Afterhours - Teatro Annibal Caro - Civitanova Marche (MC) Live report, 31/03/2000

07/04/2000 di



Questa è la cronaca di un concerto che prescinde dai soliti canoni rock, dove i decibel sembrano essere l’unico imperativo e le urla e il pogo del pubblico un fattore costante. Il tutto con la felicità di convenuti e protagonisti dello show.

Per descrivere questa bizzarra esibizione prendiamo a prestito le parole del mattatore della serata, Manuel Agnelli, leader e voce degli Afterhours che tra una canzone e l'altra, seduto in una comoda sedia imbottita esclama: "Una volta tanto è bello potervi ringraziare per il vostro silenzio". Dove eravamo così abituati a trovare caos e sudore, questa volta ci sono solamente compostezza e sobrietà; invece di un fumoso club dal soffitto sempre troppo basso la band milanese si ritrova ad esibirsi addirittura in un teatro, tanto che la platea, gli spalti e il loggione sembrano tutti emozionatamente "fuori luogo" per un concerto rock.

Eppure l'ora e mezza abbondante di suoni delicatamente ‘elettro-acustici’ non sono una derivazione edulcorata e invecchiata dei rockers che tanto bene conosciamo, ma una colta rivisitazione di melodie e sonorità che stanno facendo la storia dell'indie rock italiano. Per non rischiare, il gruppo decide di aprire con Strategie e Posso avere il tuo deserto?, canzoni che già conosciamo in questa versione da quasi due anni perché presenti nei due singoli estratti dall’album Hai paura del buio?. La successiva Non è per sempre è già un passo in avanti, ma sembra perfetta in questo contesto, grazie anche all’apporto strumentale del violoncello di Roberta Castoldi, sorella del Morgan "nazionale”, che fa il paio col violino ‘non-convenzionale’ di Dario Ciffo.

Tutto prosegue a meraviglia, anche quando si tratta di reinterpretare pezzi come Male di miele, Tutto fa un po’ male o Senza finestra, brillanti allo stesso modo dell’originale grazie alle evoluzioni chitarristiche di mr. Xabier Iriondo, scatenato come sempre e costretto a imbracciare la chitarra esclusivamente ‘da seduto’. Non manca però di sorprendere la versione di Simbiosi, dai risvolti psichedelici e quantomai rallentata, come d’altronde prevede la situazione. Non stiamo poi a dilungarci sulla riuscita di Bianca, Pelle e Dentro Marilyn, già canzoni splendide con gli arrangiamenti originali e qui rivisitati con gusto sopraffino. Piacciono altrettanto Oceano di gomma e Punto g, ma quando il gruppo intona 1.9.9.6. l’effetto è spiazzante: solo questa esecuzione vale il prezzo del biglietto, con quel suo senso lo-fi che nel teatro si amplifica a meraviglia.

Saranno poi i bis a dirci meglio dei soldi ‘spesi bene’: la band rientra e si riattacca con Pop (forse il momento più apprezzato dal pubblico), Voglio una pelle splendida e il primo finale di State trooper, con il leader ‘solo’ a cantare splendidamente lo Springsteen di Nebraska. E se non bastasse riecco di nuovo sul palco Agnelli, seduto al piano, accompagnato dal basso di Andrea Viti e dal violoncello di cui sopra, per una versione spettacolare di Drive all night, altro pezzo dell’eroe del New Jersey tributato ancora una volta per come merita.

Stavolta si può veramente dire che tutti siano tornati a casa felici e contenti, tanto da sperare, sotto sotto, che questo non rimanga un singolo episodio nella carriera della band. Meditate After, meditate…

P.S. Il pezzo è stato scritto a ‘quattro mani’ con Andrea “PL2” Girolami.



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