Live report: Jang Senato al Teatro delle Energie, Grottammare Live report, 29/12/2010

09/01/2011 di

(La foto è di Note di Colore)

Dopo tanto aspettare, gli Jang Senato sono riusciti a farsi pubblicare il loro primo album ufficiale. Si chiama "Lui ama me, lei ama te", contiene molte delle canzoni presenti sulle uscite autoprodotte già recensite da Rockit, è targato Pippola Music. Fatto il disco, ora bisogna presentarlo dal vivo. Una delle prime date è al Teatro delle Energie di Grottammare. Alex Urso ci racconta.



Le logiche culturali della provincia sono infinite. Dopo soli pochi mesi dal loro ultimo concerto, gli Jang Senato tornano nella riviera sambenedettese, sostenuti da un clamore e da un entusiasmo che difficilmente ricevono altrove. L'affetto reciproco tra il gruppo romagnolo ed i sostenitori marchigiani si è dimostrato negli ultimi mesi in più occasioni, e non è un caso che proprio la provincia ascolana sia stata scelta dalla band per battezzare sotto i migliori auspici l'inizio del nuovo tour. Quello di Grottammare è infatti il primo concerto dopo il passaggio a Pippola, la prima prova dopo l'uscita del tanto atteso debutto ("Lui ama me, lei ama te", 2011) la data-zero di un calendario lungo e ambizioso. Una data, inoltre, resa importante dalla locazione dell'evento: un teatro, a ribadire il nuovo percorso del gruppo, tirato a lucido e pronto per il salto di qualità.

Parcheggio, ultimi due tiri di sigaretta, ed entro. L'ingresso è di ben dodici euro, decisamente troppo. Hanno la minima idea di cosa stia succedendo nella musica oggi? Gli enti culturali sono davvero a contatto con i movimenti attuali della cultura? Sparare un prezzo del genere per un gruppo semisconosciuto è una follia. Una svista, se vogliamo, tipicamente provinciale. E sia chiaro, nulla a che vedere con la qualità degli artisti, ma appena quattro mesi fa gli Jang Senato suonarono in uno chalet davanti a venti persone, gratuitamente. È bastato un contratto con una produzione indipendente per far salire in modo così improvviso le quotazioni?

A luci ancora accese il pubblico non è numeroso. La platea è riempita a sprazzi. D'altronde il teatro è davvero troppo capiente (per intenderci: solo qualche giorno dopo lo stesso teatro ospiterà Elio Germano, Sergio Rubini e Margherita Hack). Vado dietro le quinte a salutare Titano e compagni: loro son rilassati, confermano la gratitudine per l'organizzazione e la simpatia per la provincia ascolana («qui ci vogliono bene, ci stanno trattando come papi»). Parliamo del nuovo disco, della loro euforia per il momento positivo che stanno attraversando, delle aspettative per l'anno nuovo. Confermano i miei dubbi sulla serata, il posto così grande ed il prezzo del biglietto. L'impressione è che a tutto questo lustro non siano abituati neanche loro, ma godono dell'attenzione ricevuta, e conoscendo il loro percorso non posso che esser contento anch'io.

Prendo posto. Loro salgono sul palco, col sorriso. L'inizio acustico di "Agata" tasta con morbidezza il terreno. Come a ritagliarsi il suo spazio, la voce calda di Titano rivendica, fin da subito, quell'autorevolezza artistica mai avuta. I suoni morbidi de "La bomba nucleare" fanno lo stesso per gli altri componenti della band, consapevoli del loro ruolo, puliti e disinvolti nonostante la difficile prova del palcoscenico. Le esplosioni di energia di "Io e te" colorano l'atmosfera in modo più marcato, e gli strumentali quasi noise de "L'operaio" dimostrano una vena rock perfetta, capace di reggere il gioco adeguandosi ora alle soluzioni più intimistiche ora a quelle più esplicite.

Dal canto suo il pubblico è fin troppo silenzioso. Una esibizione del genere, prova di gran bravura, meriterebbe un'interazione maggiore. Ma d'altronde il rischio del teatro è anche questo: la gente si smuove a fatica, qualcuno canticchia compiaciuto i pezzi, ma raramente lo scambio di energie tra palco e platea è reciproco. Titano, ad ogni modo, è un bravo comunicatore e di meglio non può fare: la sua è una bella simpatia, pulita, anche se a tratti fin troppo collaudata. Frasi come «anch'io dopo Tiziano Ferro ho fatto outing, cioè ho scoperto di essere autistico» fanno divertire, ma in più occasioni la battuta da cabaret sembra un espediente da laboratorio già testato e buttato lì per spezzare la tensione del momento.

I pezzi si susseguono: lo strumentale curato di "Ragazzo pulito", i ritmi caraibici di "Luna", la malinconica "Un tempo" e, finalmente, "Respirare", prima di una sfilza di ottime rivisitazioni: "Juke Box" di Fred Buscaglione, "Hotel Supramonte" di De Andrè e l'intimità smisurata di Tenco in "Da domani". Ogni componente del gruppo dimostra grandi doti: lo fa Alfredo alla chitarra, Mocambo che è un omone di due metri (già batterista per Andrea Cola), così come Higgins al basso e Arthur alle tastiere: tutti, in un certo senso, sono l'esempio di come un percorso faticato di autoproduzioni e sbattimenti silenziosi (gavetta?) sia, seppur inizialmente poco gratificante, indispensabile per crescere, nell'approccio alla musica come nella individuale personalità. Lo stesso Titano, alla voce, negli anni ha affinato la sua figura, assumendo quel giusto spessore di leader sempre tuttavia rispettoso dei riguardi del gruppo. Seduto alla tastiera ha un piglio anni 60, mentre si attorciglia la cravatta e gesticola con le mani richiamando l'attenzione. Le sue ultime parole continuano a non nascondere la loro fame di notorietà («tutti guardano Vasco Brondi e nessuno gli Jang Senato»). La fretta di attestare un risultato è tanta («qualcuno del pubblico ha gridato "bravo". Chiunque tu sia, ridillo per favore: ho bisogno di conferme in questo periodo della mia vita»). Scherzano e, mentre continuano a ridere dei loro (in)successi, scalpitano dalla voglia di mettersi in gioco, finalmente, in modo serio. Ma sono bravi, non c'è dubbio, e troveranno il modo per farsi sentire.



Commenti (20)

Carica commenti più vecchi
  • ildissonante dissonante 17/01/2011 ore 11:14 @ildissonante

    sono seriamente preoccupato di questo ma... Faustiko, sono d'accordo con te.

    :)

  • alex urso 17/01/2011 ore 13:16 @alexurso

    non penso sia un "falso" problema. dal mio punto di vista,da ventenne diciamo così, ragionare equiparando la qualità degli artisti ai costi d'entrata mi sembra una cosa del tutto antiquata. gli enti culturali DOVREBBERO avere l'onestà di affidarsi a logiche culturali nuove, che sono quelle che fanno capo al concetto stesso di musica indipendente (sapere che i Ministri obbligano i propri fans a non pagare più di 10euro mi sembra una cosa assolutamente bella:è questo il modo in cui bisognerebbe pensare,è questo quello che bisogna fare se si vuole creare qualcosa di NUOVO).

    non è uno "scandalo" se una persona entra e paga quella cifra, ci mancherebbe; è uno "scandalo", oggi, mettere un ragazzo di venti anni nella condizione di non poter assistere ad un concerto di un gruppo semisconosciuto a causa di un prezzo d'entrata eccessivo.

    l'alternativa è rimanere a casa: certo Fausto, ovvio, ed è l'alternativa che molti hanno scelto (molta gente che conosco personalmente ha preferito restare a casa)..
    ciao,a.

  • Faustiko Murizzi 17/01/2011 ore 14:43 @faustiko

    Non mi sono spiegato bene... partendo dal presupposto che la linea guida di Rockit quando organizza gli eventi é "pagare poco, pagare tutti", i 12 euro per gli Jang Senato in teatro sono - suppongo - un prezzo giusto, dovendo affrontare voci di spesa diverse a livello organizzativo.
    Ovvio che se la band me ne chiede altrettanti quando suona in un lido o in un localaccio, il minimo é storcere il naso...
    Se poi nel caso di questo evento c'é di mezzo un ente culturale che avrebbe dovuto/potuto finanziare meglio il tutto (ad esempio la replica dell'organizzatrice alla tua provocazione non aggiunge nulla su ciò che sappiamo...), allora oltre alla recensione bisognerebbe andare a fare le pulci a chi "ci ha messo le mani" e capire se fosse marmellata o la semplice organizzazione di un concerto...
    Ciò per dire che in Italia la mission degli enti culturali - a prescindere dal ministro Bondi - spesso é un paravento e non ci possiamo affidare certo a loro per trovare il punto di "svolta" (e, ripeto, parlo in generale ché del caso specifico non ne so nulla ma poteva essere una buona occasione per approfondire...)


    Anche qui... non so... 12 euro a milano sono, mediamente, due (tre quando ti va benissimo) birre. E due pacchi di sigarette credo ti costino poco meno... ma aggiungici in questo caso che l'artista lo stai vedendo a teatro (dimensione che ha un valore aggiunto rispetto a tutti gli altri "ambienti" dove siamo soliti ascoltare - spessissimo di merda - la musica).


    Ok... ma non mi hai risposto alla domanda: fatto 100 la capienza del teatro... in percentuale quanta gente lo riempiva?

  • alex urso 17/01/2011 ore 15:34 @alexurso

    il teatro non era affatto pieno.ed è questo: alzare i costi in tali situazioni è, oltre che presuntuoso, anche controproducente per gli organizzatori stessi. se il prezzo fosse stato più accessibile (al di là delle 2/3 birre, che se ragioniamo in termini di paragoni è troppo facile giustificare la cosa), il teatro sarebbe stato sicuramente più pieno. e ok i prezzi alti di gestione,ma allora non sarà stato sbagliato scegliere una location così dispendiosa per un gruppo a bassa popolarità? non voglio dare soluzioni o ragionare a posteriori, troppo facile, ma chiudo ripetendo quello che ho provato a dire nella mia "provocazione": 12euro per un gruppo semisconosciuto sono, al di là di tutto, troppi.
    ciao,a.

  • ildissonante dissonante 17/01/2011 ore 15:42 @ildissonante

    va anche detto che pagare un biglietto d'ingresso non è un furto o una truffa ma vuol dire anche "premiare" una professionalità e un modo talvolta diverso di offrire la cultura.

    non dico in modo giusto o sbagliato, ma senza dubbio non immorale ne tantomeno folle.

    mi sembra che qua in Italì siamo diventati un po' troppo "cinesi" della musica per cui se uno fa pagare un biglietto di ingresso è matto, se uno fa pagare 10 euro per un concerto in spazi inadatti dove si sente di merda (peraltro abbassando il livello di qualità del "servizio" che dovrebbe invece essere innalzato) è BRAVO, mentre se si esibisce gratis è automaticamente un DIO della musica...

    io credo che questa recensione sia troppo sbilanciata sul puntare il dito su questi "proibitivi" 12 euro.
    mi sembra scorretto.

    è scorretto perchè, come dice Faustiko, il gruppo non ha suonato in un lido o in una cantina ma in un teatro.
    è scorretto perchè non sta a te definire se il prezzo è giusto oppure no, nemmeno Iva Zanicchi può farlo.
    se l'organizzazione ha ritenuto che le spese fossero coperte con un esborso di 12 euro a cranio, così sia.
    se non avranno fatto il sold out si faranno carico sicuramente dell'errore, non sta a noi rimarcarlo continuamente.

    nella recensione sarebbe stato bello leggere perchè questi 12 euro andavano spesi, perchè sarebbe giusto sostenere questo gruppo, insomma, metterla in una visione più propositiva.

    ci si continua a lamentare che non ci sono spazi, che si suona senza essere pagati, che non si riesce a vivere di musica e di arte, ecc... ecc... ma alla fine si sceglie sempre la via più comoda e gratuita.

    ricordo a tutti che se andiamo al cinema a vedere l'opera prima di un regista semisconosciuto paghiamo il biglietto per intero e non ci viene neppure in mente di chiedere lo sconto o dire che il regista è troppo esoso.

    insomma, quando ne vale la pena, valorizziamola sta cultura!


Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati