Verdena - Il suicidio dei Samurai Tour - Fuscaldo - Cosenza Live report, 07/08/2004

02/09/2004 di Carolina Capria



Sono trascorsi due anni dalla prima volta che scrissi qui. Celebro la strofa appena cantata con un racconto che per la mia storia è un ritornello. Sono cambiate molte cose da allora. Nella mia vita. In me. Nelle persone che ho accanto. Nello spettacolo che vedo.

I Verdena maturano. Si allontanano dai Verdena per avvicinarsi ai Verdena.

Si lasciano alle spalle gli atteggiamenti da ragazzini presuntuosi e ribelli e mettono in risalto le chiare doti. Non ci credevo e ci speravo. Li ho sempre trovati molto bravi ma la mia disposizione lusinghiera è stata continuamente frenata dai loro modi così acerbi e arroganti da apparire freddi.

Il sette agosto in un piccolo stadio sulla costa calabrese mi viene dimostrato non esattamente il contrario, ma se non altro che sul contrario si sta lavorando.

Il concerto inizia con un’ora e mezza di ritardo, c’è il tempo di mangiare qualcosa, sedersi sul prato, chiacchierare con Daniele e Federica, e osservare chi si muove intorno.

Fa freddo. Troppo. Rimpiango con ogni cellula del mio corpo di aver lasciato sul letto a casa la giacca. E il concerto inizia.

Ho ascoltato non più di un paio di volte “Il suicidio del samurai” e ho tutta l’intenzione di capire cosa ne penso in questa occasione.

Una volta parlando con una persona venne fuori un dubbio tuttora non risolto: perché di alcuni concerti ci si ricorda pedissequamente la scaletta mentre di altri nella memoria trova spazio solo il segno di un’unica canzone dilatata? La risposta è il troppo coinvolgimento? La risposta è il poco coinvolgimento? Soluzione, come detto, non ce l’ho, però posso dire che in questo caso, come altre volte è accaduto, non saprei affermare cosa è stato incipit e cosa conclusione. E’ tutto lì. Tutto qui. Allo stesso livello. Fermo. Ho cantato quasi sempre come una adolescente ma non so dire fedelmente con quali note abbia violentato le mie corde vocali gelate.

Loro, un po’ tracotanti a volte, come Rock impone, si sono compiaciuti dei loro deliri, con movenze plastiche, hanno bistrattato la presenza reale nella speranza di sfiorare la trascendenza sonora. Paroloni senza sostanza che parlano di atteggiamenti senza sostanza.

E’ la vanità che li frega a volte. L’unico difetto che sono in grado di rintracciare.

Perché sono bravi. Davvero. Tanto.

Sebbene sia stata moderatamente sopita infatti ricompare la spocchia che un po’ di tempo fa dominava la scena. Un passo indietro e due avanti. Quella puerile voglia di dimostrare a tutti i costi che “io ci sono e sono meglio degli altri”. Pura e semplice vanità. Mancanza di pazienza. Perché se non avessero l’urgenza di affermarlo da soli la gente avrebbe più voglia di dire loro che ”i Verdena ci sono e sono meglio degli altri”.



Roberta, bassista dei Verdena, fotografata durante il concerto del 20/4 al Rainbow di Milano. La foto è tratta da verdena.com.

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