Alberto Muffato (artemoltobuffa) - Studio report o quasi... Rubrica

30/06/2004 di Alberto Muffato



Come Matthew Broderick, il ragazzino smanettone di "wargames". Lui catapultato direttamente da un pc al pentagono. Noi trasportati dalle approssimazioni di un quattro tracce ai piani alti delle tecnologie incisorie - in mezzo ad una selva di cavi, plugin ed aggeggi luminosi di imponderabile utilità. Lui col compito di salvare il mondo intero dalla calamità nucleare.

Noi, più modestamente, con in mano le sorti di una dozzina di canzoni.

Siamo giunti sabato alla Jungle Sound Station di Milano (già il nome incuteva timore reverenziale) con un compito preciso: in cinque giorni registrare "l'album". L'album sul quale avevamo speso domeniche a provare. L'album che io da tanto sognavo di registrare ed ora era in procinto di nascere. Da una settimana continuavo ad agitarmi pensando a quante cose avremmo dovuto fare, a quante avremmo voluto fare, a quante non sapevamo come si sarebbero fatte. Cinque giorni per fare tutto. Tutti i brani, i suoni, le parole dovevano entrare in questo lasso di tempo. A ciò s'aggiungeva il senso di responsabilità dato dal sapere che qualcuno ci stava mettendo tempo, risorse e tanta, preziosissima, fiducia.

Non so bene come, ma il mercoledì successivo il lavoro era già bello e finito... e la cosa strana è che ora, a mente fredda e due mesi di distanza, siamo tutti soddisfatti. A tratti entusiasti e spesso increduli. Non vediamo l'ora di far sentire a tutti il 'nostro' disco.

A mediare fra la disumane tecnologie della sala di registrazione e la nostra umanissima insipienza è intervenuto Matteo Cantaluppi, indispensabile Virgilio nella nostra discesa agli inferi. Gentile ma deciso, generoso di consigli ma rispettoso delle idee altrui, superbamente acculturato in fatto di musica ma modesto, Matteo è il vero e proprio demiurgo di quest'album. Grazie a lui abbiamo registrato con velocità senza incappare in contrattempi, e siamo riusciti a mettere nei brani tutto quello che volevamo. Abbiamo trascorso una settimana divertente e serena. Abbiamo suonato dieci ore al giorno senza stancarci troppo. Abbiamo ascoltato tanti dischi, discusso tanto di musica e fumato tante sigarette.

Dello studio A... avevamo visto le foto. Beh. Vi siamo entrati la mattina, accompagnati da Fiz, nostro anfitrione ed ospite. Siamo sbiancati. Lui ci guardava sorridendo sornione mentre, agitatissimi, prendevamo posto nel divano rosso della sala mixer, cercando di capacitarci della quantità infinita di quadranti e pulsanti che ci attorniavano. E' difficile descrivere il senso di soggezione e dismisura che provavamo nel pensare ai nostri strumenti - uno xilofono giocattolo, un ukulele, la nostra tastiera da liscio, le nostre povere chitarrine elettriche - registrati in uno spazio così 'ricco'... Quella stessa soggezione, forse, m'ha provocato un mal di gola-raffreddore che nei giorni delle registrazioni s'è rivelato di proporzioni bibliche. Accetto l'ipotesi d'un'origine psicosomatica - sembra che tutti i cantanti giungano alle registrazioni con mal di gola e raucedine - ma posso assicurare che il mio naso era realmente intasato ed il catarro non era finto - e piuttosto verdognolo. Chi sentirà le enne ed emme ('edde' e 'ebbe') potrà accorgersene.

Un ringraziamento particolare va a Fiz e Fabienne che ci hanno ospitati - gruppo ed etichetta assieme - nel loro soggiorno. I nostri tre discografici hanno potuto, così, letteralmente vegliare su di noi...

Che dire dell'album? Abbiamo registrato dodici tracce. Ci saranno tante chitarre e, finalmente, una batteria 'vera' che roccheggia qua e là. Ci sarà psichedelia. Ci saranno meravigliose chitarre acustiche, prestate da storici chitarristi milanesi... Ci sarà una voce finalmente intonata. Qualche brano rock in mezzo a tanti tentativi di canzone più seriosa ed accigliata. Un pizzico di dialetto di Marghera. Ci sarà romanticismo ma - mi pare - anche una minima dose di ironia. Ci sarà Massimiliano che urla, schitarra, e produce con la batteria un sacco di suonini fosburianamente "tric e troc"; Emiliano che splettra sul basso con suono dark e martellante; Cantaloop che arriva con gli shaker e le percussioncine a dare un po' di fiato alle ritmiche, mentre maneggia astrusi delay a bobina. Io alle chitarre a tratti nicdracheggio (o così vorrei illudermi di fare), o yolatengheggio piuttosto spudoratamente.

Ognuno dei musicisti c'ha messo quel tanto-poco che sa fare. Matteo Cantaluppi c'ha messo il suo know-how.

Ma prima di tutto dovrei citare tutto quello che c'ha messo il trio dell'etichetta: Fiz la casa, il propoli e l'erborario; Matteo tutto il lavoro oscuro della correzione bozze e organizzazione dei tempi; Stefano l'entusiasmo ed il supporto morale durante le registrazioni ed i missaggi, nonché le alternative-lyrics dei brani in romanesco.

Ora, come in ogni buon film fantascientifico, aspettiamo l'happy ending in cui i nostri eroi ritornano sani e salvi con il loro trofeo di guerra: il disco. Tornano a casa, si tolgono la tuta in titanio, abbracciano le donne e raccontano le incredibili avventure:
"Missione compiuta, Habemus Album"!



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