Northpole - Teatro Accademico - Castelfranco Veneto (TV) Live report, 30/08/2003

02/09/2003 di



Se Jon Landau fosse stato presente oggi avrebbe scritto: “Ho visto il futuro del pop italiano”. E avrebbe avuto ragione, perché la performance specialissima, con tanto di orchestra da camera al seguito, offerta dai Northpole ha rivelato una band che interpreta il pop a livelli di assoluta eccellenza. Se questo live si fosse tenuto Milano o Roma oggi i vari Fegiz o Castaldo parlerebbero di rivelazione assoluta, di ‘next-big-thing’ del pop italiano. Invece, nonostante gli inviti spediti a mezza Italia ad addetti ai lavori (giornalisti, discografici, artisti) dall'ottima associaione "Brain's cat", a Castelfranco ‘quelli che contano’ non c’erano. Si sa, magari ci si sposta da Napoli a Torino. Ma da Milano a Castelfranco no… scherziamo? Rockit invece c’era. Assieme a 250 spettatori paganti (7 €, mica ceci!) che hanno fatto il tutto esaurito nello splendido e settecentesco Teatro Accademico della cittadina trevigiani.

Per i Northpole, una delle band più note in Veneto, che in 10 anni di attività non avevano mai suonato nella città natale, una bella soddisfazione. C’era anche una bella fetta del miglior Veneto che suona, tra il pubblico: i padovani [K], i cittadellesi Mama.in.inca, Mario Pigozzo Favero dei Valentina Dorme. C’erano perfino, venuti apposta, i livornesi Virginiana Miller. Venuti apposta.

E poi, sul palco, un’altra fetta di musicista della pedemontana che si sono riuniti per i progetto: Fabio De Min dei Non voglio che Clara, Piol e Nicola Manzan dei Si:pja. Bello, davvero.

Live strepitoso, si diceva. Il pop di derivazione britannica dei Northpole ha dimostrato di poter brillare ancor di più con il supporto di un’orchestra. E le premesse dello split con i Non voglio che Clara, “Per chi sei”, non erano false. È difficile raccontare l’emozione che ha coinvolto ed entusiasmato i presenti. Accolti calorosamente, i Northpole hanno guidato dolcemente attraverso i primi brani il pubblico. “Non sentire più” colpisce già al cuore, tranquilla e semplice come una passeggiata in bicicletta nella primavera veneta. “La distanza” è un singolone sconvolgente, che esibisce un bellissimo attacco di violini, stile Divine Comedy, in cui comunque rilucono le tracce dorate dei padri nobili Smiths. Ma è con “La canzone del Piave” che crollano tutte le difese, invettiva contro l’ipocrisia consumista del Nordest che produce, che ha la stessa tranquilla violenza di “Still ill” della band di Morrisey (“I decree today that life is simply taking and not giving / England is mine and it owes me a living”: chi li ricorda?).

Tesa, lucida ed affilata come la lama di un coltello, questa storia di un ragazzo ‘normale’, che insegue telefonini e macchine, che va a puttane e viene scoperto e per la vergogna si butta nel Piave (storia vera: ma come è raccontata!!!) corrusca la pelle dei primi brividi. “Poster” si appoggia su un tappeto sonoro lussureggiante ed essenziale al tempo stesso, sottilmente tramato dal piano discreto ed emozionante di Fabio De Min. L’attacco placido e possente al tempo stesso di “Tutto il fuoco che hai”, struggente ballata, evidenzia l’amore della band per la Mina anni ‘60, dimostrando che è possibile amare la tradizione ed essere moderni. Il marchio Smiths è evidente, e un fan tra un pezzo e l’altro canta: “Park the car at the side of the road…”. Ma i Northpole possiedono una personalità ormai matura e svincolata dai modelli, tanto da candidarsi ad essere i Coldplay italiani, sia per la capacità di rielaborazione autonoma dei modelli, che per potenziale di vendite.

Il marchio di fabbrica sembra stare proprio nella tranquilla potenza sonora, nella melodia ricercata ma orecchiabile, nella capacità di suscitare pathos senza essere melensi, ma anzi concreti, che sono capaci di produrre. E i testi di Paolo Beraldo, di cui è da segnalare anche la carismatica presenza sul palco, con quelle mani tormentate, si segnalano per valore assoluto. “E intanto non ti accorgi che la felicità ti sfiora appena”, canta in “Non esagerare mai” sorretto da una spettacolare tramatura degli archi: sono storie intime e liriche, che mettono a nudo le false rappresentazioni sociali. Con una marcia in più: il ritorno del ‘tu’. I Northpole non dicono quasi mai ‘io’. Cosa da poco? Niente affatto. Il ‘tu’, assente da troppo tempo dai solipsistici testi italiani, consente una identificazione con il testo immediata, assoluta.

Impossibile raccontare momento per momento un concerto memorabile. Da ricordare le bellissime “Valona”, “L’amore è un demonio”, “Come ogni sera” (dagli incredibili archi che fanno battere il cuore), “Laura”, nuova e incredibile, che guadagna ai Northpole un applauso immenso, “Per chi sei”, da brividi. E, sublime, la versione per soli archi e voce de “La canzone del Piave”, arrangiata in chiave colta contemporanea da Carlo Carcano. Chi è? Il signore che ha scritto gli archi del disco di Morgan, per dirne una. Prendete “Canzoni dell’appartamento”, ascoltate quello che ci ha fatto e avrete una pallidissima idea di quello che ha scritto per i Northpole.

Un simile sogno di concerto non resterà perduto. Dalla serata, tutta registrata in audio e video, i Northpole ricaveranno un disco live, che dovrebbe essere il loro esordio ufficiale. Chissà che qualche discografico si faccia avanti, dopo non aver voluto perder tempo ad andare a Castelfranco. Il suo portafoglio ne guadagnerebbe. E pure l’Arte.



Scaletta:
1. Adesso è limpido
2. Non sentire più
3. La distanza
4. La canzone del Piave
5. Giuda
6. Poster
7. Tutto il fuoco che hai
8. Non esagerare mai
9. Cani con le mani
10. Valona
11. L’amore è un demonio
12. Come ogni sera
13. Laura
14. La canzone del Piave (archi e voce)
15. Campana moquette
16. Per chi sei
17. Nobody falls (Beck)
18. La musica si è fermata

Formazione:
- Paolo Beraldo: voce, chitarra
- Alessandro Ceron: chitarra
- Federica Colella: basso
- Erika Piol: batteria

Guests:
- Fabio De Min: pianoforte
- Damiano Visentin: fisarmonica
- Giuseppe Piol: percussioni
- Albereto Perenzin: tromba
- Nicola Manzan: violino
- Carlo Pellizzari: violino
- Igor Dario: viola
- Andrea Pellizzari: violoncello

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