I testi in anteprima dell'album d'esordio de I Cani

23/05/2011

Il primo disco arriverà il 3 giugno, il primo concerto il 12 giugno al MI AMI. Nel frattempo, ecco in anteprima i testi dell'album d'esordio de I Cani. Le illustrazioni sono di Amalia Mora.



HIPSTERIA

Il Negroni che guardavi dall'alto e mescolavi, a fine giugno maturità e aperitivo a Monti. A casa poi scrivevi i tuoi racconti, sacrificavi i tuoi diciannov'anni curva su di un MacBook Pro. La pelle. La finta pelle. "Andrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio,
o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace."

Spietato e inesorabile è lo sguardo maschile, persino o soprattutto in un liceo del centro. Tu fumavi ed ostentavi una malinconia che male si intonava coi tuoi leggings fluorescenti. Le Lomo. Le Polaroid. L'immagine di sé che mette ansia. Le finte ansie. "Giuro, non c'è posto nel mio cuore per un post in più su Facebook con Daniel Johnston alle quattro del mattino."

Caterina, tu mi odi e io lo so di non farci bella figura. Sono il primo a riconoscere che se solamente fossi stata più attraente dentro i tuoi vestiti a righe, non avrei fatto finta di niente.

La pelle. La finta pelle. "Andrò a New York a lavorare o a studiare. Dirò ai miei genitori che sto male qui a Roma. Vedrai."

DOOR SELECTION

Smetterei di pippare, se solamente avessi iniziato: sarebbe una bella spesa in meno e davvero un bel gesto. Del resto qui la fila non cammina da un pezzo e la gente ha la faccia aggressiva: è qui per scopare, non può fare brutta figura.

Toglierei il saluto alla tipa all'ingresso, ma non me l'ha dato. Ogni volta mi guarda con l'aria da "Chi cazzo è questo?" Del resto qui la fila non cammina lo stesso. Ma non ho alcuna fretta: conosco benissimo cosa mi aspetta.

Le bariste che ci provano con me; i fuori sede che ci provano con le bariste (coi soldi dei padri); le consumazioni nella tasca di dietro: dieci euro in cambio di un Long Island gratis.

Smetterei di fumare, se non ci fossi così affezionato: sarebbe una bella spesa in meno e davvero un bel gesto. Del resto le chiederei in giro lo stesso (e mettici il fatto che a queste serate scroccarle è un inferno).

Toglierei l'amicizia al settanta per cento di quelli su facebook, ma in fondo non voglio vedere ridotto il mio impero. Del resto qui la fila non cammina da un pezzo. Ma non ho alcuna fretta: conosco benissimo cosa mi aspetta.

Le bariste che ci provano con me; la pretesa che tutto questo avrà un senso, il mattino seguente; le preoccupazioni da non dare a mia madre: un amico scrittore affermato vale quanto due esami.

VELLEITA'

I nati nell'ottantanove hanno reflex digitali e mettono su flickr belle foto in bianco e nero. I nati nel sessantanove fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.

Le velleità ti aiutano a dormire quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I nati nel settantanove suonano in almeno due o tre gruppi e fanno musica datata. I nati nel cinquantanove tengono corsi di teatro e quando va bene si rimorchiano le allieve.

Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati.
I gruppi hipster, indie, hardcore,
punk, electro-pop. I Cani.

Le velleità ti aiutano a campare quando mancano sei giorni all'analista ed è tutto così facile, o così difficile, nell'altro divanetto che non paghi per intero.

LE COPPIE

Le coppie si fanno i regali, festeggiano un mese, sei mesi e poi gli anni a cena al Pigneto e poi tornano a casa che al Fish'n'Chips oltretutto c'è fila. In macchina cala il silenzio, lei è scocciata e si guarda allo specchio. Lui fa finta di niente alza la musica e guida da brillo. Ma non li fermano quasi mai. Anche i vigili più stronzi non li fermano quasi mai.

Le coppie escono insieme e vanno ai concerti tenendosi strette: lui le ha fatto conoscere il gruppo ed essendo più alto l'abbraccia da dietro. Lei scherza sul fatto che in fondo il tipo che canta è piùttosto carino. Lui la ignora e per altri motivi più tardi s'incazza. Ma non si lasciano quasi mai. Non arrivano al punto di rottura quasi mai.

La statistica afferma che spesso chi dà il primo bacio nel seguito del primo amplesso sarà quello che ne uscirà male.

Le coppie si dicono basta e sui social network non sono più amici. Lei comunque sostiene che lui abbia fatto di tutto per farsi lasciare. Dopo mesi lo incontra a una festa e guarda di striscio se l'altra è più fica. Si dicono non rimaniamo estranei o nemici. Ma non ci riescono quasi mai. Neanche i meglio intenzionati ce la fanno quasi mai.

La statistica afferma che spesso il primo a staccarsi dal primo dei baci è lo stesso che alla fine dirà di troncare.

IL PRANZO DI SANTO STEFANO

Il primo Natale che tornai a Roma in anticipo non ero preparato alle tue zie di Firenze: mi ritrovai a pranzo che avevo già mangiato e i cugini avevano i nomi fuori moda dei nonni.

Mi sottoposi docile a una curiosità sincera e minuziosa, per quanto benevola. "E' il primo ragazzo di Claudia, non lasciamocelo scappare."

Più tardi in camera tua la porta era senza la chiave, entrò tua nonna e la sua faccia era di scusa più che imbarazzo. La stessa che feci io quattro anni dopo, quando ti vidi insieme al tuo primo nuovo ragazzo.

POST PUNK

Il mio annuncio diceva bassista cerca gruppo post punk, ma a rispondermi non fu un gruppo post punk. Si presentò puntuale alla fermata della metro A. Mi portò un disco dei Gogogo Airheart. Era timido e cupo, aveva il doppio della mia età e un lavoro di merda, ma scriveva su XXXXXXXXX. Voleva mettere su un'etichetta, poteva darmi contatti. Dopo neanche sei giorni, le prime lettere e i messaggi.

"Vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa, o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha. E per questo non mi riconosco in questa società: per me contano i dischi, i bagni nel mare, l'umanità."

Si definiva anarcoide, si vestiva come un impiegato. Frequentava soltanto ragazzini, liceali. Ogni tanto provava a parlare di sesso: capivo dove voleva arrivare e cambiavo argomento.

Quando vide casa mia fu così imbarazzato da dirmi che la sua famiglia aveva un casale a Orvieto; che era benestante, più che benestante, se avesse voluto avrebbe potuto smettere di lavorare in qualsiasi istante.

"Vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa, o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha. Ad esempio mio padre insegnava all'università. Quando è morto non sai i telegrammi, la quantità."

I PARIOLINI DI DICIOTT'ANNI

I pariolini di diciott'anni comprano e vendono cocaina, fanno le aperte coi motorini, odiano tutte le guardie infami. Animati da un generico quanto autentico fascismo, testimoniato ad esempio dagli adesivi sui caschi.

I pariolini di diciott'anni comprano e vendono motorini, danno le botte di cocaina, fanno i filmini con le quartine perché anche se non fosse amore non per questo è da buttare (com'è logico che sia).

Ed io, che sto a guardare e rido, di che rido? Io che di nascosto vivo, io non vivo che nascosto, ed ho un po' più di anni ma non so che cosa invidio.

Loro sono gli ultimi veri romantici.

PERDONA E DIMENTICA

Vergognati. Non dei soldi che hai, ma di quanto li hai spesi male, in biglietti del treno per andare a litigare. Vergognati dei collettivi sul post-patriarcato: hai sempre voluto essere la femmina del capo.

Vergognati. Non della tua casa borghese, ma perché non hai ammesso mai di preferirla a quella più piccola a Monte Sacro. Vergognati del sesso, e non perché l'hai fatto, ma per averlo usato sempre e soltanto come merce di scambio.

La camorra è terribile e Saviano è terribile, ma quello che hai fatto è ben più terribile, lo sai. La guerra è orribile e Santoro è orribile, ma quello che hai fatto non è perdonabile, né qui né nel regno dei cieli a cui dici di credere.

Ti prego vergognati.

WES ANDERSON

Vorrei vivere in un film di Wes Anderson, vederti in rallenty quando scendi dal treno. Coi personaggi dei film di Wes Anderson: idiosincratici, più simpatici di me.

E i cattivi non sono cattivi davvero. E i nemici non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero, proprio come me e te.

Vorrei vivere in un film di Wes Anderson: inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks. Vorrei l'amore dei film di Wes Anderson, tutto tenerezza e finali agrodolci.

E i cattivi non sono cattivi davvero. E i fratelli non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero
proprio come me e te.



Commenti (1)

  • Nicolò Franco 03/04/2012 ore 04:22 @NicolFranco

    Questi testi sono S T U P E N D I non vedo l'ora di poter ascoltare ogni singolo brano.

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