Live Report: Max Gazzè al Teatro San Domenico - Crema Live report, 06/03/2009

13/07/2009 di

"Casi Ciclici" è il nuovo live di Max Gazzè, uno spettacolo che è partito da Crema lo scorso marzo e che continuerà per tutta l'estate nelle maggiori città italiane. Rockit era presente alla data zero, quella preparativa di tutto il tour. Elisa Orlandotti racconta.



Max Gazzè per una settimana è stato a Crema, sette giorni spesi per provare e riprovare lo spettacolo "Casi Ciclici" al Teatro di San Domenico, complesso risalente al XIV secolo e, successivamente, conteso da ordini religiosi e da autorità civili fino a diventare sede della cavalleria militare, scuola, mercato, palestra e, solo nel 1999, sala a disposizione della cittadinanza per eventi culturali. In un posto così ricco di storia e di vibrazioni Max ha deciso di sviluppare le linee guida del suo show. Nulla di scontato se si parla del cantautore romano: nella quiete cremasca Max riesce a concepire un nuovo vestito per il suo repertorio musicale fondendo strumenti elettronici (theremin compreso) e classici (archi e flauti). I visual si trasformano in elementi in grado di interagire con i musicisti presenti sul palco, completando il concerto con cori, rumori e significati. Assolutamente bandita ogni chitarra.

Davanti ad una platea costretta su sedie – comode, per carità, ma poco rock'n'roll – iniziano a scorrere i brani: "Ministero della polvere", "Camminando piano", "L'origine del mondo", "Non era previsto", "Il timido ubriaco", "Raduni ovali" e "Vento d'estate". Gli occhi curiosano tutti i particolari sul palco: i ricci del cantante costretti tra le cuffie enormi, la sua camicia vinaccia e il basso fusi in un'unica macchia di colore al centro del palco, la batteria alla sua sinistra, il sintetizzatore alla sua destra, gli archi eleganti sul predellino alle sue spalle e sul fondo della scena i video che appaiono e sfumano discreti a seconda delle necessità musical/teatrali.

"Vento d'estate"… chi non ha forti ricordi legati a questo tormentone? I miei sono profondamente radicati proprio a questa cittadina; ora e allora, momenti cristallizzati a confronto, immortali, necessità e ilarità del destino che compie il suo cammino, qualunque cosa tu scelga. Respirare nuovamente il testo e far arrivare i bassi direttamente nella pancia, a dodici anni di distanza dalle prime volte che il pezzo girava in radio, non semplice singolone-meteora, ma canzone emozionante, forte ed efficace. La scaletta torna all'oggi: "Vuoti a rendere" e "Il solito sesso", brano sanremese che qui tutti sanno a memoria e cantano suggerendo a Max le parole da sussurrare alla donna che sta con lui al telefono. "Annina" è lo sfogo: inno condiviso da tutti gli oppressi dalle donne-lagne-instancabili-rompipalle ed è ovazione di una sala che non si tiene più per esplode su "Una musica può fare".

Pausa. Come lo stop and go nel sesso, che non ha mai entusiasmato nessuno. Nell'intervallo c'è l'esibizione di un Megahertz particolarmente esuberante che fino ad ora è stato confinato nel suo ruolo di autore delle parti elettroniche. Il pubblico ascolta la lunga digressione e pazienta.

Il rientro è un cazzotto nello stomaco: una lettura che, cruda e feroce, spiega i meccanismi finanziari del potere, una sorta de "Il principe" di Macchiavelli riportato ai giorni nostri. Lo rimuovo per tornare ad essere umana e godere dei bis, dei tris e dei cremaschi che non lasciano assolutamente andare via Max, Silvia Catasta, Megahertz, Sergio Carnevale e l'ensemble orchestrale degli EdoDea. "Una musica può fare" unisce palco e platea in un unico canto corale che ha l'intensità di un manifesto di vita e di un saluto. A presto Max, buon tour…



Commenti (1)

  • ANGELO CAMBA 14/07/2009 ore 14:21 @tailslide

    Ieri ha suonato al concerto di Franco Micalizzi al Magnolia di Milano... Gran concerto!

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