Abbiamo provato Tidal per una settimana (per capire se è davvero diverso da Spotify)

Quale sono le differenze tra Tidal e Spotify? Quanto costa? Ma soprattutto la qualità audio è davvero così migliore?
25/02/2015 10:53
di Carlotta Freni, Carlo Tonelato e Simone Stefanini

Tidal è sbarcato anche in Italia. Per chi fosse stato in ferie negli ultimi mesi, Tidal è il nuovo servizio di streaming a pagamento lanciato da Jay Z, che rispetto ai suoi concorrenti vanta una qualità audio senza precedenti. In Inghilterra e Stati Uniti è già presente da qualche mese, e da qualche giorno anche noi possiamo ascoltare le canzoni del cuore nella modalità che gli stessi produttori scandinavi (Aspiro) chiamano lossless. 

Lossless letteralmente significa "senza perdita" e si riferisce alla qualità dei 25 milioni di brani della libreria di Tidal: il formato dei file non è più l'mp3 (come in Spotify o Deezer) ma il FLAC e questo, senza tanti tecnicismi, si traduce in una maggiore fedeltà al master originale registrato in studio. Sarà davvero migliore rispetto ai vari software di streaming musicali già esistenti sul mercato (Spotify, Deezer, Grooveshark per interderci)? Lo abbiamo provato per una settimana per provare a rispondere a questa domanda.

Iniziamo con le basi: come si fa a iniziare ad ascoltare musica? Non esiste una versione gratuita del servizio, e per iniziare un periodo di prova la cosa è piuttosto macchinosa e non adatta ai malfidenti dei pagamenti in rete; questo perché, a differenza dei succitati software, con Tidal sei costretto a comunicare i tuoi estremi PayPal o di carta di credito per poter accedere a una prova gratuita di 7 giorni. Il dubbio che vogliano fregarti cercando tutti i modi per addebitarti l’intero costo della versione premium (unica disponibile) non è proprio l'atmosfera più adatta per avvicinarsi ad un servizio che invece dovrebbe offrire musica & gioia & spensieratezza.

Di Tidal esiste sia la versione online, da utilizzare direttamente dal browser, che le varie applicazioni per desktop o dispositivi mobili, e sono tutte belle e funzionali da usare sia su pc che mac. Oltre che il semplice ascolto di un brano prescelto, le possiblità di personalizzazione sono quelle classiche: creazione di proprie playlist e di aree dei preferiti suddivise per artista, album e brani. Come su Spotify anche qui si può navigare e spaziare nelle playlist tematiche in base al mood o all'attività del momento (meritano una menzione speciale anche le originali playlist proposte dalla redazione di Tidal: soundtrack degli ultimi film usciti al cinema o serie di successo, oppure speciali su musicisti e label varie). Anche per il servizio lanciato da Jay Z c'è la possibilità di rendere disponibili i brani per l'ascolto offline (non in versione trial, però), condividere ciò che si sta ascoltando sui social e creare ascolti random affini al brano in esecuzione, in più però ci sono anche 75mila video musicali in HD e un sacco di contenuti editoriali abbinati a playlist: poco prima di scrivere questo articolo abbiamo passato una piacevole mezzora a leggere la storia e ascoltare una selezione di pezzi della storica etichetta neozelandese Flying Nun, e la cosa non è per niente male.

Il difetto principale, l'avrete capito, è appunto il costo: 19 euro e rotti rispetto ai 9 euro per la versione premium di Spotify, praticamente il doppio. Per alcuni può considerarsi decisamente proibitivo, ma già dalla presentazione in homepage sul sito si può capire che gli utenti a cui si rivolge Tidal non sono propriamente gli studentelli fuorisede squattrinati abituati ai servizi freeware: Tidal si presenta con un video introduttivo che sembra un trailer tra Mad Man e American Psycho, che si basa su “Le cinque cose che un uomo deve avere”, escludendo subito dal gioco le donne che vogliono ascoltare musica e snocciolando un elenco di qualità che fanno impazzire gli yuppies (tipo avere una bella firma, o entrare in un posto con l'aria di chi lo possiede), che terminano con l'affascinate claim “Sounds. Perfect”.
Il protagonista è un uomo apparentemente di successo vestito in giacca e cravatta, di quelli che quando hanno una donna a cena in casa le attaccano il discorsone su come apprezzare a pieno i suoni cristallini del loro impianto Bose pagato il doppio della vostra automobile.

Detto ciò, visto che non vogliamo sentirci i figli della serva, abbiamo voluto dare comunque un’opportunità a Tidal. Noi che tanto amiamo la possibilità di ascoltare gratuitamente musica con la coscienza pulita, ormai ci siamo anche abituati ad ascoltare i Mogwai su interrotti continuamente dal promo di Alex Britti o dagli innumerevoli jingle di Spotify il cui speaker è diventato praticamente il coinquilino con cui condividiamo gioie e dolori della nostra vita, e sul quale si potrebbe creare un intero spin-off di “Her”.



Abbiamo usato due computer diversi, con standard d’ascolto differenti, usando un paio di cuffie buone, delle casse da impianto semi-pro e facendo la prova del nove utilizzando le casse integrate dei portatili. Il test è stato eseguito da una semplice utente media e da un musicista più abituato ai tecnicismi dell’ascolto. Abbiamo scelto una sequenza ben precisa: “Ti scatterò una foto” di Tiziano Ferro e “Bullet with butterfly wings” degli Smashing Pumpkins. La ragione è per una comune peculiarità tecnica: sono due canzoni che progrediscono tramite stratificazioni, partono con la voce principale isolata e poi pian piano si aggiungono tutti gli strumenti.

La prova casse del computer, chiaramente, è stata deludente poiché distorcono se gli arrivano troppe informazioni sonore, invece dalle cuffie e dalle casse, con un ascolto approfondito e comparato minuto per minuto, il suono di Tidal risulta davvero corposo, rotondo e decisamente meno compresso, senza tagli di frequenza sugli altissimi e sui bassissimi. Questo perché, come spiegato all'inizio, il formato audio in streaming di Tidal è il FLAC, mentre il massimo che Spotify riesce a offrire è l’MP3 a 320k.

Di fatto però l'utente medio è solitamente sprovvisto di casse o di cuffie da audiofilo, e soprattutto è sprovvisto di un ambiente anecoico/insonorizzato in cui godere di questa onda energetica di qualità. Se non hai una connessione stabile poi, a Tidal non pensarci nemmeno perché i file sono più pesanti da ascoltare in streaming. Infine il catalogo, per quanto ampio (25 milioni di brani) è ancora incompleto: ci volevamo ascoltare i Metallica come dei veri tamarri, ma purtroppo non sono ancora disponibili. Di artisti italiani manca qualche nome storico, ma tendenzialmente le ultime uscite sono quasi tutte reperibili (per esempio Colapesce c'è, così come gli Auden). 

Quindi cari common users state sereni, per ora la vostra app streaming preferita va più che bene e le differenze con Tidal sono davvero minime. Se invece siete degli audiofili che vogliono puntare sul digitale (quindi siete praticamente degli animali rari), Tidal è il servizio perfetto per voi.

 

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L'articolo Abbiamo provato Tidal per una settimana (per capire se è davvero diverso da Spotify) di Carlotta Freni, Carlo Tonelato e Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 25/02/2015 10:53

Tag: streaming - tecnologia - app

Commenti (10)
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  • Maurizio Levis 25/12/2017 ore 17:11

    Salve e auguri.
    Ho appena scaricato Tidal sul mio cell. Ma vi risulta che non c'è un opzione per attivare l'audio in modalità HI-FI piuttosto che premium. Come faccio a capire a quale definizione audio è ciò che sto ascoltando?

    > rispondi a @fuocorossofuoco
  • Arnaldo Toso 09/01/2018 ore 17:27

    Ho ascoltato TIDAL sul pc ( audio 5.1)con l'audio modalita' Hi-Fi e ho notato che a differenza di Spotify o Napster,la musica si sente sui 5.1 canali,mentre con gli altri due si sente solo stereo 2.1. E' eccezzionale come qualita' l'audio di Tidal.
    Per Maurizio Levis : per vedere in che modalita' ascolti ,vai in Impostazioni, e poi Streaming.Ciao a tutti !

    > rispondi a @arnaldo56
  • Eugenio Ambrogio 10/02/2019 ore 16:22

    Era abbastanza scontato il risultato, 320 in mp3 da una parte e lossless dall’altra, se non hai strumenti adatti ovviamente sono soldi buttati, per chi dice che la qualità si cerca nei cd, beh non è detto, primo perché l’alta risoluzione di certi formati i cd li supera, secondo perché benché uno abbia una bella collezione di dischi, magari non ha proprio tutto e in più la possibilità di godersi l’hifi anche come fosse una radio di ottima qualità non è affatto male. Certo rimane come sempre una cosa di “nicchia” come lo è un impianto da 3000€ o più.

    > rispondi a @slash.sweet.rocker
  • Fausto Trusso Sfraz 10/04/2019 ore 12:32

    Ma sinceramente uso Tidal da qualche mese....
    In studio con scheda RME professionale e casse Adam (professionali da studio) e anche su cellulare Mate 20 stereo con App, oppure usando la cassa di mini Mac (New).
    Tidal ha un suono corposo, pulito, davvero buono direi.
    Son passato a Tidal per caso per usufruire di un servizio che uso su Serato Pro.
    Il suono è superiore sia per qualità e anche il sito è davvero carino.
    Sembra quasi che abbiano rimasterizzato tutto, oppure sembra che usino qualche tecnologia a strati per dare più corposità sonora, non so, non sono un tecnico di streaming...
    Comunque un bel suono!

    > rispondi a @ffastman
  • Furio Ombri 2 mesi fa

    Bel post. Completo. Serio e ironico al tempo stesso. Mille grazie in lossless.

    > rispondi a @furio.ombri
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