Calibro 35 - Studio Report, in diretta da Brooklyn

I Calibro 35 sono a Brooklyn per registrare il loro nuovo album. Giorno per giorno terranno un diario di bordo con piccoli interventi, e qualche foto in diretta dallo studio. (Foto di Gabriele Stabile / Cesura Lab)



Giorno 1
Devo essere sincero: essere con i Calibro per la terza volta negli Stati Uniti mi fa proprio felice. Son passati quattro anni esatti dalle prime chiacchiere riguardanti questo progetto ed e' proprio un buon modo di festeggiare un compleanno.

Siamo arrivati l'altro ieri da Austin, sbarcando a Brooklyn in un appartamento sull'East River che non si sa come abbiamo trovato per un prezzo decente.

Prima di partire per il Texas gli altri arrivavano da qualche settimana di tour, io da un mese barricato in studio e credo che per tutti questa campagna americana sia un'ottimo modo per staccare dalla routine italiana.

Registrare qui e' un po' una scommessa: l'idea e' quella di toglierci dal nostro ambiente abituale, dai nostri riferimenti quotidiani e fotografare questo momento in un disco. Cosa ne verra' fuori sinceramente e' difficile prevederlo. E' la prima volta che entriamo in studio per una settimana con l'idea di "doverne uscire" con un tot di pezzi che andranno a costituire un disco. Prima di oggi ogni sessione di registrazione era sempre stata incastrata tra gli impegni di tutti e per un motivo o per l'altro ci sono state anche pause lunghe tra le varie registrazioni dello stesso album.

Se eravamo in cerca di stimoli New York e' sicuramente una citta' che ne offre tanti. Ieri sera siamo andati a vedere la Butch Morris Orchestra al Nublu. Una ventina di elementi provenienti da ogni parte del globo improvvisano sotto la guida di un direttore (Butch Morris, appunto) che seleziona in tempo reale gli spunti musicali, gestisce le dinamiche e la struttura, fa suonare o meno i singoli musicisti o le sezioni... insomma compone in tempo reale sfruttando le idee improvvisative del gruppo. Bellissimo.

Stasera altra serata molto newyorkese con concerto in un loft di South Brooklyn di quelli che pensi possano esistere solo nei film di Woody Allen e invece scopri esistere per davvero: soffitto pieno di lana di vetro e tubi antiincendio, parquet industriale per terra, luci al neon, pareti bianche, diapositive proiettate, luci, scatole, cavi, mensole, libri, hard disk, tanta roba sparsa ovunque. Il programma prevedeva l'esibizione di diversi improvvisatori locali e meno tra cui Tumble, il progetto degli italiani Andrea Belfi e Attila Favarelli. Non sono esperto del genere, devo ammetterlo, ma mi e' piaciuto davvero molto, con la batteria di Belfi perfettamente integrata nella nuvola elettronica creata degli altri compari, il tutto in una cornice davvero unica.

Domani si entra in studio, finalmente, non vedo l'ora. // Tommaso Colliva

Giorno 2
Insomma è tutto vero. Alla fine siamo venuti veramente: e' brooklyn, è un bello studio, e siamo qua a registrare qualunque cosa ci passi per la testa.
La sensazione di "casa" che si prova nonostante un anno luce di distanza dall'italia è piacevole e sembra disporre tutti al meglio.

Mi rendo conto che stare in texas per una settimana tutti insieme, noi che insieme non ci stiamo mai, ci ha fatto bene. Siamo rilassati, coesi e pieni di stimoli dopo la sbornia di concerti cui abbiamo assistito da dieci giorni a questa parte. Butch Morris ieri sera in particolare ci ha folgorato dirigendo l'improvvisazione di un'orchestra di 15 elementi, probabilmente il miglior concerto da quando siamo qua.

La giornata di oggi si prospetta funzionale, c'è una miriade di batterie, chitarre, amplificatori, bassi, tastiere e qualsiasi outboard esoterico che si possa pensare; focalizzo pienamente l'espressione "imbarazzo della scelta" ma dopo lo shock iniziale iniziamo a sfrondare.

In mezzo alla giungla di amplificatori, chitarre e tastiere scorgo un vibrafono dei primi anni cinquanta che urla old america da ogni centimetro: praticamente un mobile art deco con tanto di barre risonanti in bronzo. Fra un gatto, un tappeto lercio ed una sedia improbabile intravedo un set di campane tubolari come quelle che avevamo visto solo a Roma nello studio di Morricone. Troveremo il modo di usarle da qualche parte.

In sala Fabio ha optato per una ludwig dei primi anni 60,suono pazzesco, in più usa un piccolo amplificatore per la parte effetti.
Enri ha a disposizione il paese dei balocchi: harpsichord ( una sorta di clavicembalo elettrico ), clavinet, l'organo farfisa e un wurlitzer elettrico.
Luca ha un bel fender precision attaccato al classico portaflex metà anni 60 e io un paio di vecchi ample oltre che una nutrita scelta di effetti.

Qualche ora di setup e siam pronti, si registra. // Massimo Martellotta

Giorno 3
Per coincidenza di un mondo piccolo e casuale siamo in uno studio (o ad uno stadio?) dove già altri amici sono passati: Vincenzo Vasi, Asso, Zeno, Jd Foster e altra umanità più o meno rilevante. Vinicio ha missato una parte di "Da Solo" dove, anche lì per coincidenza, avevo lavorato. Alle 9.46 usciamo di casa, dal 184 Kent Ave in Brooklyn. Alle 10 e 30 siamo in studio; stessa tassista messicana di ieri. Pensando di fare una strada a sgamo ne sbaglia due. Grazie a noi ha sicuramente chiaro, ora, che Warren st. è a senso unico. Ci scende all'angolo perchè proprio non sa come fare ad arrivare davanti alla porta dello studio. Ricordo ieri "Quella là è Staten Island? Non si dovrebbe vedere la Statua della LIbertà?"
"Difatti si è vista"
Però il cielo era bassissimo, bianco e gonfio di nubi, e penso ad un paradosso: la nebbia in vallata la eviti salendo in collina, o salendo in generale. Leggenda vuole che sopra la nebbia ci sia cielo terso, no? Qua salendo invece la incontri: in cima all'Empire o al Rockfeller non si deve vedere davvero nulla con quel popò di caligine.
Poi ha nevicato tutta notte e stamani mattina i tubi del complesso industriale sotto casa erano tutti coperti. Temperatura: 0 gradi. Non nel senso che non ci sono gradi, ma che l'acqua è ghiacciabile.
Io, da due giorni, che coincidenza vuole siano i primi due giorni di studio, sono completamente sordo dall'orecchio sinistro. Vorrei suonare sdraiato di pancia come faceva Beethoven, ma lui era eroico ed io invece mi accontento. Anche se vista la mole di tastiere che mi sono fatto montare attorno non parrebbe proprio. Ma a mia discolpa voglio dire che chi suona le tastiere ha la croce di sembrare un tamarro sempre e comunque. Anche fossi John Cale. Lasciam perdere che poi un pò tamarro lo è diventato davvero. Dunque elenco l'armamentario, altrimenti il pubblico maschile dei Calibro 35 (ovvero il 67% sulla carta; sasso e forbice al 71%) può accusarmi di avere fatto l'unica puntata dello studio report piena di informazioni irrilevanti.
Clavinet D6 Honer, Farfisa Compact duo montate una sull'altra come il set-up che ho in genere dal vivo. Un Wurlitzer gran piano in legno a sinistra, un gioiellino di modernariato e un organo wurlitzer con i drawbars a leva. Ma la cosa più incredibile che ha questo studio è l'harpsicord elettrico Baldwin con due pick-up a pedale. Non amplificato suona come un clavicembalo vero a basso volume; da vedere è uno oggetto molto curioso. La domanda che viene ai curiosi è: tiene l'accordatura? Diciamo che dovevo fare solo un MI su un pezzo e quel MI pare proprio intonato.

La sera suoniamo al Nublu club, la sede della nosra etichetta, o stesso posto dove, due giorni prima, abbiamo visto Butch Morris. Abbiamo già suonato qui una manciata di volte e domani sera risuoniamo facendo due set. Pinar, la capa barista dopo il concerto parla al telefono con qualcuno. "Flea is here!". Pare che Flea dei Red Hot Chili Peppers sia entrato appena abbiamo finito il concerto. Non lo vediamo perchè siamo di fretta per andare. Anche se a me rimane il rammarico di vedere se il teppista del grande Lebowsky assomiglia somaticamente al Cavina come già altri (incluso il sottoscritto) avevano ai tempi paventato.
Poco male. Uno dei tanti misteri irrisolti di cui della risoluzione si può fare a meno. // Enrico Gabrielli

Giorno 4
Un giorno un bimbo di Cleveland, Ohio dice alla mamma che vuole imparare a suonare il basso.

La madre chiede allora ad un amico maestro di insegnare al figlio a suonare.

il primo giorno la lezione e' sulla nota MI e il bambino si esercita con molto interesse: MI MI MI MI MI MI...

La seconda lezione e' invece sulla nota LA. Anche questa volta l'allievo si rivela decisamente talentuoso: LA LA LA LA LA LA LA...

Il terzo giorno pero' il bambino non si presenta a lezione. Il Maestro chiama la madre al telefono: "Perche' il bimbo non e' venuto oggi a lezione?".

"Ah, e' partito stamattina in tour mondiale".

Questa la differenza tra musica (e musicisti) americani e musica (e musicisti) europei sintetizzata da JD Foster.

Giorno 5
Forse abbiamo sopravvalutato la nostra resistenza fisica stamattina siamo veramente a pezzi. Ieri dopo 12 ore filate di studio ci siamo infilati in un taxi per Manhattan e siamo arrivati al Nublu per un DOPPIO concerto con secondo set iniziato alle 2... decisamente un po' troppo.

Fortuna che appena esci per strada c'e' un vento gelido che ti sveglia come uno schiaffo in faccia.

Oggi per andare in studio prendo la metropolitana da solo, ho bisogno di un po' di tempo per me dopo 10 giorni di convivenza con gli altri per ventisei ore al giorno. Ho bisogno di riascoltarmi le registrazioni con l'ipod mentre cammino guardandomi in giro, leggendo il giornale e bevendomi un caffe'... Sembrera' strano ma fruire della musica "come le persone normali" e' un lusso quando sei rinchiuso in studio per tanto tempo.

In tre giorni siamo riusciti a lavorare su nove pezzi nuovi e abbiamo ancora un po' di idee da sviluppare nei prossimi, speriamo di fare in tempo a fare tutto. In ogni caso credo che cio' che sta venendo fuori sia una buona fotografia di Calibro in questo momento. Sara' che mi sono stufato dei dischi che devono tutti essere pietre miliari, di entrare in studio con l'ansia di realizzare "il capolavoro", del "vogliamo fare il nostro "Dark Side of The Moon" a tutti i costi. Dopo tutto la registrazione per definizione dovrebbe avere uno scopo documentario, no?

"People Used to Make Records as in a Record of an Event, the Event of People Playing music in a Room" (Ani Di Franco).

vorrei che questo fosse il prossimo disco di Calibro.

Giorno 6
Coperto di spuma bianca Zedmore, il nero dei Ghostbusters, disse: "Ti amo, New York!", citando una nota linea di magliette turistiche.

Avevo in testa un pezzo dei Black Sabbath e mi dico "Dacci Ozzy il nostro pane quotidiano", quando mi sono svegliato che gli altri aspettavano per andare in studio. Il nostro periodo è finito con l'ultimo giorno lunare (lunedì, monday, moontag...) di un marzo sotto zero. Tornando a Milano vedremo tutto più piccolo, per effetto di assefuazione da megalopoli. E in cuor nostro ci aspettiamo anche di vedere un'Italia meno in imbarazzo. L'Onion, una specie di vernacoliere statunitense, aveva in prima pagina una notizia che diceva "Berlusconi trovato con il cazzo incastrato in un collo di bottiglia che a sua volta era incastrata dentro la vagina di una prostituta". Siam felici che si sia dichiarato disponibile ad andare in tribunale oggi. Più felici saremo quando madre natura deciderà come e quando farlo tornare nei ranghi.Sì, torniamo nei ranghi...
I brani al momento, inclusi i tre che registrammo lo scorso anno al Mission Sound di Williamsburg, sono 18. Nessuno di noi ha intenzione di fare un doppio o tantomeno un disco lungo fuor di misura. Il materiale accumulato diventerà un database, una library da cui attingere per i vari progetti che ci salteranno in mente: radiodrammi, colonne sonore, reading, pubblicazioni speciali e quant'altro.

Sovraincideremo fiati e altre cose con calma e altrove. Qua approfittiamo di vibrafono, timpani, harpsicord e campane tubolari che son strumenti più difficili da reperire. All'ora di pranzo è passato Mauro Pagani a farci un saluto. Vive a New York e qua al Brooklyn Rec. studio è stato già altre volte. Ci racconta, mentre cerchiamo di aprire delle bustine di soia per il sushi, che avrebbe dovuto andare in Giappone a maggio con gli Area ma è saltato tutto. Spiace vedere le vicende di Fukushima messe in fondo alle pagine del giornale, ma succede sempre così con i cataclismi e i grandi disastri. Finito il periodo della conta delle vittime (invero ancora non finito) tramite la stampa ci sembra che tutto torni nella normalità. Il controsenso dell'informazione è che non si fornisce mai dettagli sulle notizie "a freddo"; si fatica a fare retrospettiva, quando i veri drammi si consumano lì, nel dopo, nel "e ora che si fa, porca miseriaccia?".

Mauro poi ci domanda:
"Sapete quanto si calcola che ci metta la nuvola di gas che fuoriuscirebbe dal Vesuvio in caso di eruzione ad arrivare a Capri?"
Ben, l'assistente new yorkese dice "3 minutes?"
Mauro: "9 secondi"
Questo facendo una considerazione sulla velocità del suono e la potenza di un'esplosione vulcanica.

Apro la bustina di soia.

L'ultima cosa registrata da me qua sarà un Moog, mandato attraverso un Copycat Shadow deluxe (un delay a nastro). O forse no. Ma mi piace fare quello che snocciola dettagli a caso. Tipo nell'angolo destro del bagno c'è una bolla di peli, la tazza del caffè verde è incrostata marcia, c'è un quadro di Don van Vliet sopra la tavola dove si mangia.
Le cose che abbiamo assemblato risentono profondamente di un periodo intensivo di convivenza, dove in un un modo o nell'altro l'utopistico paesaggio della baia non è rimasto fuori dallo studio ma ce lo siamo portati in sala; assieme a tutta la merda mangiata, alla valanga di meticci razziali, alla libertà controllata, agli hipsters fuori Manhattan che sono spuntati fuori nel 2006 e agli yuppies dentro Manhattan che non sono mai morti, alle regole insulse e qualche divieto sensato.
Andy, il proprietario, mi chiede se conosco una serie di jazzisti. Manco uno. Poi parliamo di quelli della Sun Ra e di dentiere. Esce fuori nel discorso il suo amico Benny Worrell, il tastierista dei Parliament: scopro che è quello che suona con i Talkin Heads in Stop Making Sense. Ora pare che riesca a lanciare la dentiera mentre suona il clavinet e risucchiarla in volo. Come Alien, tipo.

Non ho un finale. Non abbiamo un finale. E questo è bene.



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L'articolo Calibro 35 - Studio Report, in diretta da Brooklyn di Redazione è apparso su Rockit.it il 2011-03-23 00:00:00

COMMENTI (5)

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  • honeybird 13 anni fa Rispondi

    mitici!!! aspettiamo con grande curiosità di sentire i vostri sperimenti musicali & creazioni sonori dallo studio a brooklyn :-) eat a bagel & cream cheese for me while you're there!
    honeybird

  • claudietta 13 anni fa Rispondi

    Bravi ragazzi, teneteci aggiornati che ci mancate!

  • siba77 13 anni fa Rispondi

    buon tutto ,,,, e vaiii

  • katmai 13 anni fa Rispondi

    Buona scorribanda, Tommaso...e buona creatività a tutti voi...mi sa che vi divertirete davvero!!

    a

  • utente49895 13 anni fa Rispondi

    In bocca al lupo per la vostra nuova avventura...sara' sicuramente superlativo come sempre.
    ITALIAN FUNK BASTERDS RULEZ!