Zu - Studio Report Rubrica

23/09/2003



Finalmente eccoci a Chicago, dopo una breve sosta a Londra dove la British Ai...(lo posso scrivere?) ci perde i bagagli. Cambio di line up in corsa: ovvero siamo i soliti tre Zu con Giulio Favero (si,si... quello coi baffetti che suonava coi…) al seguito, dato che Alberto, il nostro fidatissimo fonico, questa volta non e' potuto essere dei nostri.

A Chi-Town alloggiamo nella super casa di Ken (Vandermark) e consorte, ospitali e premurosi come al solito.

Un paio di giorni di panico, passati a cercare di recuperare i bagagli, tra cui il basso di Massimo e poi si entra in studio.

Primo giorno.

Si arriva in studio verso le 11 di mattina. Un primo impatto molto diverso da quello che avevamo avuto nello studio di Steve Albini ormai quasi due anni fa.

Bob (Weston) e', senza dubbio, molto piu' easy-going, e sempre in vena di battute. Anche lo studio ha un'aria meno fredda, fatta eccezione per la regia, vista la temperatura polare per via dell'aria condizionata continuamente accesa. Decidiamo la disposizione degli strumenti, anche in base al fatto che tra qualche giorno ci sarà la registrazione del sestetto. Una volta montato tutto, al primo colpo di rullante ci rendiamo conto che la grande stanza di ripresa ha un acustica magnifica. Suoneremo tutti qui dentro, solo l'ampli del basso viene spostato in uno stanzino a parte. Si passa al microfonare la batteria...poi tutto il resto.

Nel frattempo con Ken si provano diversi arrangiamenti per il primo pezzo che andremo a registrare. Abbiamo deciso di non chiudere tutti gli arrangiamenti prima di entrare in studio: volevamo lavorare in modo diverso, coscienti anche del fatto che saremmo stati in 4 a suonare e, soprattutto, non volevamo che il ruolo di Ken fosse solo quello di suonare qualche solo quà e là, ma che partecipasse in modo attivo agli arrangiamenti. Quindi ci troviamo con i pezzi quasi allo stato embrionale: rischioso da una parte ma sicuramente iperstimolante... ci mettiamo alla prova ancora una volta.

Registriamo un pezzo e capiamo che siamo subito sulla strada giusta...anche piu' facile del previsto. Contenti, torniamo nella supercasa di Ken e crolliamo sotto i colpi del jet leg.

Secondo giorno.

In studio alle 11, oggi registriamo altri tre pezzi (nessun titolo per ora).

Si provano vari arrangiamenti prima di registrare.

Il primo pezzo fila via che e' un piacere, la prima take e' quella buona, esattamente quello che volevamo. Una breve pausa per mangiare (ogni tanto ancora ce ne scordiamo) e si riprende.

Incontriamo le prime grosse difficoltà, ci blocchiamo sull'arrangiamento di un pezzo per 3-4 ore. Manca qualcosa, nessuno sembra soddisfatto e le energie cominciano a venir meno. Ci sembra di scalare l'everest, ma alla fine si risolve tutto con una grande semplicita'. A volte funziona così, si cercano le cose talmente lontano da noi che non ci accorgiamo che in realtà quello che cerchiamo sta proprio sotto il nostro naso.

Registriamo l'ultimo pezzo sulle ali dell'entusiasmo e suona veramente bene, talmente bene che aprirà il disco.

Tutti a casa, abbiamo finito di registrare Zu.

Stasera barbecue e ospiti vari a casa di Ken, che in fin dei conti e già diventata un po' pure la casa nostra.

Terzo giorno.

É il giorno del sestetto (Zu + Spaceways).

A noi quattro si aggiungono quindi Nate Mcbride al basso e Hamid Drake alla batteria. Registriamo i pezzi che abbiamo suonato insieme nel tour europeo di Maggio/Giugno.

Il primo è "theme to yo-yo", un brano degli Art Ensemble Of Chicago, storico combo jazz (free) di Chicago. Buona la prima! Poi due pezzi di Funkadelic: "you and your folks" e "trash a go-go". Gli arrangiamenti vengono stravolti, risultano molto più convincenti di quelli che avevamo proposto in tour e completamente diversi dagli originali. L'atmosfera in studio e' fantastica, tutto riesce al primo colpo. Si arriva all'ultimo pezzo, si tratta di un medley di due composizioni di quel genio di Sun Ra: "we travel the spaceways" e "space is the place", a cui noi teniamo moltissimo. Anche in questo caso la prima ed unica take è quella buona.

Abbiamo finito, domani si comicia a fare il mix.

Quarto e quinto giorno.

Missaggio, dicono sia la parte più noiosa... lo è, e dura due giorni.

Almeno ci rendiamo conto di aver fatto veramente un gran lavoro, forse il migliore che abbiamo mai fatto. Sicuramente meno violento dei precedenti e più romantico, più drammatico anche se sempre terribilmente storto.

Un po’ di info: il cd di Zu e Spaceways (che ancora non ha un titolo definitivo) uscirà a maggio su Atavistic. Touch&Go lo distribuira' negli USA. Wide lo distribuira' in Italia.



Buona la prima?

Ecco il racconto della band dei giorni passati all'Electrical Audio Studio di Steve Albini, a Chicago.

Commenti

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