Mosquitos - studio report 2 Rubrica

07/12/2000 di



Alle falde dell'Etna

Notte fredda dopo il viaggio, ma molto peggio al mattino. Abbiamo russato ed emesso altro e poi svegliati come pinguini e allora abbiamo messo su Knife In The Water e Menlo Park (a proposito, lungo il viaggio abbiamo consumato Bright Eyes, Joe Leaman, Malkmus e un tipo che si chiama Chris Lee).

Alle dieci alla Cava ("The Cave" è la sala tra i vicoli di Catania). Alle due fuori.

Prima e dopo la caverna panzerotti al cioccolato, arancini al ragù e al pollo (specie di piramidi locali fatte di riso fritto e bombe a mano), cipolline (altro tipo di ordigni esplosivi) e svariate torte rustiche che qui chiamano schiacciate (e schiacciano che manco Lollo bernardi ai tempi della sisley), e pasta alla norma (melanzane, pomodoro e ricotta salata) e salsicce a rotella (e a turbina...). E, cazzo, cassate e cannoli siciliani come se piovesse. Tutto replicato a sera tarda (con aggiunta di raviola, altro pericoloso innesco tuttora stazionante in forma di gas infiammabili nel salone di casa).

Tra un vitto e un alloggio, abbiamo anche suonato. Tempo se n'è andato per settare il memory man sulla lunghezza del delay, per accordare il rullante tamburo e le frequenze del precision. fuori la jaguar e la jazzmaster e la gretsch per le ritmiche di "Mosquito", "Solvency", "Trash picking hours" e "Blue dew" (ecco i titoli, finalmente...). 4 pezzi per oggi possono bastare.

In serata, verso l'aeroporto per acchiappare il commercialista traversi che cala sull'isola con la diavoletto bianca e una valigia d'effetti, che manco mazinga zeta.

A dormire con un sonnifero naturale (eh eh...). Stufe accese, Geoff Farina sotto sotto e Jospeh O'Connor tra le righe.

The Three Mosquitos (+ Traversi)



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