Iosonouncane - Studio Report Rubrica

23/08/2010

(Le foto sono di Francesco Fanale)

A Ottobre uscirà su etichetta Trovarobato "La Macarena su Roma", album d'esordio di Iosonouncane. Del quale sapevamo poco: ci ha stupito con un demo dove metteva insieme musica d'autore, musica rumorosa e musica beat. Ora ci racconta il progetto, che il 31 giugno si è licenziato per smettere definitivamente di lavorare in un call center, come sarà questo disco e come sono stati i giorni in studio.



Quando il progetto Iosonouncane è nato, nel gennaio 2008, avevo in mente cosa avrei voluto fare ma non come arrivare a farlo. Disoccupato da appena un mese, grazie all'assegno dell'Inps ho comprato un campionatore e una loopmachine, senza che sapessi bene cosa fossero. Per cinque mesi non ho fatto altro che stare su quelle due scatolette e registrare ore di loop, beat, voci, brandelli di potenziali canzoni. Immaginavo la melodia del beat italiano su una massa di suoni e percussioni che rimandasse a ciò che, dell'attuale, mi piace, mi interessa, mi stimola maggiormente. Il tutto con il filo conduttore di un approccio ai testi grottesco, satirico, polemico. D'autore, come piace dire. Fine maggio 2008 e trovo lavoro in un callcenter. Nello stesso periodo, se la memoria non mi tradisce, nasce il nome del progetto e tutti i frammenti registrati e gli appunti presi sull'agenda nera (uso solo agende nere) iniziano a prender forma di canzoni. Dicembre 2008 e butto sul myspace le prime cose registrate, appena cinque canzoni. Un mese dopo, fine gennaio 2009, faccio il primo concerto, per caso. Da lì continuo a farne sempre di più, sempre più lontano da Bologna, in contesti sempre più vari. Pochi mesi dopo il primo concerto si inizia, con Trovarobato, a discutere di booking e disco ufficiale. Da gennaio 2009 a maggio 2010 non faccio altro che lavorare, prender treni (non ho la patente e nemmeno un'auto da far guidare a qualcuno) e fare concerti. Col 31 giugno 2010 finisce, spero per sempre, il mio rapporto con i callcenter. Mi licenzio. Cinque giorni dopo entro in studio e registro questo disco. Un disco che racchiude esattamente due anni (i primi due anni di Iosonouncane e gli ultimi due della mia vita) compresi tra due disoccupazioni e pieni di "buongiorno, sono Jacopo, in che cosa posso esserle utile?". Questo quanto ricordo di quanto accaduto in studio:







Metodo:
Decidiamo di registrare il disco con Roberto Rettura, fonico calabrese a Bologna ormai da quindici anni. Prima di entrare in studio ci incontriamo, discutiamo del suono, guardiamo le mie macchinine (che ormai sono diventate abbastanza numerose), le osserviamo mentre lavorano. Loro, le macchine, fanno quel che voglio io; ma per renderle così accondiscendenti ci vuole un lunghissimo e paziente lavoro. Cerchiamo di capire come procedere. Ed arriviamo ad una conclusione: una volta in studio dovremo analizzare ogni singolo pezzo nel dettaglio prima di poter procedere con le registrazioni. Sono dodici le tracce che compongo questo disco. Ed ognuna di esse è costruita in modo differente. Metà delle tracce hanno la chitarra acustica, metà no. Questo è il primo spartiacque. Nel primo caso, in alcuni pezzi la chitarra ha funzione puramente sonora e ritmica, in altri è strutturale e armonica. In altre le viene chiesto di suonare come se producesse un loop. Quasi mai la chitarra è da sola, quasi sempre lavora accanto ad un beat o campionature molto ritmici. Non abbiamo potuto, perciò, affidarci a lei in modo totale. Spesso è stata registrata quando il pezzo era già in stato avanzato. Certe volte ne abbiamo registrato una frase e l'abbiamo mandata in loop. Nei pezzi in cui la chitarra non compare, invece, ci siamo affidati ai beat come punto di riferimento. Ma i beat sono in realtà il prodotto finale dell'interazione tra più macchine. Spesso sulla loopstation suonano cassa, rullante e piccole percussioni in levare (per dire) o dei sample rubati a canzoni di altri; sempre sulla loopstation, poi, ci sta anche la mia voce che, filtrata in vari modi, diventa percussione quasi a tutti gli effetti. Sulla batteria elettronica, infine, lavorano solitamente timpani, shaker, tamburelli, microrumori e rullanti di seconda fila. Insomma, prima di cliccare "rec" abbiamo osservato ancora una volta e cercato di capire quali suoni, tra tutti, dovessero esser trattati singolarmente, per poter poi procedere. La scelta di un metodo ragionato per ogni singolo pezzo è stata fondamentale per permetterci, poi, di lavorare senza intoppi e dedicarci, nel migliore dei modi, al suono.



Suono:
Prima di entrare studio Roberto aveva sentito i miei pezzi sul myspace (registrati in modo estremamente spartano, da me, in casa) e visto un mio live, al MEI. Conosceva quindi il mio suono. Un suono molto grezzo, sporco, aggressivo, denso; carico di chorus strettissimi, eco, bassi sgraziati e alti al limite del fastidio. Volevamo preservare in ogni modo quel suono, convinti, entrambi, che si tratti di una caratteristica imprescindibile e fondante del progetto. Il risultato a cui puntavamo era, però, di tridimensionalità, maggiore spazialità dei suoni, esaltazione dell'aspetto più percussivo, maggiore intelligibilità del suono nel suo complesso e nei suoi dettagli. Quindi preservarlo per esaltarlo. Ci siamo, quindi, affidati allo stesso metodo scelto per stabilire come costruire l'ossatura di ogni pezzo: abbiamo ascoltato ogni singolo suono, ogni singola sporcizia, ogni singolo effetto. Non abbiamo modificato nulla, nemmeno i rumoracci peggiori causati dalla mia abitudine di campionare le tastierine giocattolo direttamente sulle groovebox. Abbiamo solo cercato di capire quali suoni potessero e dovessero lavorare insieme ed esser quindi trattati come fonte unica e quali, invece, fossero troppo egocentrici per condividere, sul mixer, il proprio spazio con gli altri. Quali, inoltre, fosse meglio registrare in mono o in stereo. E quali eventualmente fosse meglio effettare dopo, in sede di mixaggio. Abbiamo poi cercato di capire quali dei preamplificatori facessero il lavoro migliore su ogni singolo suono e in quali casi fosse meglio registrare le tastierine giocattolo facendole prima passare per il corpo delle groovebox oppure mandarle direttamente in linea. Insomma, abbiamo puntato ad un suono in cui le fonti sonore estremamente sporche rimanessero tali e risuonassero con alta fedeltà.

Voce:
Poi siamo arrivati alle voci. Alcune sono state registrate, come si suol dire, "buonalaprima". Per altre, però, non era possibile. Soprattutto nel caso de "Il corpo del reato", canzone di sei minuti in cui la melodia copre, se non sbaglio, circa 3 ottave e mezzo. E dove, per diversi minuti, canto aggirandomi intorno al RE che sulla chitarra si ottiene premendo il MI cantino al decimo tasto. Il "buonalaprima" era impossibile. Siamo usciti dallo studio alle sei del mattino e, dalla mezzanotte in poi, credo di aver fumato circa quindici sigarette. Per ogni pezzo abbiamo inciso almeno quattro o cinque tracce di voce da far suonare, spesso, contemporaneamente. Questo per ottenere, per stratificazione e unisono, l'effetto che solitamente uso dal vivo. Ottimo dal vivo, si, ma troppo compresso per poter essere registrato. Ecco, qui, finalmente, il primo problema riscontrato: la mia voce suona molto spesso in modo molto simile ai campioni, ai loop, ai beat. Questo per il semplice fatto che tratto voce "cantante" e voce "percussiva" allo stesso modo; ed entrambe allo stesso modo dei sample, delle tastierine o dei file audio estrapolati da programmi TV. Il suono è suono sempre e a me piace che la mia voce suoni a braccetto con gli strumenti, che sia strumento essa stessa. Mi piace che suoni sorella dei campionatori. Applico alla mia voce gli stessi effetti o le stesse equalizzazioni che uso sulle macchine. Questo ovviamente ha imposto una riflessione sull'intelligibilità dei testi, parte fondante e imprescindibile (come il suono), del progetto. Siamo arrivati ad alcune soluzioni che hanno risolto i nostri problemi. Su tutte la distribuzione stereofonica delle voci. Nulla di scandaloso o impressionante: Battisti ne abusò. E Battisti ha fatto al caso nostro.



Autarchia (con rarissima eccezione):
Non ho voluto nessuno. Non ho voluto nessun nome altisonante da far riverberare nei crediti del disco. Ho evitato di fare l'ennesimo disco che corre appresso alle proprie ospitate. E, sì, di amici musicanti e noti ne son passati dallo studio. Ma come amici. E ne sono stato felicissimo, sono stati bei giorni. Ho voluto preservare la mia autarchia, totalmente. Ho pensato, scritto, arrangiato, suonato e cantato tutto io. Come ho sempre fatto e come, ancora per un bel po', farò. Ho voluto una sola eccezione in Giugno, pezzo che chiude il disco. Un pezzo chitarra e voce, di due accordi. Avevo bisogno di una massa di suono scombinata che salisse ad infangare lo spettro sonoro. Ho cercato del materiale da campionare per ottenere il risultato che immaginavo, ma non ne ero soddisfatto. Allora ho pensato di chiamare due amici, alla batteria e alla chitarra. Dare loro indicazioni vaghe sull'esecuzione ma allo stesso tempo precise sul risultato finale da ottenere, per poi trattare il materiale registrato, la massa di suono, come fosse un grosso sample unico. Simone, batterista degli Yuppie Flu e persona stupenda, è stata la scelta istintiva e giusta. Ha suonato frasi freeform, strettissime e veloci. Giuseppe (mio personale amico nonmusicista - nonché miglior ascoltatore che io conosca, mio personale spacciatore di dischi e mia feroce coscienza critica) ha suonato accordi e frasi di chitarra elettrica. Io, intanto, in un'altra stanza, facevo passare i suoi fraseggi dal mio campionatore. In diretta lo loopavo, rallentavo o acceleravo, abbassandone e alzandone il tono. Il risultato finale lo sentirete.

Ora basta
Adesso il disco non è più mio, io non c'entro più nulla. Andrà dove vorrà, dove vorrete portarlo. Prendetene e ingozzatevi tutti, andate e moltiplicatemi. Alla prossima.



Commenti (9)

Carica commenti più vecchi
  • Andrea Eleuteri 24/08/2010 ore 19:18 @stenuo

    [:

  • Mirko 25/08/2010 ore 10:09 @operatore

    affascinante!
    e gabrielli? cosa c'entra in tutto questo?
    c'è di mezzo il suo santo zampino?
    qui comunque si vuole ascoltare musica musica musica!
    :)

  • Nestore Annibaldi 26/08/2010 ore 09:51 @annibestore

    hahahaha! "la macarena su roma"! ci sono arrivato solo adesso! :]
    comunque, gabrielli o non gabrielli, se iosonouncane scrive musica come scrive i report E' UN GRANDE!
    Metodo: ecco proprio quello che ci vuole oggi!
    quoto di brutto.

  • cam 26/08/2010 ore 12:44 @chivi

    bravo mi piace !

  • giacomo bulleri 20/09/2010 ore 12:03 @cannonjack

    voce inascoltabile secondo me, mi ripeto, scrivete libri! e vedete un po' se qualcuno ve li pubblica.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Abbiamo visto in anteprima "Fabrizio De Andrè - Principe Libero"