Fabrizio Coppola - studio report (parte 2) Rubrica

24/04/2005



15 e 16 marzo
Dopo una decina di giorni di pausa oggi riprendiamo il lavoro e mi sposto con Annibale – di fatto ormai assistente alla produzione – al Virtual Studio di Treviso per le sovraincisioni di chitarra, le voci e il mix finale. Saremo ospiti di Marian Trapassi, che vive proprio in centro e alla quale vanno i nostri ringraziamenti.

A Treviso c’è il sole, la città è molto graziosa, con un centro storico ancora circondato dalle mura medievali e posteriori. Lo studio è comodo e spazioso, con un bel banco analogico. In più potrò usare una Les Paul molto vecchia della quale mi innamorerò molto presto e che metterà in crisi la mia fede di fenderista. Ma andiamo con ordine.

Il primo giorno completiamo tre pezzi: “Una vita nuova”, “Radici” e “Un cuore lucido” con chitarre elettriche e acustiche. Oltre che produttore, Simone è anche un ottimo chitarrista, sicché ci dividiamo l’assolo di “Una vita nuova” e le acustiche di un altro.

Il giorno successivo completiamo un altro pezzo e aggiungo una parte di e-bow su “Radici”. Pranzo veloce nell’ottima trattoria di fronte allo studio e pomeriggio dedicato ai pre-mix di questi primi brani. Chivilò propone dei cori e così ci accomodiamo tutti e tre in sala ripresa lasciando Andrea, il fonico dello studio, al banco. Per un momento (breve ma bellissimo) ci sentiamo come le Ronettes, soprattutto a causa di alcune parti in falsetto e degli sculettamenti di Annibale. Poi ci ricomponiamo.

Finiamo tardi e, anche se siamo molto stanchi, ci dirigiamo al Blues Pub di Montebelluna per mangiare qualcosa. Nel locale è previsto il concerto di un buesman locale, Stefano Stella, che con il suo trio proporrà un set di Texas Blues. Nonostante la teoria comune tra me, Chivilò e Annibale - ovverosia che il blues è bellissimo ma per non più dieci minuti - ci facciamo prendere dal concerto e dalla ottima birra alla spina del posto. La serata finisce che attacchiamo bottone con ogni singolo avventore del locale e lasciamo Montebelluna con nuovi amici.

Domani si torna a Milano, si continua settimana prossima.

22, 23 e 24 marzo
“Cerco ancora te”, “Non mi aspetto niente”, “Il migliore”, “Una piccola fiamma”, “Non ci sei più”: tre giorni dedicati ai pezzi più acustici del disco. Il primo giorno affronto “Cerco ancora te”, un mid-tempo a metà strada tra Tom Petty e i Beatles, e vengo sconfitto... Oltre alle acustiche sembra che niente vada bene per il pezzo, così passiamo a “Il migliore”, che in un paio d’ore viene terminata.

Il giorno dopo è la volta di “Non mi aspetto niente”, una ballata corale, sulla quale registro delle acustiche e delle ellettriche. Il risultato finale è ottimo, questo è sicuramente uno dei miei pezzi preferiti del disco. Sull’onda dell’entusiasmo riprendiamo “Cerco ancora te” e, come per miracolo, in un’ora registro le elettriche. Il bello (e il brutto) dello studio è che puoi stare dieci ore su un brano senza tirare fuori niente di decente, poi lo riprendi il giorno dopo e le note sono giuste, il suono è giusto e tutto va a posto. Felicità.

L’ultimo giorno è dedicato a “Una piccola fiamma” (praticamente un blues, molto lento e dilatato con chitarre acustiche in evidenza) e “Non ci sei più”, quasi un omaggio ai cantautori americani che ho sempre amato: quattro accordi sostenuti dall’armonica per il pezzo in assoluto più semplice che ho scritto.

29 e 30 marzo
Il primo giorno tratta della frustrazione, del sentire una cosa e non riuscire a metterla a fuoco musicalmente. Il secondo giorno arriva la cavalleria e tutti i nodi si sciolgono.

Il momento più bello di questi due giorni è stato durante il ritorno in treno, con il deserto padovano versione notturna fuori dal finestrino e il walkman che sputa nelle mie orecchie i due brani appena terminati.

Arriviamo il 28 sera così da sfruttare meglio il giorno successivo in studio. Con Simone e Marian andiamo a sentire Tolo Marton (sembra che il blues dalle parti di Treviso vada molto), nel cui trio suona la batteria il nostro assistente di studio, Andrea.

Questi due giorni sono dedicati a due brani quali “La città che muore” e “Prima di andare via”. Cominciamo dalla prima, una ballata elettrica che si apre in un ritornello molto sostenuto. Registro acustiche, elettriche ed e-bow ma c’è un punto della canzone che non riusciamo a mettere a fuoco. Passiamo all’altro pezzo ma i risultati non sono migliori. Un po’ depressi lasciamo lo studio. Il giorno dopo, come da tradizione, tutto funziona: “La città che muore” va bene così com’è, mentre dell’altro pezzo buttiamo via tutte le chitarre fatte il giorno prima e ne faccio di nuove: con le nuove parti di chitarra il pezzo fila e il suono è quello giusto. E anche questa è sistemata. Siamo arrivati a quota 11.



Secondo capitolo relativo alle registrazioni della nuova opera di Fabrizio Coppola. Scopriamo come procedono i lavori, tra studio, pub, birre e riflessioni sul blues... :)

Commenti

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