I Cosi - Studio report Rubrica

12/06/2007

(I Cosi - Foto da internet)

Non avevano nemmeno un disco pubblicato, erano un nome semisconosciuto ma li avevamo scelti ugualmente per la scorsa edizione del MI AMI. Ci avevano fatto battere le mani a tempo di beat, ci avevano colpiti per la classe e un'anima retrò che difficilmente si trova nel popolo indie d'oggi. Adesso un disco c'è, la band l'ha registrato da poco, uscirà a settembre. Ecco lo studio report scritto dalla band.



…questo è un documento di viaggio nella musica, una misera parte di percorso di un gruppo di amici che un bel giorno si conobbero e decisero di suonare insieme e di fare grandi cose.

Cap 1, gli studi next
Nell'Aprile 2007 iniziamo le registrazioni del nostro primo Album. Dopo un breve periodo di pre-produzione nella nostra saletta di Via Lombroso approdiamo agli studi di Mauro Pagani, Le officine Meccaniche di Milano.

Gli studi sono alquanto insoliti e lo si può notare lungo le pareti, vista la forte presenza di foto rappresentanti quello che erano una volta Le Officine meccaniche (veramente una Balera di altri tempi).

Alcuni di noi già conoscevano Mauro Pagani e ciò che si raccontava sul suo conto si è dimostrato veritiero: una persona davvero particolare con una giusta dose di logorrea ed una musicalità nella dialettica davvero uniche.

All'inizio ammetto di essermi sentito un po' in imbarazzo.

Una volta posizionate le batterie riusciamo a ricavare un grande spazio al centro dello Studio A e una volta sistemata la strumentazione partiamo con le registrazioni in diretta, come fossimo ad un nostro concerto .

Questo sistema, a noi molto caro, ci ha permesso di mantenere integro il nostro groove.

Cap 2, negli abissi con Poseidone
Il tecnico del suono si chiama Celeste Frigo.

Celeste lo conosciamo a San Remo durante il fatidico e tristemente conosciuto Festival mentre seduti in un caffè di fronte al mare prendiamo qualcosa da bere (o da mangiare?). Il mare intanto si ingrossa sempre più, Celeste è lì davanti a noi che non sappiamo come fare, dove andare, che cosa prendere da bere ma soprattutto con chi registrare!

E vi assicuro che vederlo prendere in mano l'agenda e dire con una voce che proveniva dagli abissi in un monotonico LA: "vediamo un attimo come sono messo nei prossimi giorni" per poi richiuderla e accennare un sorriso è bastato a noi Cosi per riprendere armi e bagagli e fare rientro a Milano molto più tranquilli.

Uomo di capacità indiscusse, Poseidone ha effettuato un lavoro molto affascinante sia per ciò che concerne le riprese (vuoi per la scelta dei microfoni o per la pazienza negli ascolti) che per le successive fasi di missaggio. Gli dobbiamo molto.

Cap 3, le batterie
Per le batterie sono state usate due Ludwig; una di Stea, il nostro batterista, e l'altra di Betta dei Giobia. Entrambe degli anni settanta, la prima con la particolarità dei fusti in acciaio (per i brani più forti).

È stato molto interessante assistere innanzitutto alla microfonazione che Celeste ha dedicato alle batterie in quanto molti microfoni sono stati utilizzati per la ripresa dell'ambiente, viste le dimensioni dello Studio A!

Cap 4, il basso
Per il basso abbiamo passato un po' di tempo a provare diverse testate e bassi ma senza cavarne ragno dal muro finché con l'aiuto di Alberto Motta (già nostro manager) non si è deciso di usare la sua strumentazione, ossia un Acoustic 402.

Il suono caldo e al contempo squillante del 402, è stato perfetto per dare salde fondamenta al suono generale.

I bassi suonati sono stati un Fender Precision 2003 e un Fender Jazz 1968. Per quest'ultimo provo ancora una sensazione di particolare affetto per la sua morbidezza sia al tatto che all'ascolto (e anche per averlo suonato).

Cap 5, le chitarre
In questa fase di riprese dei suoni il lavoro più intenso è stato dedicato alle chitarre. Molto lo si deve anche allo spropositato numero sia di chitarre che di amplificatori presenti alle Officine nonché all'apporto significativo di Matteo Dolla – anch'egli nostro tecnico del suono, che molto ha contribuito sulla scelta dei suoni sui soli di chitarra (quattro per l'esattezza). Per Marco non c'era altro che l'imbarazzo della scelta. Forse è proprio questo che ha reso ancor più interessante l'apporto di Matteo. Per citare qualche razza:
Chitarre: Fender Stratocaster '65, Telecaster '65 , Jazz Master '66, Gibson Gold Top '53, 335 del '69, 295 del '57, Martin D 25 del '71, Guild 12 corde del '72, Banjo Amplificatori: Marshall Blues Breaker, Sound City, Fender Bassman, Twin Reverb

Cap 6, i pianoforti
E' stato molto interessante aggiungere su alcuni dei brani delle parti di pianoforte, con l'intento (ed è proprio questo il punto) di non farli apparire come dei pianoforti bensì come un sostegno al resto dei suoni di modo da ampliare la gamma di frequenze del suono e ottenere di conseguenza una pasta di gran lunga migliore .

Le parti sono state suonate sia da Marco che da Alberto i quali, sono sicuro, si saranno divertiti come due bambini che non sanno ancora suonare il pianoforte ma che sono convinti di saperlo fare davvero bene. Che bello!

Cap 7, il Vox brucia
C'è un fatto davvero particolare in questa fase di registrazione alle Officine Meccaniche che ha visto come protagonisti Marco e un bellissimo amplificatore Vox AC30. Quest'ultimo per sua disgrazia quel giorno si era trovato a difficile compito: un solo di chitarra. Nella fattispecie si trattava di "Note di luna piena" – la sentirete nel disco. Marco, preso in mano un accendino con lo scopo di usarlo come slide, alla sesta ripresa mette al tappeto il Signor Vox mandandolo in corto circuito.

Quando Matteo raggiunge la stanzetta ove alloggia il Vox, apre la porta e non esce nient'altro che… fumo. Sostituiamo l'amplificatore e Marco può portare a termine il solo come se nulla fosse accaduto.

Addio Signor Vox.

Cap 8, Framus
Un altro fatto assai particolare è accaduto durante le registrazioni de "La pioggia del mattino". Avevamo deciso di inserire, nella fase iniziale del brano una parte di basso in accompagnamento alla voce e fortunatamente nei paraggi notai un contrabbasso elettrico Framus.

Non essendo mai stato io un contrabbassista e non avendo la padronanza del sistema frethless, dovetti applicare al manico dello scotch cartaceo per avere i riferimenti delle note da prendere. E dopo innumerevoli prove, a tratti anche avvilenti, riuscii ad ottenere la parte.

Quando risuono quella parte, cribbio, mi commuovo un po'.

Cap 9, verso Padova
Chiuse le sessioni presso le Officine Meccaniche, Hard disk in mano, Marco parte in direzione delle Cantine Musicali di Daniele Dupuis in arte Megahertz. A Padova. La missione era di riaprire il mix di cinque brani per arricchirli con tappeti di Hammond, gocce di Fender Rhodes e suggestioni di pianoforte.

Missione compiuta in solo giorno.

Grazie Dani.

Cap 9, al Logic Studios
Finalmente chiuse le fasi di registrazione, dopo un breve lasso di tempo dedicato alle riprese del videoclip, attracchiamo, sempre a Milano, agli studi dei fratelli La Bionda: il Logic Studios.

Da qui in poi sapevamo sarebbe iniziato il percorso più tortuoso, e con il nostro capo missione Celeste 'Poseidone' Frigo si iniziava l'ultima fase di salita del nostro viaggio (le colonne d'Ercole della nostra navigazione).

Lo studio, assai più piccolo delle Officine Meccaniche, di primo acchito non ci mise proprio a nostro agio, ma col passare dei giorni e con l'aiuto di quel comodissimo salotto stile loft riuscimmo ad ambientarci e a proseguire i lavori.

Celeste assunse un carisma ancor più evidente alla guida del suo banco SSL e di giorno in giorno dava a noi le destinazioni (per meglio dire le canzoni da mixare).

La parte molto interessante di questa fase furono le registrazioni delle voci. Questo perché fummo Marco ed io a seguirle e quindi quella che io ritengo sia la parte più importante di un disco è stata vissuta da parte nostra con grande complicità.

In pratica ci registravamo a vicenda l'uno con l'altro.

E poi che mangiate!

Cap 10, il mastering
La discesa era iniziata dal Nautilus di Milano, il disco era ormai finito. Questa devo ammettere che è stata una giornata all'insegna della goduria.

Ci siamo trasferiti lì per goderci veramente la fine del nostro meraviglioso viaggio.

…non dimenticherò mai questa esperienza e spero ci porterà a credere che già essa è di per sé molto, molto grande. //Antonio Mesisca (bassista e voce de I Cosi)



Commenti (1)

  • lant 14/06/2007 ore 12:38 @lant

    fischiola, non dovevo leggere.
    adesso mi pare che non ci sia al mondo una sola cosa che voglio più di questo disco. aiutoh, sbrigatevi, mi stiamo perdendo

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