Super Elastic Bubble Plastic - Studio Report 2006 - n.3 Rubrica

29/03/2006

I Super Elastic Bubble Plastic sono una delle band-sorpresa dell'anno 2005. Stoner-rock e indie-core si mischiano in loro come il gin e l'acqua tonica. Dopo due puntate, questa terza racconta il gruppo diretto da Giulio Favero si arriva a Ferrara, zona Pontelagoscuro, presso il Natural Head Quarter. Paolo Mazzacani, come al solito, dà notizie di quanto è accaduto durante le registrazioni del loro nuovo album, "Small Rooms", che uscirà ad aprile e che preannuncia una forte scarica di rock'n'roll



11 Febbraio – Natural Head Quarter – Ferrara.

Sferragliando come una squadra di stagnari, i Super Elastic Bubble Plastic diretti da Giulio Favero arrivano a Ferrara, zona Pontelagoscuro, mesopotamia tra la città e l’abbandono che si attraversa per arrivarci. Giorni fatidici. Dopo la sigaretta fumata mentre curiosano tra le camere dello studio inizia il solito lavoro: allestire la sala di ripresa. Ora, la dicotomia è la stessa di sempre: il profano soccombe di fronte ad un dettagliatissimo inventario dell’ammasso di valvole e membrane e molle e trasformatori e saldature, che si sono portati dietro, o che hanno trovato in studio, mentre il musicista o lo pseudo tale, al solo udirne il campionario, inizia ad ansimare e mugolare morbosamente, nascondendo a fatica un’erezione leggendaria.

Per dovere di cronaca sacrifichiamo i profani.

Iniziamo col dire che il banco mixer è un Neve e non uno qualunque: è quello appartenuto a Mike Oldfield, sul quale è stato mixato "Crisis". In seguito, Gionata mi racconterà di essersi imbattuto in un pre amplificatore sventrato appartenuto a Jimi Hendrix…Io gli credo, gli voglio bene, anche se dopo dieci giorni di reclusione in studio e di privazioni alimentari, il racconto somiglierà al delirio di un Hitler nel bunker di Berlino…
Il primo a registrare le sue parti è Gianni. Il risultato finale sarà la somma del suono di svariati amplificatori, così per il basso come per le chitarre, questo il modus operandi dettato da Giulio.

Gianni suona il suo Fender jazz e usa una testata Gallien & Krueger con una cassa Ampeg da 6 coni, una Mesa "400 plus” sopra a quattro coni da 10” Ampeg + uno da 15” e una vecchia Kustom.

Per le sole riprese del basso impiegheranno circa due giorni, al termine dei quali, il lavoro riporterà a casa Gianni e Alessio.

A partire da questo momento in studio resteranno Giulio e Gionata, liberi di mischiare i gingilli seventies alla ricerca della sintesi perfetta: un Fender Twin Reverb che assoceranno ad una cassa Marshall modificata con quattro G12h, una testata Dual Showman con una cassa Orange, una rara Selmer 50 watt del ’68 che esce da quattro coni G12t. Poi provano una testata Marshall Jmp del ’71 e una Roost figlia di uno degli ingegneri fuoriusciti dalla Hiwatt…
Ok, quanti profani sono rimasti a leggere questo report?

Gionata suona in relax in regia mentre nella sala di ripresa rollano qualcosa come 400 watt di potenza.

Il muro di chitarre è impressionante: da tre a nove tracce per ogni canzone con picchi di dodici.

Il contributo di Giulio va oltre a quello del classico produttore. Sparse per il disco ci sono parecchie parti suonate da lui, nessuno sa esattamente quante...

I giorni passati in studio volano letteralmente e i ragazzi ricevono prima la visita del folksinger nostrano Bob Corn, poi quella di Stefano Gilardino di Rocksound e in fine le telecamere di All music che gireranno una puntata di I love Rock ‘n’ Roll sul making off di "Small Rooms".



Per leggere i precendenti appuntamenti:

- Seconda Puntata
- Prima Puntata

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