempre stata una merce, non diciamo sciocchezze. Fin dai tempi dei mecenati che pagavano i pittori e gli scultori per creare le opere d'arte che abbondano nella bella Pisa, la cultura è sempre stata pagata da qualcuno. Che sia un riccone, una serie di sponsor, un'azienda o il pubblico, tutti quelli che lavorano con la cultura (noi compresi) hanno bisogno di introiti per sopravvivere.

In caso contrario, sarebbe come dire agli studenti neolaureati alle Università di Pisa: il popolo ha bisogno di ingegneri, non potete farvi pagare o andare a lavorare nelle multinazionali, dovete rimanere a disposizione della gente e pure gratis. Così suona male, vero? Se le piazze cittadine fanno parte del patrimonio comunale, le Amministrazioni regolarmente elette capiranno come usufruirne per i propri progetti. Esse non sono gratuite per nessuno, oppure pensate che la manutenzione e l'arredo urbano di quelle aree sia gratis?  

Sinceramente non ne possiamo più di chi si sciaqua la bocca con la parola cultura e non ha idea di quanto lavoro ci sia dietro la costruzione di un evento di spettacolo (qual è il concerto di Vinicio Capossela), quante persone ci lavorano e quanti stipendi paga. L'intrattenimento è un business fiorente e tutte le donne e gli uomini impiegati nel settore hanno diritto come tutti gli altri di portare il pane a casa, tanto per parlare per frasi fatte.

Noi ci battiamo per la sicurezza negli ambienti di lavoro, contro il bagarinaggio, contro il sovrapprezzo dei Token, per eventi con sempre meno impatto ambientale, plastic free, per l'acqua gratuita per il pubblico sotto il sole, per un giusto equilibrio tra qualità e prezzo.

Non condividiamo in modo assoluto che i concerti a pagamento siano creati con lo scopo di escludere i giovani e gli studenti perché, "Terra chiama Collettivo Studentesco", organizziamo il MI AMI Festival che porta in tre giorni decine di migliaia di giovani, studenti e neo lavoratori a partecipare a un festival con 4 palchi, nomi indipendenti e mainstream della musica italiana, cercando di tenere il biglietto più basso possibile, certo, ma il biglietto è la chiave per fare quello dell'anno successivo sempre più bello.

 

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L'articolo Un collettivo studentesco ha interrotto il concerto di Capossela perché era a pagamento di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 09/07/2019 15:45

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