Live report: Calibro 35 al Teatro Rasi, Ravenna Live report, 28/12/2010

24/01/2011 di

Questo week end è uscito nella sale "Vallanzasca - Gli angeli del male" - il nuovo film di Michele Placido dedicato al bandito milanese - e a pochi minuti dall'inizio chi vedete? I Calibro 35. Quello è il loro posto. E quando non sono nello schermo, magari sono immediatamente sotto, a suonare in diretta mentre le immagini scorrono. Così hanno fatto a Ravenna, hanno musicato dal vivo "Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare". Filippo Papetti racconta.



l 2010 dei Calibro 35 si chiude nel migliore dei modi, con un show che, se avrà un prosieguo anche nel prossimo anno, è destinato a diventare uno degli eventi imperdibili di questo nuovo fottutissimo 2011. L'idea di partenza è semplice quanto efficace: "Calibro 35 in Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare", sonorizzazione in diretta dell'omonimo capolavoro del cinema di genere italiano, diretto da Umberto Lenzi e musicato da Ennio Morricone (con direzione d'orchestra di Bruno Nicolai). Siamo al Teatro Rasi di Ravenna, sotto l'infaticabile egida di Bronson Produzioni, anche per promuovere il nuovo 7" del gruppo intitolato "Death Wish", registrato dal vivo proprio al Bronson di Madonna Dell'Albero (Ravenna).

La sala è stracolma. Si spengono le luci ed entrano i Calibro 35. Titoli di testa: parte il refrain della title-theme. L'incedere è maestoso, in puro Morricone-style, l'esecuzione, più energica rispetto a quella presente su "Ritornano quelli di... Calibro 35", è quasi marziale. La fusione è immediata, osservi il palesarsi delle scritte gialle dei titoli di testa e ti ritrovi pian piano dentro la Milano degli anni Settanta, quella dei Vallanzasca e dei Turatello. Il protagonista – magistralmente interpretato da Tomas Milian, che lo considererà per sempre uno dei suoi character più riusciti e disturbanti – si chiama Giulio Sacchi, ed è un malvivente da quattro soldi imbottito di alcolici e anfetamine, che passa le sue giornate nell'attesa nichilistica del grande colpo.

La pellicola si apre con una rapina che finisce male e che da il la ad uno dei momenti più intensi dell'intera serata: la scena dell'inseguimento. I Calibro 35, laddove nel montaggio originale ci sono solo rumori automobilistici, attaccano a suonare freneticamente, il pathos raggiunge i massimi livelli ed è come un cerchio che si chiude. E' il poliziottesco italiano – o Italian Giallo, come lo chiamano all'estero – che trae nuova linfa vitale proprio dal gruppo che più di ogni altro ha contribuito a germinare, in una sorta di scambio reciproco che travalica ogni intento meramente revivalistico. Inutile dire che il risultato è dirompente.

Ma non sto a raccontarvi tutto l'intreccio. Vi basti sapere che ad un certo punto Giulio Sacchi si mette in testa di rapire la figlia di un ricco industriale e il tutto non può che sfociare in un climax di ultraviolenza. Il commissario Walter Grandi indaga e i Calibro 35 accompagnano la narrazione entrandoci dentro al momento opportuno, senza troppi protagonismi. L'approccio alle musiche originali, tuttavia, è decisamente coraggioso. Più acido. Il loro, da sempre, non è un intento da filologi, ma da intrattenitori. E il pubblico apprezza.

Dopo l'inevitabile e tragico epilogo, rimane giusto il tempo per la vendetta. Giulio Sacchi sembra farla franca, non ci sono abbastanza prove per inchiodarlo. Sale la tensione. Il commissario Walter Grandi va a cercarlo in un bar di periferia e se lo ritrova tutto agghindato, a bere champagne. I Calibro 35 allora aumentano d'intensità. Walter Grandi tira fuori la pistola e la punta dritta contro Giulio Sacchi. "Commissario, commissario... un momento! Ma cosa fa? La polizia non può sparare!" E invece spara. Giulio Sacchi muore rotolandosi in mezzo alla monnezza, con la musica a rendere solenne il momento. Titoli di coda. Riparte il tema principale. Cinque-minuti-cinque d'applausi. I Calibro 35 tornano sullo stage visibilmente emozionati e salutano il pubblico con un inchino. E' il trionfo di una delle migliori live band italiane oggi.

Le foto sono di Francesco "Benza" Balatti?



Commenti (4)

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  • satana satana 06/02/2011 ore 17:49 @youwinimstupid

    Dire che Milano Odia è appartenente al filone "italian giallo", così come ha fatto tipo che ha introdotto il concerto, comunque è una clamorosa cappella che farebbe rabbrividire chiunque abbia una minima conoscenza del cinema italiano di genere.
    L'italian giallo è niente più niente meno che il giallo all'italiana, sottogenre distinto dal poliziottesco.
    Googlando a caso:
    http://www.cultmovies.info/directors/giallo/giallo.html

  • satana satana 06/02/2011 ore 17:53 @youwinimstupid

    O ancora:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giallo_all%27italiana.

    Insomma, occhio a far proprie le dichiarazioni degli "esperti" se non si ha cognizione di causa...

  • fausto folagra 08/02/2011 ore 12:59 @lucifersam

    Visto Vallanzasca al cinema...

    3 secondi netti (3,2 Lordi) di presenza sulla pellicola...poi 2 ore di colonna sonora dei Negramaro...

    ha più ragioni di sfruttare promozionalmente la sua immagine cinematografico-televisiva colui che di mestiere fa il ripieno del gabibbo...

  • Joe Kritikone 06/04/2011 ore 14:18 @joekritikone

    pienamente d'accordo! ormai e' una moda sfruttare il momento di riscoperta del cinema di genere e poliziesco italiano anni 70! e chi puo',sfrutta il piu' possibile..poi basta sentir parlare certe persone e capisci tutto..il bello we' che la maggior parte di queste cose sono organizzate da gente incompetente! che fiuta xo' facili guadagni sfruttando il momento.
    Ovviamente,i calibro e chi ha messo su questo progetto (dei calibro 35)secondo me,ha cavalcato l'onda di questa moda...sara' la mia impressione??:)

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