Vinicio Capossela - Teatro Smeraldo - Milano Live report, 12/03/2001

16/03/2001 di Bina



Che sorpesa! Nonostante tutta l'energia che sprigionano le sue canzoni non mi aspettavo un personaggio così presente sul palco. Avevo un po' di aspettative contrastanti: le canzoni con i testi intricati e surreali che mi attraevano, la musica a volte melanconica di alcune ballate e a volte briosa e incalzante di altri pezzi, come "Marajà", cantati tutti d'un fiato e a cui è impossibile star dietro... a dir la verità una frase me l'ero preparata: "Astablan feminin cutan melingheli stick e stuck malingut!", ma poi l'emozione, l'altmosfera... insomma: sono riuscita a dirla insieme a lui solo una volta! E poi non c'è solo la musica, e forse sono proprio tutti gli elementi che giostrano con questa a fare del concerto di Vinicio una vera e propria performance creativa. Strumenti inconsueti che oltre ad incuriosire rendono il suono e l'atmosfara molto coinvolgenti: un clarinetto, un banjo, fisarmoniche grandi e piccole, un incredibile violino (che strani suoni ha prodotto!), un quartetto d'archi, un contrabbasso... e bottiglie (suonate soffiandoci dentro) e strumenti a perscussione a cui non siamo più abituati si alternano alla chitarra (caldissima) e allo splendido pianoforte di Vinicio: con corde e martelletti a vista, tutto colori e lucette!

Con istanze riprese dagli espressionisti tedeschi, i tecnici della luce hanno creato lirici giochi di luci e ombre che dallo sfondo amplificavano il "mood" di ogni canzone. Strani accessori e congegni comparivano quando meno te l'aspettavi, occhiali luminescenti, bombette, fiori, sputabolledisapone, pistolette elettriche, coriandoli, accappatoio da pugile, ali di corvo... ad un tratto guardando lo sfondo si aveva l'impressione che fosse un corvo gigante a danzare sui tasti del pianoforte e a comporre la melodia.

Ero sorpresa, era come se ci fosse qualcosa che non tornava, e l'ho capito dopo che cos'era. Io mi aspettavo un personaggio che aveva trascinato con sè nella sua musica vecchi ricordi di altri tempi ed altri paesi, amori mai dimenticati, intrecci di vite sulle strade di chissà dove, desideri e poesie in versi impolverati dal tempo... e invece c'è lui, Vinicio, ed è giovane, e allora non torna, ed è questo il qualcosa che stonava: non è lo spessore di una vita ad aver iniettato in musica tutte le esperienze, le letture, le cose viste, sentite, pensate, provate. E allora da dove arrivano quelle parole, quelle note, quei suoni?

...Non manca di parlare al suo pubblico tra una canzone e l'altra e, sul finire ci dice: "è proprio bella la vostra città. E' l'unica dove si sente la mancanza di tutto."
Come dargli torto? Però Milano mi ha regalato questo concerto e molti altri e per questo la ringrazio... sottovoce.



Concerto bellissimo, tra poesia, teatro, immagini e storie. Quello di Vinicio è uno stile personalissimo e ricchissimo di emozioni: coinvolge il pubblico e lo trascina per oltre due ore, con brani tratti dal recente "Canzoni a manovella" e dal suo repertorio.

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