Live report: gli Afterhours al Teatro Smeraldo - Milano Live report, 16/03/2010

12/04/2010 di

(Xabier Iriondo e Roberto Dellera - Foto di Laura Bernardini; In home foto di Umberto Talarico)

Ovviamente ci siamo andati più per Xabier Irondo - dopo 10 anni di assenza ha deciso di tornare in formazione per una breve serie di concerti - che per Claudia Pandolfi alla batteria. Ma il vero colpo di scena l'ha fatto Antonio Rezza. Gli Afterhours sono in tour con il loro primo live nei teatri. Fausto Murizzi ci racconta la data allo Smeraldo di Milano.



Che c'era d'aspettarsi qualcosa di speciale rispetto al solito era quantomeno prevedibile; che invece la serata, dopo quasi due ore di musica risultasse piacevolmente al di sopra delle aspettative, non era affatto scontato. Perché, diciamoci la verità, ogni qualvolta gli Afterhours hanno cercato una via di fuga dalla dimensione prettamente musicale, i risultati non sono mai andati oltre la sufficienza. Sarà invece che stavolta gran parte della scaletta pesca principalmente da "Hai paura del buio?" - e, nello specifico, i brani mediamente meno suonati dal vivo di quell'album - per cui difficilmente si potrà rimanere delusi; c'é poi il parterre di ospiti, a cominciare dalla ricomparsa di Xabier Iriondo dopo 10 anni dall'abbandono, a solleticare la curiosità di molti.

E la serata si apre infatti con Manuel Agnelli nel ruolo di lettore ("Anche se non ho le ali") e l'ex-compagno tutto intento a rumoreggiare in sottofondo prima di duettare, nel finale, in uno strumentale di sole chitarre. Concluso il pezzo introduttivo tocca al resto della band entrare in scena; si riparte quindi con "Tarantella all'inazione", che dell'ultimo disco é - al pari di "E' solo febbre", stasera in una versione live finalmente ai livelli dell'originale, grazie anche all'apporto di archi e fiati a cura dello Gnu Quartet - la traccia più atipica per la sua struttura ritmica, segno che gli Afterhours vogliono imbastire una scaletta nettamente diversa rispetto al solito. E il riferimento non é solo ai contributi dei diversi featuring (oltre agli ospiti già citati, c'é da segnalare la presenza di Claudia Pandolfi in veste di attrice, lettrice e musicista!), ma anche al ripescaggio di brani memorabili come "Musicista contabile" (con un telo a coprire il palcoscenico per un gioco di luci e ombre), "Posso avere il tuo deserto?" (con un inedito e azzecatissimo arrangiamento per flauto), "Simbiosi" (in compagnia di Xabier e inframezzata da una lettura della Pandolfi), "Senza finestra", di fronte alla quale la maggioranza del pubblico ci pare disorientata. Per non dire dell'incredulità di alcuni, sottoscritto compreso, quando partono le note prima di due tracce ripescate da "During Christine's sleep": "Icebox" prima e subito dopo "How we divide our souls", talmente inaspettate da metterci qualche minuto prima di riconoscerle entrambe.

A questo punto lo show parrebbe avviarsi alla conclusione, ma c'é ancora tantissima carne al fuoco. A iniziare da "1.9.9.6." fino ad "Oceano di gomma", Prette che cede le bacchette alla Pandolfi e riarrangiata completamente al piano da Manuel per trasformarla in una (quasi irriconoscibile rispetto all'originale) splendida ballata. Nel mezzo il racconto di Ennio Flaiano sulle iene - recitato più che letto - con Manuel al piano che introduce, of course, "Ballata per la mia piccola jena". Poi l'ultima sorpresa, ovvero l'esecuzione di "Punto g", altro pezzo minore che lascia interdetta gran parte della platea. Che riprende comunque conoscenza non appena parte "Pelle" (con Manuel ancora al piano ma stavolta accompagnato dal featuring dello Gnu Quartet), seguita da "Varanasi baby", accolta da un boato; la chiusura viene invece affidata a "Ritorno a casa", esperimento da sempre ritenuto disastroso ma che, al contrario, stasera sembra azzeccato, probabilmente grazie ad un ispiratissimo Agnelli nell'interpretazione del testo.

Sono passati esattamente 100' da quando si é aperto il sipario e la band si dirige verso le quinte. Quindi giusto il tempo di smantellare il palco dagli strumenti e, a parte l'esecuzione in acustico e solitaria de "Il paese é reale", il bis è affidato praticamente ad Antonio Rezza per un'altra ora intera. Che fa decollare lo spettacolo verso lidi completamente diversi, dove la band diventa attore "non protagonista" in alcuni sketch dell'attore laziale. Lo show termina quindi così, perché non c'é più tempo per un altro bis, anche se il pubblico richiama tutti a gran voce per applaudire e ringraziare.

L'esperimento può infatti dirsi riuscito, persino per quegli incontentabili che non hanno apprezzatto la seconda parte dell'evento e avrebbero preferito due ore e mezza di soli Afterhours.



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