Il concerto di Teho Teardo e Blixa Bargeld al Capannone Senza Filtro di Bologna Live report, 11/05/2013

18/05/2013 di

«Soli si muore». Non sarà un caso dunque se, dopo aver cantato «One is the loneliest number that you'll ever do» sul tappeto di glitch music stesogli nel 2010 da Alva Noto ("Mimikry"), Blixa Bargeld ha scelto il singolo di Patrick Samson del 1969 (già cover di "Crimson and Clover" di Tommy James & The Shondells, dice Internet) come bis per il live in rappresentanza del nuovo progetto "Still smiling" realizzato con Teho Teardo.
Sì, la solitudine può pesare, pure quella musicale può pesare, e questo forse spiega l'affascinante incontro fra l'emotiva scrittura tipica delle partiture per il cinema di Teardo (ormai unanimemente tesoretto nazionale), divise fra elettronica, chitarre ed archi, e l'istrionismo narrativo di Bargeld, diviso invece fra la lingua italiana, quella tedesca e quella inglese.

A differenza del progetto con Alva Noto qui lo storico fondatore degli Einstürzende Neubauten sembra infatti aver approfittato dell'incontro musicale svoltosi fra Roma e Berlino per dipanare una personale riflessione sul ruolo del linguaggio quale fattore di determinazione identitaria ("Wer bin Ich in anderen Sprache?", "Chi sono io in un altra lingua?", si chiede infatti in "Mi scusi") e sulla ricchezza di un vocabolario poco adoperato (l'elenco dei periodi geologici in "Nur zur Erinnerung") di contro al piattume mediatico (l'elenco dei canali televisivi del digitale terrestre italiano di "Come up and see me").
Naturalmente, senza la musica di Teardo, ricostruita dal vivo utilizzando in parte materiale pre-registrato e in parte suonata dallo stesso musicista di Pordendone insieme a Martina Bertoni, questo specchiarsi linguistico di Bargeld sarebbe stato impossibile. Anche in virtù del fatto che proprio la scrittura di Teardo, limata sulle immagini di tante pellicole, regge perfettamente l'incontro con la parola: un risultato da non dare per scontato.

Sul palco è ancora Bargeld a tenere la scena senza muovere un muscolo ma con la sola forza della sua voce (perfetta come in studio nei passaggi all'acuto, nei borbottii e negli squittii, nelle discese cavernose del ventre) e della sua personalità. Il capannone del Senza Filtro di Bologna, terrificante dal punto di vista acustico, sembrava il fondale perfetto per riportare gli spettatori (religiosamente seduti) alla Berlino degli anni '80 che fece da sfondo ai primi Einstürzende Neubauten e ai primi Bad Seeds di Nick Cave. La Berlino in cui da soli sovente si moriva. Non di amore, né tantomeno di noia, come ci insegna Christiane F.

Tag: concerti

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