Temponauts plays in Liverpool

09/07/2008

(I Temponauts al The Cavern Club - Foto inviataci dalla band)

Sono stati invitati a suonare al prestigioso Iinternational Pop Overthrow - dal 20 al 26 maggio presso lo storico Cavern Club di Liverpool - oltre alle due esibizioni previste hanno anche rimediato un mini live al Lennon's Bar, sempre in Mathew Street, per un totale di tre concerti in meno di 24 ore. I Beatles sorridevano dai cartelloni pubblicitari, il pubblico si incendiava subito dalle prime note. I Temponauts ci raccontano la loro esperienza in Uk.



LIVERPOOL, SABATO 24 MAGGIO

Le due di notte è l'orario del nostro primo set, sembrerebbe un po' tardi. Ma oggi è Bank Holiday, e già dal primo pomeriggio passeggiando per le vie di Liverpool sembra di essere nella copertina di "Strange Days" dei Doors: ragazze vestite da Wonder Woman, da acrobate, da diavolesse, da tutto quello che vi viene in mente. Gli uomini anche. E matrimoni dappertutto, di rito cattolico, anglicano, indiano… Mathew Street è suppergiù come pensavo, i Beatles osservano tutto sorridenti da cartelloni, posters, murales. E il vento dell'oceano ci porta in giro per la città, ci fa girare come trottole facendo cozzare le custodie delle Rickenbacker, e noi ridiamo e beviamo qualche birra. Mi ritaglio un piccolo black out personale, vedo l'Inter in TV prenderle dalla Roma, mi riunisco ai ragazzi e via al Cavern Club! Due foto di ordinanza all'ingresso, e un adesivo Temponauts compare galeotto sul cartellone con la storia delle band che hanno suonato lì (giusto tra Chuck Berry e i Kinks se non sbaglio, che se ci beccano ci ammazzano!), un tuffo giù per le scale ed eccoci al cospetto dei londinesi Higher State (tra l'altro anche loro escono in Italia per Teen Sound) che stanno tirando giù i muri del locale a botte di Byrds sound. Un cenno di David Bash (l'one man festival), un saluto ed eccoci chitarre in braccio sul palco: "They come from Italy, they play jangle, paisley & loud… They are the Temponauts!". Ci troviamo davanti a un muro di gente urlante. Guardo a destra, a sinistra, è tutto a posto. Via! "Men Of Dangerous Maybe" è il primo pezzo e intanto penso "Oh cazzo! Il Cavern… Oh cazzo!". La canzone finisce e giù applausi! David sorride, le ragazze ci fanno le foto, la gente beve, la nottata va avanti e il set anche. Alla terza canzone le quattro sedie rimaste in mezzo al locale spariscono e un po' di tizi si mettono a ballare, ridono, ci dicono cose incomprensibili ma tengono il pollice in alto ed è una festa! Il set vola via felicissimo, scendiamo dal palco e una ragazza si avvicina e ci fa: "Ragazzi, vi andrebbe di suonare domani pomeriggio al Lennon's Bar?". Realizziamo che suoneremo tre concerti in meno di un giorno. Cosa chiedere di meglio? Ormai è tardissimo, saluto i ragazzi e vado in albergo a scrivere le scalette per domani e a godermi un po' il momento e i miei pensieri. E un attimo prima di addormentarmi mi viene in mente Paul Weller che dice: "You can't touch the Beatles". Tutto vero.

DOMENICA 25 MAGGIO 2008

E il vento, il vento di Liverpool, dopo un po' ti sembra di sbandare anche in camera d'albergo, è bellissimo, ma santoddio che mal di gola stamattina. Ma anche quello passa magicamente poco dopo. Un breve giro per la città, memorabilia e due ricordini ed è gia ora del nostro set al Lennon's Bar. Un posticino delizioso, una piccola vecchia taverna sempre in Mathew Street, venti metri dopo il Cavern dall'altra parte della strada. Entriamo, gli svedesi Airvawes stanno tenendo il loro set. Grandissimi! Simone (il nostro chitarrista a dodici corde) dice: "Cazzo, ma questi suonano la colonna sonora dei film mid '80s di Italia 1 del sabato pomeriggio!". Ed è vero, sono semplicemente fantastici. Finiscono e tocca a noi. Un fonico gentilissimo e in gamba in due minuti ci arrangia, io tiro fuori la scaletta e… Sorpresa! Non è quella giusta, è quella della sera prima, ben più psichedelica e "notturna". Allora guardo i miei e dico "Gente, si va alla cazzo!". Al secondo pezzo ci troviamo il pubblico più eterogeneo dell'universo davanti. Ragazze e ragazzi, gente un po' più grande, qualche nonnino e qualche bambino. Mi giro e Pablo seduto ai tamburi saluta contento. Dietro di lui la gigantografia del giovane John Lennon sorride, il fonico schiaccia l'occhio e sorride anche lui. Tutti stanno ballando la nostra "Animal". Non ci credo. Mi lascio andare e viene fuori un concertino memorabile. Alla fine scendiamo dal palchettino tra due ali di persone che ci battono il cinque e ci fanno "Hey Temponoz! You guys rock!". Li invitiamo al set successivo al Cavern, e molti di loro li rivedremo. Mi si avvicina una tipa sui quarantacinque anni, sorride e mi dice qualcosa nell'inglese di Liverpool che io continuo a non capire. Rispodo "Thank you, thank you…", ma quella voleva andare al bagno e io stavo proprio contro la porta con la custodia, così alla fine uno mi ha preso per le spalle e sorridendo mi ha messo da parte allo stipite.

Un panino, una coca ed è già l'ora del secondo set al Cavern. Entriamo, è domenica sera e sono le otto, ed è ancora pienone. Ci vediamo un live incredibile degli Squire, appena prima suonava Paul Bevoir, avevo programmato di godermelo, ma ce lo siamo persi per via del nostro set supplementare al Lennon's. Arriva il fonico, un ragazzo giapponese o anglo-giapponese, ci dice due parole, sparisce dietro agli ampli un attimo, riappare alla consolle, ci fa fare due schitarrate a testa e ci da l'ok. Tempo un minuto e quindici secondi per i suoni più belli della nostra carriera! Iniziamo "Toxic & Lazy" e il Cavern è già caldo. E molti capito il ritornello lo cantano con noi a tutta voce! Mi scappa l'occhio e mi vedo sulla TV a circuito chiuso del locale. Cazzo che bel rosso televisivo la mia Rickenbacker! Inizio a fare un po' lo scemo sul palco, faccio un paio di pose da sfigoz e va tutto bene, the beat goes on! Ad un certo punto rientro un briciolo in me e penso: "Santo Cielo, ma come ho fatto a finire qui sopra?" Guardo Bob, sta sparando un solo bellissimo, il Simo macina jangle a mitraglia con la Rick 12, i cori di Andrea spingono i pezzi quanto il suo basso e Pablo suda e ride sotto i faretti dietro ai taburi, mentre la gente guarda e David continua a tenere il tempo con la testa abbracciato a sua moglie e il mondo non è mai stato a posto come stasera. Chiusura come gli altri due set con la nostra versione di "How Strong My Love Is" di Otis Redding e siamo giù dal palco. Subito arrivano ragazzi che ci stringono la mano, uno mi fa "Hey, you really sound like the Rain Parade!", cerco di dirgli che non immagina neanche che piacere mi fa sentire una cosa così. È americano e mi dice (più o meno) "Ah, you got THAT sound, when the '80s was looking at the '60s!"
Ci sediamo un attimo, mi gira un po' la testa, e ci vediamo i live di Anydays e Private Jets (favolosi, con su le camicie da comandante d'aereo!) e realizzo che per noi l'International Pop Overthrow è finito. Ed è stato un momento fantastico, una scommessa che abbiamo accettato, ma che a vincerla è stata la musica, che con la sua magia ancora una volta ha compiuto un miracolo, e dalle rive del Po ci ha portato su quelle del Mersy a respirare la storia e, nell'infinitamente piccolo dei nostri tre magici giorni, a farne parte.

"For A Day In The Life".



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