Sziget Festival - Óbudai-sziget - Budapest Live report, 01/09/2011

01/09/2011

Dopo l'Exit e il Fib, non poteva mancare anche lo Sziget di Budapest, altro nome di punta nella rosa dei più importanti festival europei. Avevamo due corrispondenti: Marcello Farno e Enrico Piazza. Ora ci raccontano, come se fosse una lunga chiacchierata a due, tutto: di quella volta che i Bloody Beetroots hanno suonato dopo i Suicidal Tendencies, dei Verdena, dei Gentlemen's Agreement, di 400.000 persone da ogni parte d'Europa che ogni anno si danno appuntamento lì, in paricolare le olandesi. Le foto sono di Chris Sabatini.



Enrico: Alla fine sono solo due ore di aereo. Giusto il tempo di pensare che in questi voli low cost non c'è spazio fra un sedile e l'altro, che finalmente mollo Milano per un po' che questa città mi ha stancato, e quest'anno devo pagare un sacco di tasse, e sono indietro con il lavoro e appena torno mi devo sbattere, e Marcello lui sì che va bene, che ancora studia e abita vicino al mare, e io non so cosa darei per vivere sul mare. L'ultimo vortice di pensieri mentre si esce da qua, con gli auricolari nelle orecchie che mi cullano con le note di Joan as Police Woman e le lenti degli occhiali da sole che riflettono nuvole, foreste e infine il Danubio. Siamo già arrivati in aeroporto. C'è afa, e c'è la Primavera del Milan, e un sacco di italiani che urlano. Siamo a Budapest o a Orio? Giuro che non lo capisco. Almeno finché non metto piede in metropolitana, con un migliaio di chioschi che vendono cose strane e tizi sorridenti che ti invitano ad acquistarle, e quei sedili con una tappezzeria che forse non era bella nemmeno quarant'anni fa. Ok: this is East, baby.

Marcello: A Obuda ci si arriva anche col vaporetto. Solchi il Danubio per quasi un'ora, costeggiando i prati fioriti dell'Isola Margherita, un coacervo di palazzoni popolari in pieno stile 70's, gente che fa running sulle rive del fiume con un magnetico sorriso stampato in faccia. Il Sziget (ebbene sì: si dice il Sìghet, non lo Zìghet!) lo trovi appena dietro l'angolo. Zaini a terra e un oceano di old & new comers che si danno appuntamento ogni anno su un'isola in mezzo a quello che è forse l'esempio perfetto di città capace di tenersi strette geometrie dell'ovest e colori dell'est. Il tempo di ritirare i pass e siamo dentro. A primo impatto è come trovarsi di fronte a un'invasione strabordante di animali di ogni razza. Safari nella giungla. Emisferi riuniti sotto un'unica bandiera. Mi siedo sotto l'ombra bastarda di una quercia, rilasso i muscoli e inizio a respirare ogni singola molecola di questa fottuta atmosfera. Ci tengo a darmi il ritmo giusto. Abbraccio l'erba umida e il sole sfuma in un tramonto che è come mille bombe dritte al cuore. Basta guardarsi intorno per capire che, va bene la musica, i concerti, il campeggio, ma il Sziget è qualcosa che va oltre. Ai posti di partenza, taglio dritto la linea che mi separa da questi dieci giorni di festival. Dov'è che montiamo?

E: Certo che le olandesi sono proprio belle. E sono dappertutto. O forse è solo che si fanno notare: sono sempre sorridenti, simpatiche, e una birra a quel baretto in cui puoi sdraiarti sui cuscini giganti non la rifiutano mai. E comunque poche non sono; pare che l'affluenza di utenti olandesi, uomini e donne, si aggiri intorno alle undici - dodicimila presenze, più o meno il doppio rispetto a quella di italiani. Ma che poi noi siamo davvero italiani? Io non me lo ricordo già più, e combatto la mia dolce guerra bionda armato di un sorriso a trentasei denti. Così, per scaldarsi un po' la sera, che qui sull'Isola di Obuda fa un freddo bellissimo e il sonno non esiste.

M: Le prime due giornate sono abbastanza easy. Con tutti i pro del caso. Un caos ancora abbastanza ordinato che gli avventori della prima ora non si lasciano scappare. La sera si beve e si balla nelle decine di locali sparsi per tutto il perimetro dell'isola. Una miriade di roba, dj ungheresi che passano con tatto poco fine dall'house più zarra alla drum & bass. La baldanza spinge duro, sembra pronta al botto dell'apertura. C'è chi inizia a gasarsi e chi invece sembra pronto da mesi a conquistare il suo piccolo spazio di celebrità e preme il pedale dell'acceleratore. Una fauna variopinta che ancora non esprime il livello peso a cui assisteremo nei giorni successivi. Ma ci sta tutto, è il trionfo di un'individualità che prende a pugni dolci la libertà. I primi limoni fanno il resto. La notte è giovane e il sonno lo lascio fuori ad aspettare. Quando arriva rimane lì per neanche due ore. Il sole ci percuote le tempie. Questa tenda è una camera a gas.

E: Vecchi ci sarete voi. Se non siete mai stati alle terme di Budapest, non avete idea di cosa voglia dire rilassarsi. Io voglio provarle tutte. Sono una ventina, e ho solo dieci giorni: sono in mood da relax hardcore. È che dopo un paio d'ore fra vasche a diverse temperature e un massaggio che ti fa recuperare dieci anni di vita, arrivi al festival con la forza necessaria per affrontare il primo giro di birre pomeridiane di questo soleggiato Day 0. Ti ritrovi lì, sul fianco di una collinetta erbosa a vedere The Gentlemen's Agreement, i vincitori italiani del Sziget Sound Fest, con gente da ogni dove che fino a pochi minuti prima ti prendeva per il culo per le magagne parlamentari e che quando si trova sul palco 'sti cinque napoletani scatenati, che riempiono l'area antistante lo European Stage con una vibra irresistibile, cancella ogni pregiudizio sul Bel Paese e balla come indemoniata. E un orgoglio che credevi scomparso ti riempie il cuore.

M: Metti il freno ai discorsi riempipista e ai mojito svuotatasche. Si accorciano i tempi morti e si inizia sul serio. Quella grossa cornice rossa del Main Stage è, per questo Day 0, tutta per lui. E io che neanche me lo aspettavo, il nome dell'ultimo minuto, quasi a voler essere un contentino per la forzata assenza della Winehouse. C'ho 20 anni lo so, non ho vissuto gli anni '80, e Prince per me era solo quel tipo che faceva del gran funk paraculo. Invece no, e col senno di poi devo ammettere che aveva ragione Enrico: "Spaccherà i culi, vedrai". Come dire, apertura col botto e tutti a casa. Brividi, commozione, groppone in gola. Neanche una cosa fuori posto, band superba e lui, che a 50 anni suonati, ancora si dimena sul palco come il primo dei pischelli. E ti rendi conto di quale sia la differenza fra un artista e una super star leggendaria, uno che non appena compare on stage fa calare sul pubblico uno strato di pelle d'oca. E più che un principe, per stasera è il re.

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Pagine: Verdena The Gentlemen's Agreement The Bloody Beetroots

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