Max Gazzè - Teatro Smeraldo - Milano Live report, 28/02/2002

06/03/2002 di Simona Rotolo



Il sipario si apre puntuale alle ventuno spaccate. Le luci si spengono e l'intero teatro scivola di colpo nell'oscurità.

Di fronte a noi soltanto ombre alle quali solo successivamente sarò in grado di dare un nome e un volto. Nel frattempo, inizia il primo brano (e che brano!): "L'origine del mondo". Solo un interrogativo: dov'è Max Gazzè? Si è nascosto chissà dove al di là del palco, di lui sentiamo soltanto voce e basso. Successivamente, immancabile, arriva il primo singolo della sua ultima fatica ("Non era previsto") ma di lui ancora nessuna traccia, fino a che alla fine del brano il buio prende nuovamente il sopravvento e qualche attimo dopo il protagonista appare. Brano dopo brano, è sempre più difficile restare seduti e le poltrone sono troppo piccole e vicine fra loro per permetterci di ballare. Ma è un prezzo in più da pagare, oltre la salassata per poter essere in terza fila (...).

Dalla sua voce, precisa ed impeccabile, non traspare neanche la più piccola incertezza: Max Gazzè si agita, sorride, suona con la disinvoltura di un vero professionista, visto e considerato che la sessione ritmica è compatta, perfetta aggiungerei. Il fatto che abbia scelto Cristiano Micalizzi alla batteria, non ci sorprende. Quello che ci lascia senza fiato è vederlo suonare con la precisione di una drum-machine, senza perdere un colpo nonostante non - e ripeto NON - sia cuffiato.

Immaginate poi, oltre a tutto questo, la presenza di un agitatissimo Paolino (in prestito dalla Bandabardò) che si alterna tra percussioni e campioni, la magia dei testi e delle linee vocali di Max Gazzè, trascinate da vere e proprie ondate di tastiere/synth suonate dal grandissimo Francesco Magnelli e da Clemente Ferrari (fisarmonica e tastiere).

A questo punto cosa potrebbe desiderare di più un ascoltatore esigente? Lei, Ginevra Di Marco. Sublime, eterea, suadente, unica ed emozionante, Ginevra, oltre alle curatissime seconde voci, ci regalerà una splendida versione di "Trama tenue", tratta dal suo album solista.

Con una line-up del genere, non poteva che risultare un concerto memorabile. Tra tutti i brani proposti spicca sicuramente una cover di Battiato, un medley tra "Cara Valentina" e "Walking in your footsteps" dei Police, "La favola di Adamo ed Eva", "Eclissi di periferia", "Megabytes", "Quel che fa paura" (anche se di quest'ultima avremmo preferito un arrangiamento meno simile a quello dell'album che la contiene) e "Casi ciclici", con la citazione del riff iniziale di "Forma e sostanza" dei C.S.I. della chitarra (che ci lasciava sperare fosse la cover di un loro pezzo... invece...).

Sicuramente da segnalare alcune ‘finezze’ sceniche: il basso portato verso il basso da due corde che lo sorreggono durante "Il timido ubriaco" - e Max Gazzè lo ha suonato così, senza imbracciarlo (vi confesso di aver temuto per il peggio, viste le oscillazioni). Come se non bastasse, il Nostro nel proseguio ha puntato, come Bono all'epoca della tournée di "The Joshua Tree", un faro su tutti (musicisti e pubblico) con delirante trasporto.

La vera chicca però, come se tutto questo non fosse sufficiente, è arrivata quasi a conclusione dello spettacolo: l'annuncio della presenza di Manuel Agnelli! In forma perfetta, pantaloni eleganti, capelli corti... in pochi minuti sarà lui a prendere possesso del palco, sottomettendolo alla sua indiscutibile presenza scenica. Composto, rilassato si avvicinerà al microfono intonando “Sui giovani d'oggi ci scatarro su”, dedicandola al pubblico presente in sala (età media 20 anni, nel senso che molti sfioravano i 15). Ovvero come stupire i presenti lasciando il segno in quattro minuti scarsi: strofa strumentalmente vuota, voce urlante e carica di sentimento che riecheggia nell'aria sostenuta da un muro di chitarre nel ritornello ed il gioco è fatto! A fine pezzo (purtroppo) si allontana.

Il pubblico, basito, rimane scioccato per qualche secondo e nel silenzio riesco a percepire qualche frase del tipo "Ma chi era quello? Mi ha fatto svegliare!". "Era anche ora…" penso.

La band riprende subito lo show, si scambia sguardi di complicità e sorrisi. Fra loro c'è molta intesa ed è meraviglioso vedere ancora sullo stesso palco Magnelli e Ginevra. Ma quel brutto ceffo apparso qualche minuto prima ci manca già: riapparirà soltanto per il saluto finale.



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