Live report: Dente al Teatro Dal Verme, Milano Live report, 05/11/2010

12/11/2010 di

Dente, Manuel Agnelli, Le Luci della Centrale Elettrica, Il Genio, i Perturbazione, Max Collini. Un cast d'eccezione per una location mozzafiato: il Teatro Dal Verme di Milano. Dente chiude in grande stile il suo tour. "L'Amore non è bello" ha così la sua degna consacrazione, ora può dedicarsi a scriverne uno più bello ancora. Di Alice Salvalai.



L'ultima data del tour di Dente è un'occasione particolare, perchè per la prima volta il cantautore fidentino ha deciso di esibirsi in un teatro milanese dall'importante tradizione classica, il Dal Verme, e di condividere la scena con altri artisti. E' una scelta particolare e rischiosa quella di misurarsi con una platea formale e composta per un cantautore atipico come lui. I biglietti però vengono venduti in poco tempo, e c'è persino chi rimane fuori perchè non ne ha trovato uno.

Le luci si spengono. Qualcuno entra sul palco, è una sagoma lunga, sottile, che cammina un po' storta. Il piccolo principe è salito sul suo pianeta per raccontarci di sè e del suo mondo. Inizia la battistiana "La presunta santità di Irene" e vengo investita dalla potenza del suono e dalla pienezza dell'arrangiamento, anche grazie ai fiati di Enrico Gabrielli, Raffaele Kohler e Luciano Macchia, che accompagnerànno Dente per tutto il concerto. Trattengo il fiato fino a che Dente non inizia a cantare. "Questa donna non è una donna, questa donna è un miracolo". Io penso che il vero miracolo sia questo. La magia di momenti così. Il pubblico, forse intimorito dalla solennità del teatro, rimane in religioso silenzio e sembra ascoltare devoto. In questo spazio chiuso e raccolto, senza il chiacchiericcio e le distrazioni continue dei concerti nei locali, le parole di Dente risuonano nell'aria in tutta la loro poesia, e hanno ancora più valore.

Ed è anche un grande interprete. Così magro, nel suo completo in cui sembra sempre rischi di inciampare, da quanto i pantaloni gli sono larghi, ha un'eleganza di altri tempi, leggera. Di fronte al microfono si stringe nelle spalle, come se volesse scomparire. Dente è così: straordinario, ma non lo fa pesare. Sembra che sia passato di lì per caso, come se si fosse sbagliato, come se non volesse farsi notare. Tra un brano e l'altro intrattiene il pubblico con la sua ironia, imbarazzato ed emozionato.

Suona brani tratti da "L'amore non è bello", come "A me piace lei", cantata dal pubblico a gran voce, sempre bella, "Incubo", una delle mie preferite ("E la camicia che ti ho dato io sul pavimento che non è mio") e "Buon appetito", arrabbiata e disperata. Sono forse questi i pezzi che vengono particolarmente valorizzati dalla formazione allargata della serata, arricchiti da una vera e propria orchestra. Il pubblico più affezionato dimostra di amare anche "Non c'è due senza te", e applaude alla fine di "Scanto di sirene". Dente scopre le sue malinconie, le dà in pasto a noi che lo ascoltiamo, e io scopro le mie. "Dio come piove alla stazione di Piacenza". Ci regala poi "Sogno", un pezzo nuovo in cui Dente mi ha ricordato i cantautori degli anni '60, dando però loro una piacevole e inattesa leggerezza. "Ma io sogno ancora la tua pelle, io sogno che sei qui, parlo con tutta questa gente sapendo che non è così".

(Manuel Agnelli)

La vera sorpresa sono però gli ospiti. Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica), reinterpreta con Dente "Verde", canzone dei Diaframma, su cui Vasco recita a gran voce un testo da lui stesso composto. L'episodio migliore e più significativo è quando Dente imbraccia la chitarra e suona "Male di Miele" degli Afterhours in versione swing. Si unisce a lui un inedito Manuel Agnelli, elegante nel suo completo nero, con i capelli tirati indietro dal gel. L'incontro tra i due è strano. Le loro anime musicali sono così diverse che sembrano inconciliabili, eppure funziona. Eseguono poi "Beato me", brano di Dente che era stato incluso nella compilation "Il paese è reale". Meno incisivi Max Collini che lo accompagna in "Don Giovanni", cover di Battisti, e Il Genio, saliti sul palco per suonare "Precipitevolissimevolmente" di Bruno Martino. "Buongiorno buonafortuna" coi Perturbazione scorre veloce senza lasciare traccia.

Si è arrivati ormai alla fine. Salgono sul palco tutti i musicisti e tutti coloro che hanno collaborato con Dente a questa serata, e cantano "La cena di addio". La malinconia mi prende e non mi lascia più andare. Ciliegina sulla torta per i miei occhi lucidi è "La musica è finita", cantata dalla Vanoni, sparata dalle casse mentre i musici si abbracciano. Dente è felice, lo si vede da come saltella. Vorrei saltellare anch'io ma sono impalata al mio posto senza sapere cosa fare nè dove andare, cercando solo di non piangere perchè nel frattempo hanno acceso le luci. "La musica è finita, gli amici se ne vanno". Rompo gli indugi, me ne vado anch'io.

Le foto sono di Paolo Proserpio



Commenti (6)

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  • Nicola Serafini 17/11/2010 ore 19:50 @worlich

    "quest'uomo ha un futuro da cabarettista, ma nel frattempo fa dei bei dischi."
    (Autocitazione)

  • Alessandra Perongini 19/11/2010 ore 14:59 @psychokiller

    brava Alice!!

  • theodor guelat 20/11/2010 ore 16:38 @theodor1893

    la battuta sono cotto quasi cnove era strepitosa.

  • Davide Marchesotti 21/11/2010 ore 14:30 @orabio

    ma perchè non fanno il dvd della serata?

  • MusaDiNessuno 10/12/2010 ore 01:19 @musadinessuno9

    Avrei tanto voluto esserci. Pretendo il dvd della serata.

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