Leggi i testi in anteprima di "L'oceano quieto" di Il Buio

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12/02/2013

L'1 marzo esce "L'oceano quieto", il primo album ufficiale de Il Buio. Ecco i testi in anteprima.

 

PAROLE ALLA POLVERE

Qui si proclama la fine del mondo
la penitenza e la salvezza
le maree in rivolta, la collisione cosmica
Cecità volontaria
il pensiero disperso, sfuggito, perduto
la morte della parola

Chi sei? Chi sono io? Chi sono gli altri?
Sono domande che forse dovresti porti
Chi sei? Chi sono io? Chi sono gli altri?
Sono domande che forse non dovrai più porti

Quando la parola non comunica più un messaggio
sorvola e distrae dal contesto
perderemo, come parole al vento
ogni senso acquisito

E noi diventeremo libri dimenticati
A braccia aperte doneremo
le nostre parole alla polvere
Libri lontani da sguardi nuovi e incuriositi
Le nostre parole nella polvere
e saremo polvere

Qui si proclama “proprietà privata”
il consumo e l'interesse
la comunicazione, la repressione, forze armate e cimiteri
La libertà e la giustizia
un pensiero disperso, sfuggito, perduto
la morte della parola

E noi stupidi quanto basta per non mentire
E noi stupidi quanto basta per usare parole più grandi di noi
Continueremo ad annoiarti con i nostri "noi"

MARIONETTE

Un ultimo sguardo volto al passato
prima che la distanza offuschi la vista
prima che il ricordo sia un rumore lontano
prima dell’ultima fermata

Mario ha visto tutto questo
dal finestrino del bus numero 6:
formiche accalcate ad un semaforo
e uno sciame di mosche affannarsi al mercato
con sorrisi che nascondono crudeltà
e distintivi coprono ignoranze infinite
Perché si dia la giusta importanza alle cose
imparando a memoria i salmi, l’Osanna e il Cristo è Il Mio Re
studiando la storia sui libri di scuola
e conoscendo le mille proprietà del nuovo decoder

Prima che la distanza offuschi la vista, un ultimo sguardo

Nella realtà questo è un teatro e noi marionette
con catene che lasciano lividi invisibili
e noi fieri della nostra libertà
Lasciano lividi invisibili a chi non vuol guardare
Lasciano lividi impalpabili a chi non vuol sentire
Lasciano lividi invisibili e noi fieri della nostra libertà

Mario ha lasciato tutto questo
appena giunto sotto casa:
ha dato le chiavi dell’appartamento ad una signora moldava
ha messo mano al portafogli
e ha dato i soldi ad un barbone
ha dato fuoco a ogni suo documento e alla scheda elettorale
Mario ha lasciato tutto questo
Mario ha lasciato tutto

Mario era la ricca signora che stendeva mille calzini da rammendare
Mario era l’impiegato d’azienda che ogni mese cambiava cellulare
Era il giovane giornalista che si vestiva da giullare
Era il politico, l’insegnante o l’operaio da ammazzare

NEL VENTO FREDDO

A volte ci sentiamo liberi
senza scontare le nostre cicatrici
senza l’eco delle nostre parole
Immobili, ci vediamo stabili
Un sorriso smagliante a chi parte
ed un filo di voce a schernirne la sorte
Immobili, ammiriamo l’agitarsi delle foglie sugli alberi
affidando poi tanta bellezza ad una cornice e ad un chiodo sul muro

Ma nel buio più profondo
amiamo la guerra, ogni disastro naturale
remare contro la nostra squadra
amiamo la malattia, il tumore
l’inquinamento, le piogge acide, l’effetto serra e le carestie
i terroristi, i dirottatori, i serial killer, i dittatori e i notiziari
Perché sono i conflitti ed il dolore
a levigarci come pietre nel vento freddo

Inermi, come il quotidiano che abbraccia il lampione
nel vento freddo
Litighiamo come due fili d’erba da sempre vicini
nel vento freddo
Alla fine ci alziamo tutti il colletto del cappotto
nel vento freddo
Alla fine ci alziamo tutti il colletto del cappotto
e incrociamo le braccia

WEST

C'è del marcio in un aria già insalubre
Schivi chiunque più in fretta che puoi
Qui la gente muore, ma no non sei te
non sei ancora te

E speri che poi ti dicano che tutto finirà

Un conato non è altro che un sintomo
Ne distingui diversi e ora sai
che quell'odore di morte
proviene da te

Ed ecco perché ti dicono che tutto finirà

Siamo figli clonati di banchieri appassiti
frutto di cinque minuti di insanità

VIA DALLA REALTA'

Corre il prete per la piazza del paese
sul ponte c'è un matto mezzo nudo
che si agita, sbraita e parla solo inglese
Le donne si coprono gli occhi coi foulard
aspettano il prete e lo sceriffo
il manganello, con il rosario, l'autorità

“Sono Robin Hood, io sono Casanova, sono il circo in città
Prestatemi attenzione perché, pazzo da legare, dinamite, io sono la realtà”

Si cercava una spiegazione, si cercava una soluzione
Non si era mai visto un comportamento del genere
E allora tutti a reclamare sicurezza per l’animale:
“Poverino si ammazza o si ammazzerà!”

Lui è Robin Hood, lui è Casanova, ora è il circo in città
Prestategli attenzione perché è pazzo da legare, dinamite, lui è la realtà
Lui è Caino, Abele, Ofelia, la sacra trinità
“Io sono il codice, la sacra Bibbia, l'oscenità”

Trascina sé stesso con le mani legate
la morfina ed i graffi sulla schiena
Passando li guarda negli occhi, con le loro anime segnate

I bambini di notte han paura del matto
Si chiudono le porte a due mandate
e finché le sue grida sono allontanate
si dimentica e cancella il ricordo del fatto

DA CHE PARTE STATE?

C'è chi può vedere e guarda
c'è chi può guardare e osserva
c'è chi può sentire e ascolta
ma che alla fine non ci pensa
Negazione o indifferenza
voi da che parte state?

C'è chi nega l'evidenza
e si adagia sul divano
ma dove dovrebbero esserci occhi
occhi non ce ne sono
E c'è chi pensa di agire
“partigiani” nelle divisioni:
pelle, partiti, sport, impieghi
sesso e religioni

Da che parte state?
Voi da che parte state?

Oggi han preso dei manifestanti
nel piazzale della stazione
Esprimevano il dissenso
forse con troppa ragione
Gente comune, più o meno
difficile da condannare
han sognato, creduto e sperato
come mio padre, mia madre
Esposti come prigionieri
condannati dai telegiornali
fotografati di fretta
con poca cura dei particolari
Hanno preso i manifestanti
"criminali contro la nazione"
Indifferenza
o negazione?

Dall'altra parte dello schermo
siede il plotone d'esecuzione
istruito a dovere
con poco pane e più televisione
Ciò che sembra è evidente
e si accomodano sul divano
ma dove dovrebbero esserci occhi
occhi non ce ne sono
Pensano di poter scegliere
votando all'occorrenza
Meglio questa cecità
o una sana indifferenza?

Voi da che parte state?

Indossiamo più maglie, ognuna un colore
cosicché non si possa cogliere la forza dell'unione
È un gioco antico, è un'arte, e noi
noi ne facciamo ancora parte

EDONÈ: IL CLOCHARD

La pioggia scende copiosa
sulle parole tristi
di una canzone troppo allegra
All’angolo siede un uomo
sembra dire qualcosa
Allucinazioni febbrili
senza alcuna fantasia

Una bambina dalla terra nera
vittima di ricchi avvoltoi
e degli scatti di una polaroid
I ricordi dolorosi
emergono avvolti nella foschia:
un’infanzia da fuggiasco
un ribelle per le vie

Ma sfumano le note allegre
e i lampi di memoria
Nei suoi occhi si riflette
il bagliore di un incendio:
vite d'imposizioni
e false concessioni
la falsità di noi gente

Sta tutto nell'occhio di chi guarda
nessuno lo può scalfire
nessuno lo può salvare

Non ha scelto un percorso
tutto può cambiare continuamente
Alla stazione ha iniziato ad amare il treno merci
Lo stridore dei suoi freni è un lungo lamento
di chi, ligio al suo dovere, lì è stato messo
Ancora sopra un binario, il suo calvario
solo un binario, il suo calvario

Sta tutto nell'occhio di chi guarda
nessuno lo può scalfire
nessuno lo può salvare

È NOTTE QUI

Opprimente come la pioggia che smorza gli animi di primavera
la nostra vita si ferma nella pellicola di un film
Una menzogna narrata quotidianamente
diventa sogno, desiderio
abitudine e routine
Toccherà ogni oggetto di pensiero
il nostro senso del benessere innaturale
Neocolonialismo delle menti
revisionismo del pensiero
e della radice culturale

All'improvviso la nostra vita è la pellicola di un film
Ma un volto nuovo non c'è
che porti i segni di ciò che è stato
un giorno vivere qui

Spettri di attori di Hollywood
marciano negli incubi di un bambino
mentre sorrisi di famiglie modello splendono
in quelli della madre
che racconta menzogne ogni giorno
solo sogni, desideri, abitudini e routine
Le nostre lacrime oramai
scendono da visi finti che non ricordiamo
quelle vere
non scenderanno più

La nostra vita è la pellicola di un film
Ma un volto nuovo non c'è
che porti i segni di ciò che è stato
un giorno vivere qui

Dimmi soltanto che il sole splende
ma è notte qui

NAUFRAGHI E VIANDANTI

“Balliamo sull’oceano quieto ignorando Moby Dick”
Questo è solo un pezzo di carta lasciato prima di un film
“Balliamo sulle ceneri dei sogni chiusi nei nostri cassetti”
Questo è un altro pezzo di carta abbandonato per un coca-gin
Disperazione, risentimento e un diffuso senso di irresponsabilità
Sulle spalle di Atlante cosa resterà?

Naufraghi con il mezzo sbagliato nel posto sbagliato
Viandanti in bici su binari perduti
E il futuro dove sta?

Tentare il riscatto
quando la mano che usi di meno
appartiene ad un altro
può scoraggiare chiunque
pure il più scaltro
perché tanto oramai che differenza fa?

Siamo naufraghi con il mezzo sbagliato nel posto sbagliato
Viandanti in bici su binari perduti
E il futuro dove cazzo sta?

Sull'oceano quieto ignorando Moby Dick
Balliamo sull'oceano quieto ignorando Moby Dick

SAM

Beve tè freddo al tramonto mentre guarda i falò
Sulle rive del Lago Michigan
l'acqua si increspa mentre sabbia bianca canta storie
degli indiani Chippewa
E lui ascolta e guarda
Tiene un diario sulla vita degli altri
dove scrive che la mimica facciale è come
veder crescere le fragole

La brezza sapida muove la fiamma
Ombre scolpiscono sulle pareti
cortometraggi ricchi di particolari
Sam conosce i risvolti e i dettagli
i significanti e i significati
E ascolta sempre un vecchio disco
e una canzone gli ricorda
come tutto questo finirà

 

Tag: anteprima

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