Giovanni Lindo Ferretti - Tempio Valdese - Torre Pellice (TO) Live report, 16/10/2004

05/01/2005 di Simone Maurino



Il 16 ottobre il Tempio Valdese di Torre Pellice ha ospitato un pubblico piuttosto insolito. Giovani e meno giovani, dall'aspetto un po' punk un po' rock: giacche di pelle nera, anfibi e un aspetto da "alternativi". Tutti accorsi per lo spettacolo di Giovanni Lindo Ferretti e Ambrogio Sparagna, supportati dal gruppo Vox Clara.

Più che uno spettacolo, tiene a precisare Ferretti, i presenti assisteranno ad una "rappresentazione sacra". La serata è infatti l'occasione per la registrazione live (finirà tutto sul cd "Litanie") delle composizoni sacre di Ferretti e Sparagna: canti popolari degli appennini, testi tratti dai vangeli apocrifi di Nicodemo ma anche semplici preghiere. Il risultato è fuori dalle mie aspettative e anche da semplici valutazioni: non si tratta di bello o brutto, di noia o coinvolgimento. Non siamo di fronte ad un concerto, come alcuni potevano aspettarsi, bensi davanti a pura e semplice arte sacra. Il termine usato da Ferretti in apertura è quantomai azzeccato: si tratta di una rappresentazione del sacro. Come tale credo possa esistere solo un'adesione incondizionata e acritica o un rifiuto totale. E il pubblico si unisce agli artisti. Contemplo stupito l'applauso scrosciante che chiude anche l'esecuzione di un "banale" Padre Nostro. Certo è difficile non farsi trascinare dall'organetto di Sparagna, dall'incalzare della ghironda, dal canto intenso e ossessivo di Ferretti o dalle nacchere delle danzatrici del gruppo Vox Clara: esecuzioni perfette, senza una sbavatura.

Tra un brano e l'altro Ferretti legge testi sui popoli oppressi: parla di valdesi, ebrei ("i forni crematori sono l'evoluzione moderna dei roghi"), delle popolazioni occitane, delle crociate ("quali sono i cristiani? uccideteli tutti, Dio sa distinguere i suoi"), dell'insensatezza della guerra.

Le voci di Ferretti e Sparagna, gli strumenti e i cori del gruppo Vox Clara si fondono andando aldilà dell'abilità dei singoli individui di suonare un violino, una zampogna o di usare le proprio corde vocali. Il risultato trascende la normale valutazione di un concerto, ed è qui che spunta l'elemento sacro, quel qualcosa che va oltre la pura tecnica musicale e che non sembra appartenere neppure ai musicisti stessi.

Anche l'adesione del pubblico è altrettanto ideologica, forse spirituale, di sicuro senza compromessi e qualcuno alza anche il pugno chiuso. Dà una strana sensazione vedere giovani (probabilmente) poco avvezzi alle funzioni religiose entusiasmarsi così per dei canti sacri che non occupano di certo i vertici delle classifiche o i dancefloor di discoteche e centri sociali. Viene da chiedersi se abbiano capito il contenuto dei testi! Ma forse è questa la magia di un Ferretti che riesce a farsi applaudire anche quando canta inni religiosi. Forse nella nostra epoca i miracoli li fanno le (punk)rockstar.



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