Live Report: Ludovico Einaudi al Teatro Comunale - Carpi (Mo) Live report, 28/04/2008

21/08/2008 di

(Ludovico Einaudi a Carpi - Foto di Duetramonti)

Ludovico Einaudi bissa il successo della scorsa estate a Carpi. Quest'anno torna accompagnato da Ronald e Robert Lippock - To Rococo Rot e Tarwater - e propone uno spettacolo dalle chiare influenze elettroniche. Il concerto è piacevole anche se un po' monotono, si sente qualche sbadiglio tra il pubblico. Matteo Remitti racconta.



Carpi è una bella città di sessantacinquemila abitanti. Ha una piazza enorme, con il palazzo dei Pio sul fianco, un centro storico curato e chiuso al traffico, un essenziale -e forte- museo del deportato, una certificata storia 'resistente', un'economia vivace impreziosita da alcune evidenti eccellenze, una vita culturale multiforme, un reddito medio elevato, un vescovo.

In qualsiasi altro punto d'Italia sarebbe un degnissimo capoluogo di provincia. Non qui, che Carpi è disgraziatamente troppo vicina a Modena.

A Carpi è pieno di donne da guardare. Molto curate, spesso belle, spesso ricche, spesso un po' antipatiche.

A Carpi gli abitanti sono piuttosto fieri di loro stessi. Parecchio. “Pieni di sé”, si può dire. Inevitabile forse, se la città in cui si vive è bella, vivace culturalmente ed economicamente. E se le donne sono belle.

A Carpi ai concerti si applaude poco. Anche se sono belli. Che non sia mai che l'artista, che -è noto- è al servizio del pubblico, si monti la testa, o si sogni di essere il centro della serata. D'altronde, la platea è perlopiù composta da carpigiani, quindi non è possibile essere 'meglio' o 'di più'. Ovvio. Che discorsi.

Negli anni, a volte, ho visto scene quasi incredibili. Platee composte da migliaja di persone piuttosto soddisfatte del concerto appena visto che smettevano di applaudire prima che il gruppo avesse lasciato completamente il palco, e restavano in attesa di vederlo risalire per il bis, in silenzio. Come se risalire sul palco fosse un atto dovuto o -più probabile- un'imperdibile occasione per l'artista in questione di esibirsi ancora davanti a un pubblico così straordinario e irripetibile. D'altronde, siamo a Carpi, città bella, vivace culturalmente e economicamente. E piena di belle donne. Quale artista disgraziatamente non carpigiano perderebbe un'occasione così?

Ludovico Einaudi ha suonato in piazza, proprio sotto il palazzo dei Pio, l'estate scorsa. C'era tantissima gente. Tanti carpigiani, tante persone venute anche da lontano per un concerto pregiato e gratuito. Io sono arrivato in orario, ma a platea già strapiena e inaccessibile, e ho visto il concerto da oltre le transenne che delimitavano l'area con i posti a sedere. Posizione tragica, in quella terra di nessuno ai margini del concerto -acustica comunque ottima- e già dentro al resto della piazza, al resto della città. Città che non aveva alcuna intenzione di concedere nulla della sua quieta quotidianità estiva, nemmeno una piccola porzione della sua piazza smisurata, al presuntuoso pianista sul palco, all'evento della rassegna pubblicizzata su mille manifesti, all'attenzione di tanti spettatori, alla musica. Cani portati a passeggio, biciclette, bambini insopportabili, clienti della gelateria, suonerie e telefonate inutili, commenti ad altissima voce, qualsiasi cazzo di cosa da fare fatta con assoluta disivoltura a due metri dalla zona in cui millecinquecento persone -non tutti carpigiani- stavano cercando di ascoltare il violento muro di suono caratteristico dei concerti del pianista torinese, che travolgeva e copriva senza problemi tutti gli altri rumori.

Einaudi torna, meno di un anno dopo, sulla stessa piazza. Questa volta si suona all'interno del teatro, e in compagnia di Ronald e Robert Lippock, noti per il lavoro a nome To Rococo Rot e Tarwater, e già saliti sul palco con Einaudi per qualche data due anni fa.

Questa volta c'è dietro l'angolo un'uscita discografica, e il progetto, non certo un'improvvisazione estemporanea, è curato nei dettagli. Un piano, una batteria, un portatile, un po' di aggeggi elettronici e un tenori-on al centro che tiene incollati gli sguardi del pubblico. Un concerto lungo, costruito e realizzato con attenzione. Gradevole. Ma l'impressione è quella di una grande occasione poco sfruttata. Einaudi fa Einaudi, e inoltre sceglie spesso di rigirarsi su schemi semplici e iterati, mentre i due fratelli teutonici optano per un approccio servizievole, tenui rumorini di fondo, beat discreti e batteria con le spazzole. Il tutto su strutture davvero troppo simili tra loro, con i bpm inchiodati sugli stessi valori, giochini percussionistici eseguiti bene ma davvero ripetitivi, e finali dei pezzi incredibilmente sempre uguali (dopo il pieno si spegne la ritimica portante, poi esce la batteria e restano solo piano e rumorini, testa o croce per chi finisce per prima, e di solito resta il piano).

Il concerto resta gradevole, ma da un progetto con queste potenzialità -che sulle qualità di entrambi i mondi venuti a contatto non sono legittimi dubbi- e, come detto, non certo in una situazione di collaborazione improvvisata, è lecito aspettarsi molto di più, in termini di scelte, 'estremismi', varietà di forme, ideee e -diavolo!- suoni.

Il teatro, chiaro e ben prorzionato, è ben presidiato: pieno in platea, pieno in loggione e pieno in due ordini di palchi sui tre disponibili. Ma siamo a Carpi. Capita di sentire qualcuno chiacchierare, capita che qualcuno accenda con disinvoltura il cellulare per controllare che ore sono, capita che il ragazzino della fila dietro si addormenti profondamente poco dopo l'inizio e per tutta la serata accompagni il trio con il suo respiro pesante (e quasi mai in sincrono), concedendosi addirittura nel sonno qualche secco calcio alle poltrone antistanti, sotto l'occhio benevolo della mamma a cui non passa nemmeno per la testa che l'erede stia sbriciolando la legittima fruizione del concerto ad almeno dieci persone che hanno speso trenta euro a testa. Ha sonno, poverino. Quasi strano che nessuno si alzi a chiedere se sul palco possono abbassare il volume, già piuttosto limitato, per non disturbarlo.

Alla fine del concerto una sparuta minoranza tra gli spettatori, sorprendentemente non educata sulle abitudini locali riguardo ai bis, continua ad applaudire fino a quando i Lippock riguadagnano il palco, da soli. L'assenza di Einaudi, che rientrerà per il pezzo successivo, sembra una buona occasione per spostare il baricentro in una qualsiasi direzione 'diversa', ma non viene colta. Da una parte si chiude giocando ancora sugli stessi schemi e sulle stesse spazzole, dall'altra concedendo un applauso che sfuma prima che l'ultima gamba scompaja dietro le quinte, svegliando con una carezza l'angioletto dormiente e tornando verso casa con qualche conferma e qualche rimpianto.

Ma che bello avere delle certezze.



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