I testi in anteprima di "Cucina povera", il nuovo album di ManzOni

21/09/2012

Il prossimo 2 ottobre esce il nuovo album, "Cucina Povera". Ecco i testi in anteprima.

 

MARIO IN DIRETTA TV.

Mario, nome proprio fuorimoda da operaio, Mario che lavora là dentro da quand’era giovane, Mario in cassa integrazione da troppe settimane. Mario per la prima volta in una città che chiama capitale, Mario che ha un figlio laureato in filosofia. Mario che intervistato alla tv dice: “Ho sudato tanto per far sudare meno mio figlio. Ora, nell’era dei numeri soli con gli zero davanti, lui sa tutto sul comunismo, io so che se sarà fortunato avrà il mio posto”. E una bestemmia sfugge alla censura del bip che non esiste in diretta: la telecamera si sposta, e si posa sull'autunno di una piazza a Roma.
 

DAL DIARIO, A MIA MADRE.

Sono da mia madre, in ospedale, oggi. Dalla finestra i rumori del mercato del venerdì, pioppi alti e una gru che porta mattoni tra le nuvole e dov’è mio padre, dall’86. Sarò pronto com’è pronta lei a raggiungerlo, lassù nel suo paradiso? Io non ho mai avuto quel sorriso, quel sorriso tra due guance rosa, che lei anche ora ha. Una scala che va verso il giù, una Mercedes invadente e prepotente che impedisce alla mia Panda di uscire, e il paradiso già non c’è più.
 

SCUSAMI.

Scusami se ti amo ancora, se vorrei essere acqua del mare che accoglie il tuo corpo o il velluto della poltrona di un cinema dove ti siedi spesso. Scusami se ti amo ancora e se vorrei essere primavera per darti meno notte, se vorrei che la giornata fosse più lunga, che ci fosse più sole. Se vorrei essere proprio quel sole, ma meno violento sulla tua pelle, o crema solare, e farmi spalmare per proteggerla. Se vorrei essere pillola per farmi ingoiare e farti digerire il tuo star male, insomma se vorrei vederti felice. È inverno qui e piove da un mese e più, e la pioggia che cade somiglia troppo alle tue lacrime (che non sopporto).
 

ED ECCO L’ALBA.

Pochi minuti all’alba, tra un po’ mi sveglierò. Già nel sogno lo sento che tra un po’ mi sveglierò. Solo pochi minuti all’alba e mi sveglierò. Un orologio di nervi, è padrone anche nei miei sogni. Pochi secondi all’alba e mi sveglierò. Il barattolo giallo del caffè, il latte in bottiglia blu. Solo pochi secondi all’alba e mi sveglierò. La doccia, la porta di casa, la pallida luce della strada... la corriera. Ed ecco l’alba, davvero. Ecco il barattolo giallo, ecco la bottiglia blu. Ecco la doccia, la porta di casa, la pallida luce della strada... la corriera. Caporeparto, dio della sorpresa, ti prego: liberami almeno il sogno, cambiandomi di turno in primavera.
 

UNA GARZANTINA.

Ehi, ehi, dimmi che c’è: il tuo linguaggio è incomprensibile. Troppo difficile, per un sentimento semplice. “Sai cosa c’è per colazione?” è una domanda, non il tema per una laurea. Se mi giro dall’altra parte senza baciarti è solo per non farti sentire l’alito pesante della notte, e se ti dico “ti amo” lo dico perché ho voglia di dirlo, e non c'è nulla di nascosto. No, no, non pensavo che servisse una garzantina anche per stare con te. Ehi, ehi, dimmi che c’è: è mai possibile sia così difficile dirti che ho voglia di te?
 

A MIO PADRE.

Mio padre iniziò il suo viaggio su una corriera che aveva un portacenere in ferro attaccato alla schiena di un sedile in finta pelle, tinta ecru. Fumava senza filtro, pacchetto verde scritta nera, aveva le dita colorate di giallo e di grigio: Stampa Sera, nessun altro giornale. Si svegliava di lunedì, partiva alle sette di mattina, tornava alle sette di sera; io lo aspettavo, anche d’inverno, al capolinea. La porta dell’autobus si apriva e dal fumo dell’interno... usciva lui! Mi salutava senza mai darmi un bacio, e mentre si andava verso casa da grandi lui mi raccontava la guerra in Medio Oriente. Di lunedì escono tutti i giornali, ancora notizie sul Medio Oriente; in corriera non si fuma più, e nemmeno in casa. Mi sarebbe tanto piaciuto fumare in poggiolo con lui tra i gerani, una extralight.

DIMMI SE È VERO.

Dimmi se è vero che i vecchi ballano in estate in quel chiosco in riva al mare. Dimmi se è vero che si portano le scarpe da ballo, e che se le mettono seduti su una sedia in plastica prima di cominciare a ballare. Dimmi se si divertono, se ridono davvero; se le loro mani, le loro bocche hanno le stesse voglie mie. Dimmi se sudano e se bevono birra o acqua minerale, dimmi se a mezzanotte nuotano nudi. E se poi, stanchi, aspettano l'alba stesi sulla tela di una sdraio dai mille colori. Dimmi, dimmi se è vero che il sole li trova che dormono abbracciati, sporchi di sabbia.
 

IN TOSCANA.

La camera prenotata, buona per un tre stelle, come pure la cena: cucina povera e pane senza sale. La città dentro le mura, per noi un libro vergine, di quelli che con un coltello devi dividerne le pagine per poterli leggere. E tu, bella, elegante, curiosa come al solito, tu bella, elegante, curiosa, che non ti fidi come al solito. E servirebbe un traduttore di felicità simultaneo, che ti facesse capire che anche senza sorriso sono felice di essere qua con te, nonostante questa fitta pioggia. All'improvviso le nostre convinzioni parallele che si toccano, dimenticando regole matematiche s’intrecciano e ripartono più divise, e piene di Martini diventano galli che si beccano in un’arena in marmo bianco e nero: e non c’è nulla in palio, forse solo la nostra vita. Ti assicuro, avevo prenotato anche il sole: non doveva piovere quel giorno. Mi dispiace, avevo prenotato anche il sole, non doveva piovere quel giorno d’autunno.
 

LA STRADA.

La strada che porta a te, questa, sempre la stessa, è lunga come due tracce di quelli che augurano buona fortuna all'imperatore nero. Io al volante riempio questo spazio solo musicale, con parole mie e di un giornale economico dimenticato da te, che seduto accanto al guidatore da un po' di giorni mi fa compagnia. “I ricchi scelgono Courmayeur, la nautica resiste, Cortina è ferma, in calo la Costa Smeralda”: io, che sto pensando a come trovare i soldi per regalarti un last minute per il tuo compleanno, vorrei la rivoluzione. Ma non ho il coraggio di quel seme che, fuggito dalla juta di un sacco e da un camion in corsa, ha fatto fiorire un girasole ai bordi di quest'asfalto nero, fatto solo di note. Mi hai detto che stasera dobbiamo decidere. Mi hai detto che stasera devo parlarti... di cosa? Del tuo regalo? Di un'isola di roccia nera, vestita da fiori di capperi, o di Berlino, meta alternativa, e di come girarla in bicicletta? No, io so di cosa vuoi che ti parli; ho preso l'auto sapendo di cosa vuoi che ti parli, e sapendo cosa vuoi sentirti dire. Ed io dapprima ti dirò: non provocarmi con il tuo solito sorriso ironico. Se volessi davvero uccidermi per amore, come ho detto una volta, lo farei. Non paura di sparire. Ripeto: non provocarmi, anche se tu dovessi partire per scrivere altre storie, giuro non lo farei. Non ho più paura di vederti mentre ti allontani di spalle: con un cd masterizzato, con un tuo giornale accanto a me mentre guido, con quello che conservo di te, posso vivere. E alla fine, ti dirò: fin quando vedrò quel sole tondo, ora rosso al tramonto, starò a guardarlo e lo applaudirò.

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