Laghisecchi - Studio Report pt. I Rubrica

21/10/2002



Credo non si tratti di un caso. Ci pensavo proprio qualche minuto fa. Che conviene coprirsi bene quando piove il rischio di essere capiti del tutto. Se, solo se, non si desidera salire qualche gradino. Invece di compiacersi di sterile e simbolica introspezione da bancarella.

A noi è capitato di desiderare il cuore delle cose, di voler assaporare, rileggendola, l’insicurezza, l’immaturità, l’onestà che ci rappresenta. Quanto, fino ad ora, è rimasto fatalmente ai margini in favore di un percorso comunque bello, necessario, a tratti molto gratificante. A tratti no.

Lavoriamo sodo. Un progetto in cui crediamo molto sta prendendo forma giorno per giorno alimentandosi essenzialmente delle nostre sensibilità creative e di quelle di cari amici che la pensano come noi. Agenti esterni (spero non in divisa) entreranno in gioco, credo, in un secondo tempo quando bisognerà affidare a terzi parte del lavoro. Per adesso siamo un gruppo di persone che sta dando il massimo per creare qualcosa di significativo musicalmente e visivamente.

Poi vedremo.

Detto questo racconterò, in questa prima puntata, come si sono svolte le session di registrazione di non mi nascondo piu, il nostro terzo album, che uscirà presumibilmente a gennaio 2003.

Dopo il doloroso rituale della scelta dei pezzi su cui lavorare (abbiamo optato per 14 brani su più di 20 provini commettendo sicuramente degli errori imperdonabili…) abbiamo deciso, in primo luogo, di accordarci reciprocamente su quello che avremmo voluto ottenere dal risultato finale. Già nelle prove in sala stava nettamente emergendo l’urgenza di approcciare ai pezzi nuovi in modo molto più viscerale che in passato. Un’attitudine che, francamente, abbiamo sempre sentito nostra espletandola secondo me bene nei live. In studio, invece, vuoi per inesperienza, vuoi per scelte non sempre felici per quanto riguarda le produzioni artistiche, ci siamo molto spesso autocastrati.

A questo giro, invece, la determinazione a lavorare in maniera totalmente fluida e priva di fronzoli, è stata chiara fin dalla scelta del supervisore del nostro lavoro. Giulio Favero degli Onedimensionalman.

Cinque giorni intensissimi di Agosto ci hanno visti alle prese con le tracce di batteria e basso. Gio e Piru nella sala di ripresa a sclerare letteralmente (eh sì. Questa volta proprio niente roba tipo “teniamo il giro migliore e lo loopiamo”…) per catturare la concentrazione giusta. Lo scheletro dei primi pezzi ha cominciato a prendere forma mentre dall’altra parte del vetro io bofonchiavo stralci inventati di improbabili testi credendo, a torto, di agevolare i miei compari sotto torchio. Mattia agitava il topo sul tappetino giocando con le onde sonore del pro-tools, Andre camminava ansiosamente avanti e indietro.

Devo dire che il tiro di “I’m the line”, di “Questa casa”, di “Gang bang” mi ha convinto da subito. Ho pensato “Cazzo, questa volta ci siamo preparati veramente bene rispetto a ciò che sentivamo di voler fare”. Molto del merito va attribuito alla fighissima disposizione microfonica voluta da Giulio, oltre che alla straordinaria verve dei due musicanti.

Le 14 tracce sono venute fuori pressoché di getto, senza particolari indecisioni e sbavature. Catturare l’essenza reale delle canzoni che abbiamo scritto. Questo ci stava a cuore. Credo proprio che, in questa prima fase di lavoro, ci siamo riusciti molto bene.

Una volta soddisfatti delle takes abbiamo provveduto a premixarle provvisoriamente su due tracce in modo da poter impostare la seconda fase del lavoro, quella in cui saremmo dovuti entrare in gioco io e Andre, emigrando per due settimane sulle alture di Genova, in una inquietante ma bellissima villa immersa nel verde, fieri del nostro sgangherato studio mobile.

Mi riferisco alla registrazione di chitarre, tastiere e diavolerie varie, oggetto del mio prossimo scritto. A presto.

Michele, Laghisecchi.



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