Live report: Non Voglio Che Clara al Teatro Comunale di Belluno Live report, 24/02/2011

30/05/2011 di

Non è mai facile tornare a casa. Volti noti, storie conosciute. Tornare e suonare nel Teatro Comunale della città, poi, mette soggezione. L'unico modo per affrontarla è mettere in fila canzoni che hanno lasciato un segno nella musica italiana degli ultimi anni. I Non Voglio Che Clara tornano a suonare nella loro Belluno. Stefania Conte è lì ad aspettarli.



Il gelo punge e Belluno ci accoglie semideserta. Due cose solamente sono possibili, in una serata come questa. Rintanarsi a bere in un'osteria, (e neppure noi sfuggiremo al richiamo) o rifugiarsi al Teatro Comunale aspettando Non Voglio Che Clara. Non deve essere facile, per loro, suonare davanti al pubblico di casa, in una situazione più "istituzionale" e decisamente più fredda dei club da cui il tour è partito. In compenso, le canzoni stasera saranno arricchite dalla presenza di un quartetto d'archi, elemento importante degli arrangiamenti che tanto apprezzo su disco. La platea è piena. Calano le luci e parte un audio beffardo, un collage di dichiarazioni omofobe di prelati, deliri di sepolcri imbiancati che straparlano di vita e altro. Sembra di rivedere le immagini dell' "Ora di religione" di Bellocchio, o "Roma" di Fellini, e ci rideresti un po' su, se l'Italia di adesso non fosse esattamente così, una palude di retorica mista a fango.


A salvarci, arrivano Fabio De Min e gli altri. Riconosci le prime note de "Il tuo carattere e il mio" e ti rilassi sulla poltroncina, eccoci finalmente. "…Ma ti ricordo una volta di più che una volta tu avevi un cuore" arriva come primo affondo, seguita dalla "Mareggiata del '66" e, nonostante la scaletta sia rodata, è percepibile l'emozione e la tensione sul palco. Anche il pubblico, forse poco avvezzo alla situazione teatrale per un concerto di indie rock, in principio è timido negli applausi. Si prenderà coraggio assieme, grazie anche a "Le paure", che si insinua sottile e ti rapisce e sembra di potercela fare, a mettere davvero da parte le paure. La scelta di far seguire "Gli anni dell'università" sembra quasi un avanti veloce, che ci conduce ad un punto diverso della stessa storia, che finisce per "mostrare il fianco" con la sua coda agrodolce e una punta di nostalgia. A questo punto l'immersione nell'atmosfera è totale, ci si dimentica del teatro poveramente severo che ci circonda e le luci che si proiettano colorate tutt'attorno creano un'atmosfera sospesa in cui palco e platea non sono più separati. Accanto ai Clara, stasera c'è Martino Cuman, bassista dei Public, che si occupa di tastiere e chitarra acustica e ci mette un cuore che sembra un membro del gruppo. Gruppo in cui peraltro tutti suonano tutto ed è bello vedere i ruoli scivolare a seconda di quel che gli arrangiamenti dei pezzi richiedono.


Il resto del concerto è un vero e proprio greatest hits e posso solo elencare alla rinfusa le delizie di questa fredda serata bellunese. "L'ultima occasione" che spicca cristallina, solo piano e voce, "Troppi calcoli" ariosa negli archi e spensierata, ma pure "Le guerre" - così radiofonica e d'impatto rispetto alle loro canzoni più rarefatte - che De Min si concede di introdurre con poche frasi pungenti sul nostro patriottismo zoppicante, mentre altrove c'è chi fa le rivoluzioni. Prima dei bis, il finale, toccante, è riservato a "La stagione buona" e sono davvero brividi ad ascoltarla. Resta nelle orecchie una domanda che è pure una speranza: "c'è un tempo buono anche per ambire ad un tempo migliore, è quando la stagione buona ti accarezza e si lascia intuire", prima che il sinistro rumore finale saturi e copra tutto, violoncello compreso. Altre cinque canzoni prima che il sipario cali, perché nessuno davvero sembra intenzionato ad alzarsi, in questo teatro stregato dalle melodie così ricche dei Clara in formazione ampliata. E allora ritrovo "Cary Grant" nei suoi saliscendi colmi di promesse che esplodono nel finale, mentre sulle note de "Il dramma della gelosia" e "Porno" scivola via lo stato di sospensione di quest'ora e mezza di incanto, che conferma i riscontri di critica e pubblico a pochi mesi dall'uscita di "Dei cani". Per una sera, meritoriamente, profeti in patria. Bentornati.



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