"Sulle ali del cavallo bianco": Cosmo continua a cercare di oltrepassare sé stesso

Siamo stati all'insolita presentazione del nuovo disco di Cosmo, "Sulle ali del cavallo bianco", poi ce lo siamo ascoltati rilassati sul divano. Per raccontare, passati gli anta, a che punto del percorso è questo musicista mai banale, che dopo la politica si concede un'opera di "pop compresso"

L'anteprima del disco di Cosmo in Stazione Centrale a Milano - foto di Andrea Vollaro
L'anteprima del disco di Cosmo in Stazione Centrale a Milano - foto di Andrea Vollaro

I trenta sono avvolgenti e fanno capire molte cose. I quaranta sono spigolosi e fanno piangere, a tratti.
In questo aforisma da quattro soldi dovrebbe essere racchiuso lo sviluppo di un artista tra i più influenti della musica attuale italiana. Seguire la crescita di Cosmo significa attraversare fasi di una vita, a oggi vissuta sempre più per espandersi come corpo comunicante, che ama celebrare quello che sta fuori traducendo la propria interiorità e niente altro. Mettere al centro tutto il materiale umano spendibile, studiare come dei matti la musica, amare il rischio del suono, delle sostanze, volare a diverse altezze.

Sulle ali del cavallo bianco (qua la recensione) non vuole essere il miglior disco di Cosmo, non vuole essere il più streammato, il più venduto. Vuole suonare, e lo ha già fatto a ripetizione, prima ancora di uscire, sotto forma di trailer di dieci minuti, in un cubo, una stanza di specchi installata nell'androne aperto della Stazione Centrale di Milano. Alcuni fortunati si sono goduti anche un preascolto totale dell'album riservato in presenza di Marco, lunedì sera.

Nei suoi pantaloni larghissimi neri Cosmo ha guardato i circa cento cristiani che avevano risposto "presente" al suo invito lanciato su Instagram, e ha detto: "Raga è tutto qui, non succede nulla, ascoltiamo solo il disco insieme". Poi ha parlato la musica, lui in disparte a parlare con tutti, guardandosi intorno sornione. Finita la riproduzione di Messaggio, traccia parlata che chiude il disco, i suoi occhi erano gonfi di lacrime, e guardavano Pandan, ormai musa dell'universo di Cosmo, col suo cappello rosso à la Lord Farquad.

Cosmo all'anteprima del disco - foto di Andrea Vollaro
Cosmo all'anteprima del disco - foto di Andrea Vollaro

Ecco, una nuova fase, piena di nuovi suoni, piena di nuove atmosfere, con lacrime diverse e la stessa maledetta voglia di ballare. Nel 2021 La terza estate dell'amore era stata l'apoteosi dell'espansione, arrivata dopo un periodo che a ripensarci risulta sempre inquietante, la risposta ad una necessità di occupare e occuparsi degli spazi rimasti deserti per troppo tempo. Tre anni dopo, Sulle ali del cavallo bianco somiglia al suo predecessore soltanto per la lunghezza del titolo. Il disco pop compresso di Cosmo, pochi slogan da manifesto politico, tanta cura per le mura domestiche, allargate a grande famiglia, comunità che conosce e vive la musica di Cosmo. E la compressione comincia con la durata - appena 39 minuti rispetto ai 60 de LTEDA -, per approdare subito alle parole.

Dai concetti alle pure azioni. Marco ha lasciato da parte le parole estremamente significanti, la politica urlata nelle casse, e ha scritto un disco dove si cantano soprattutto verbi. Talponia, una dedica alla figlia Linda, secchissima nel sound e dalla tenerezza nascosta, parla di "celebrare", senza mai specificare l'oggetto. E se è un brano dal riff pianistico assillante, una lunga attesa che promette chissà quali discorsi, ma alla fine l'unica cosa da dire è "mi sono innamorato di te". Spiazzante, perché non c'è nulla da capire, ma tutto da fare. Le nuove parole di Cosmo non si interrogano sul loro posto nel mondo, ma sulle conseguenze che provocano, quando vengono cantate.

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Cantare il cambiamento perché si è davvero disposti a cambiare è degno dei grandi artisti. Sulle ali del cavallo bianco è un disco solita fino ad un certo punto, perché si sentono le mani pesanti e preziosissime di Not Waving, genietto elettronico, a tutti gli effetti coautore insieme a Marco. E questo ponte Ivrea-Londra ha dato i suoi frutti, eccome se li ha dati, spaccando il disco in due parti opposte e complementari. Fino a Troppo forte la fanno da padrone le percussioni, il freddo dei campionamenti non eccessivamente armonici. Dopo si apre il portale della melodia avvolgente, insieme alle influenze drum&bass, insieme alla trance, alla jungle, ad un nuovo meltinpot di suoni studiati alla perfezioni, lavorati come pietruzze da inserire in mosaico stranamente colorato, alla fine dei conti.

Il bianco del cavallo illumina tutte le sfumature azzurre dell'elettronica, così come quelle violacee dell'amore, cantato a ripetizione a partire da L'abbraccio. Il ritorno di Cosmo al lentone emotivo, a tutti gli effetti la "scena clou" del disco. Oggi non c'è una città intera da amare e trasfigurare, c'è da provare a stringersi per un attimo "perché poi si muore". Per la prima volta Marco sembra sentire le cose che gli sfuggono di mano, sente gli anni su di sé. Non vorrebbe solo "che non passasse così in fretta il tempo", ma accetta che sia Tutto un casino. "E spariranno i nostri corpi", quei corpi sempre più alleati, sempre più comunicanti, dentro un delirio di percussioni da rave.

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In tutta questa grande musica si traduce l'espressione rilassata di Cosmo che tutti abbiamo visto lunedì sera in Stazione Centrale. Accettare il "tutto qui", ascoltarsi il disco con le birrette in mano, sorridere della timidezza della gente che non sa se ballare o ascoltare, godersi ogni singolo momento, come si sente cantare in Momenti, ultimo atto prima del decollo, prima che la title track insceni uno strano volo verso lidi lontani, confermando l'approccio antropologico con cui Marco Bianchi dà vita alla sua musica: spezzare i rami su cui già si è arrampicato, oltrepassare se stesso. Perché alla fine "Qualcosa rimane". Sulle ali del cavallo bianco è un insieme di spigoli, è un disco di luce, è ancora una volta l'eredità di Battisti, sciolta in un bicchiere, in una danza, in un amore.

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L'articolo "Sulle ali del cavallo bianco": Cosmo continua a cercare di oltrepassare sé stesso di Gabriele Vollaro è apparso su Rockit.it il 2024-03-14 19:12:00

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