Pinomarino - Teatro Vittoria - Roma Live report, 03/12/2001

12/12/2001 di



Roma. Ore 20 circa. Spizzico un sontuoso pezzo di pizza nel cuore di Testaccio mentre passeggio in direzione del Teatro Vittoria.

Ore 21 circa. Il rosso del velluto, tipico dei teatri, viene "sporcato" da una platea estremamente variopinta, formata da giovani alternativi e anziani in cravatta, comodamente seduti l'uno accanto all'altro in attesa di Pinomarino.

Il palco é gremito di strumenti, ma la prima immagine che arriva alla retina é la sagoma di Lupin III situata sopra la testata di un'amplificatore.

Si spengono le luci e due personaggi si impossessano di basso e batteria, si tratta di Pino Pecorelli e Fabrizio Fratepietro, che stendono un tappeto space per l'entrata in scena di Pinomarino.

L'atmosfera sembra essere quella giusta per una serata da incorniciare e l'attacco di Falso allarme sembra confermare l'impressione. Un rapido scambio di saluti tra Artista e pubblico ed ecco "la luce del sole" entrare dalla finestra aperta da Questione di ore.

Il pubblico gradisce e Pinomarino sembra accorgersene, continuando a levigare la scena con la sua semplicità, chiedendo di "Avere indietro l'anima se c'e'..." nell'intensa esecuzione di Via da qui. Il dolce carillion di Centrifuga e risciacquo ci conduce alla prima pausa, che Pinomarino sfrutta per spiegare al pubblico il concetto di "arrangiamento istintivo", modalità compositiva che deriva dall'istinto e dalla spontaneità, forse due delle doti migliori di questo cantautore romano, le quali pare abbiano portato alla creazione di Dispari, brano accattivante e pericolosamente orecchiabile.

I tre personaggi si dimostrano dei Musicisti nel senso stretto del termine e regalano delle vere delizie, con Pino Pecorelli che in alcuni momenti rischia di rubare la scena a Pinomarino, per la sua incredibile capacità di dare mille voci al violone e al basso. Nonostante questa formazione ridotta, il suono fluisce abbondante, riuscendo a creare un'atmosfera calda e familiare anche quando é il momento di cimentarsi con brani inediti.

La prima novità ha certo sapore popolare, ricco di malinconia e ironia ("Come se io per dare l'acqua ai pesci rossi usassi l'alluvione del '43..."). Dopo aver chiesto al pubblico di portargli una bottiglia di vino rosso, Pinomarino racconta la storia agrodolce che ha ispirato il secondo degli inediti, il cui inizio recita: "...paura che qualcuno da lassù possa ridere di me...". Si va avanti sulle note di Io resto qui, ennesimo nuovo brano che andrà, presumibilmente, a popolare il nuovo album in uscita con l'anno a venire (2002?).

Pinomarino continua a dialogare con il pubblico, spiazzando tutti con una storiella su Hitler che preannuncia l'esecuzione del brano Ho chiesto soltanto, riproposto con lo stesso fragore dell'album, a dispetto della sala teatrale.

Splendida la poesia che si diffonde da Meglio che niente, così come intense sono le scariche elettroniche di "Sparafucile", brano scritto nel lontano '88 e ritrovato per caso tra gli scritti di Pinomarino.

Il concerto volge al termine e Pinomarino saluta strappandoci un tenero sorriso con una improbabile improvvisazione alla tromba, ma c'e' ancora il tempo per L'uomo e l'angelo e per il nuovo brano: L'invenzione di un uomo.

Roma. Ore 23 circa. Le luci si spengono. A Pinomarino non resta che dire grazie...



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