Carmen Consoli - Teatro Politeama - Catanzaro Live report, 03/01/2003

05/01/2003 di Carolina Capria



Ho l’impressione, temo veritiera, che qualunque cosa decida di scrivere sia già stata detta o oltrepassi il limite della descrizione di un evento musicale.

Potrei provare, allora, semplicemente a rappresentare le due ore di musica che ho vissuto, farmi guidare da una scaletta chirurgicamente sezionata dagli album, e tentare una relazione che magari potrebbe avere un’utilità per chi decidesse di andare ad assistere ai prossimi concerti.

Sono le 21:30 quando Carmen sale sul palco, il teatro è pieno e inquieto, non pronuncia una parola, imbraccia la sua chitarra e lascia che sia “L’ultimo bacio” a rompere il ghiaccio.

In virtù del principio suddetto continuerei, in una sorta di elenco, a dipanare ricordi, mi limiterei a scrivere che da “Stato di necessità” si passa a “L’eccezione”, che nelle canzoni nuove si sente la mancanza degli archi tanto presenti su cd, che qualche piccola incertezza e l’attesa di conferma, trasformano la comunicazione in bisogno quanto mai imperioso e urgente, fino a donare ad una voce (che mai ho trovato tanto duttile e calda), nata per sposarsi ad una melodia, la forma e forza espressiva della recitazione.

Se onorassi a pieno il dovere di cronaca che mi sono imposta mi approssimerei al compimento scrivendo che “Confusa e felice” offre, oltre alla sempre luminosa omonima, uno dei momenti incantati del concerto: Blunotte, e che “Mediamente isterica” è l’ultimo capitolo della storia narrata nella serata (di “Due parole” sopravvive solo “Amore di plastica” prima dei saluti) che ha visto fra i suoi protagonisti anche glorie altrui, fra cui “My Funny Valentine” e “Amado mio”, e con questo concluderei.

Ma se di ciò mi contentassi dovrei tacere la struggente percezione che ha accompagnato “Moderato in re minore”, quando seduta sulla mia bella poltroncina rosa (Mi odieranno…ma perché scegliere di far somigliare un teatro ad una nave da crociera?) ho realizzato che unico freno alle mie lacrime era la compagnia di mille persone; sempre sotto silenzio dovrebbe passare la sonora risata che mi ha sorpreso quando un mio vicino, sulla quarantina, in completo scuro, prima atterrito dai momenti in cui il suono è diventato più aspro e tagliente, dopo la prima uscita, si è lasciato andare ad uno sbraitante e stridente “FUORIII!!”.

Credo non rientri in un’ accurata cronistoria neanche la scoperta di una persona sul palco che, senza ombra di arroganza, racconta quello che il suo sguardo lambisce, uno sguardo femminile, attento e indulgente.

Forse tutto questo è fuori luogo…ma ha voce e io non faccio altro che ascoltare.



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