Come scegliete i vostri talenti? Risponde Time Records Rubrica

22/03/2017 di Giorgia Mortara di Sounday

In questa rubrica a cura di Sounday le migliori etichette italiane ci spiegano come fanno a scegliere i propri artisti, ovvero l'A&R, il magico incontro tra un talento e un cacciatore.

A&R è una sigla che sta per Artisti e Repertorio, una divisione di una casa discografica che si occupa di scovare nuovi talenti e di monitorare l’andamento del catalogo. Senza dubbio è un reparto di cruciale importanza per il mondo musicale, ma da tempo ha subito un forte scossone: il talent scout nasce nei piccoli live club, nelle sale prova, nelle cantine e sulla strada. E oggi? 

Questo ultimo appuntamento della nostra rubrica è con Mark Imbruglia e Manuel Nicoli di Time Records, storica etichetta dance, di base a Brescia, che opera dal 1984. La label produce (e introduce in Italia) il genere Hi-Energy, cavalca l’onda dell’House Music e trasforma in disco il seguitissimo programma di Albertino “DeeJay Parade”.
Negli anni '90 pubblica Aladino, Boy George, Billy More, Molella, Silvia Coleman, Datura, U.S.U.R.A., DJ Dado, Run DMC VS Jason Nevins, Vengaboys, 20 Fingers, e arriva al top delle classifiche internazionali con The Outhere Brothers, The Tamperer feat. Maya, Black Legend.

Nei 2000 tra produzioni, pubblicazioni in licenza e partnership, si mantiene unica nel suo genere e ottiene diversi dischi d’oro (Yolanda Be Cool “We No Speak Americano” ad esempio) e di platino (The Temper Trap, Caro Emerald, l’inno degli Europei di calcio in Germania Oceana “Endless Summer”). In questi ultimi anni le pubblicazioni di spicco di Time sono Feder feat. Lyse, Lost Frequencies, Imany, Janieck, Cristian Marchi per citarne solo alcune.

Ciao Mark, Manuel, in base a cosa decidete quali dischi pubblicare e chi inserire nel vostro roster?
Mark: pubblichiamo tutto ciò che può essere appetibile alla gente, ciò che crediamo possa avere un’ottima programmazione nelle radio o che possa essere interessante al nuovo pubblico che utilizza lo streaming come strumento di fruizione della musica. Per quanto riguarda gli artisti dipende molto dall’età e dallo stile.
Manuel: alla fine nasce tutto dall’emozione che un brano suscita in noi. Questa è la prima variabile della quale teniamo conto, ancora prima di classifiche e dati di vendita/streams. Mark ed io abbiamo gusti abbastanza diversi in ambito musicale e proprio questo ci permette di proporre sempre a Giacomo (presidente di Time) un repertorio abbastanza variegato, dai dischi più pop e commerciali come Imany, Caro Emerald, Lost Frequencies a progetti più ricercati come Dennis Lloyd, artista Israeliano che stiamo per lanciare a livello globale.

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Come è cambiato l’A&R nell’epoca del digitale? Trovate che si sia semplificato?
Mark: io faccio parte della nuova generazione di A&R perché una volta si andava nei locali per scovare i nuovi artisti/dj, ora con il digitale è molto più semplice ma la quantità di brani si è moltiplicata paurosamente ed è davvero difficile trovare la canzone che fa “la differenza”.
Manuel: se da un lato il digitale ha reso più accessibile e democratico il music business ha dall’altro lato anche permesso l’immissione sul mercato di una quantità di catalogo immane. Affiancare alla ricerca online di nuovo repertorio il vecchio scouting fatto di concerti, studio e songwriting session -quando possibile- credo sia la chiave migliore.

Utilizzate piattaforme di music streaming?
Mark: sì ovviamente; Spotify/Apple Music sono il futuro oramai anche se in Italia non hanno preso ancora piede come negli altri stati. Sta iniziando ora.
Manuel: certamente. Oggi è il metodo di fruizione più diffuso e in crescita a livello globale, sarebbe impossibile farne a meno; il piccolo problema è che quando hai tutto il catalogo mondiale o quasi, ad un prezzo mensile irrisorio è difficile per l’utente medio dare il giusto valore alla musica che ascolta. Quando hai tutto, molto spesso, non hai nulla.

Conta più la musica o il numero di like social?
Mark: conta solo la musica. Il numero di like social è uno strumento perverso che molti utilizzano anche con sistemi non corretti per creare buzz attorno ad una traccia. Esistono società su internet che falsificano tutto, dai like sui social network, alle visualizzazioni su YouTube, Soundcloud ecc ecc. Ma alla fine dei conti tutti questi fake fanno male solo alla musica. Se un disco è bello va quasi da solo e se spinto con una buona promozione, sicuramente otterrà i risultati che si merita.
Manuel: la musica è l’aspetto sempre più importante. Quando si firma una hit, anche con pochi like social, il brano emerge sempre. La parte digitale è importante e da tenere sott’occhio ma è solo un contorno che può essere utile, non fondamentale. Pensiamo al progetto TIME SQUARE “Follow The Sun” che abbiamo lanciato pochi anni fa. Progetto inventato da zero, con profili social creati solo per la release. Il brano è diventato un successo in Italia, licenziato in tutto il mondo e ancora oggi a distanza di anni richiesto per sincronizzazioni su scala globale.

 

Quanto è responsabile l’etichetta del successo degli artisti che cura e quanto l’artista è responsabile della buona riuscita del proprio progetto?
Mark: moltissimo, ci sono strategie di promozione/marketing dietro che possono determinare il successo o l’insuccesso di ogni canzone. Gli artisti sono anch’essi responsabili del loro successo, soprattutto gli artisti stranieri che a volte non vengono in Italia per promuovere il loro singolo/album e questo non facilità il nostro lavoro. A volte invece si rendono sempre disponibili e questo significa molto per noi e soprattutto per i media che apprezzano e non dimenticano!
Manuel: l’etichetta è responsabile per la riuscita di un progetto tanto quanto l’artista. Quando si firma un brano è il lavoro di squadra, la strategia e la disponibilità che fanno la differenza.

Time spazia tra produzioni proprie e licenze estere, ci raccontate la differenza tra la promozione di un artista home made prodotto da voi e il lancio sul mercato italiano di un giovane artista internazionale come Lost Frequencies?
Mark: non c’è molta differenza a dire la verità per quanto riguarda la promozione/marketing. Se produci un brano in casa ovviamente devi creare prima il prodotto, dal brano, alla copertina, al video…poi quando hai il prodotto finito lo lavori nello stesso modo in cui lavori un brano preso in licenza da un’altra etichetta estera. Se lanci un nuovo artista con il suo singolo di debutto, è sempre difficile presentarlo ai media che sia home made o preso in licenza, mentre se promuovi un artista consolidato come Caro Emerald ad esempio, che ha all’attivo diverse hit radio, il lavoro è più semplice ma tutto dipende sempre solo ed esclusivamente dalla potenzialità della canzone.
Manuel: come già detto in precedenza è la potenzialità del brano ad avere il peso maggiore. Predisponiamo ovviamente strategie dedicate di marketing in base al tipo di release ma è una differenza di genere/stile, non di artista home made o licenza per l’Italia.

Che consigli volete dare a un artista che dà il via a un nuovo progetto?
Mark: sarà banale, ma consiglio di essere originali, diversi, furbi ed intelligenti, di provare sempre a creare qualcosa di non ancora sentito, qualcosa che possa suscitare l’interesse di chi ascolterà il loro pezzo. La musica è curiosità, è emozione.
Manuel: come dice giustamente Mark, soprattutto per noi indipendenti la chiave vincente è l’originalità. Cercare nuove strade e nuovi stili che possano comunque diventare un successo “mainstream”, non brani alternativi che restano nell’underground. Un artista che stiamo per lanciare ad esempio è stato per un anno da solo a Bangkok senza internet e telefono a produrre musica. È tornato con più di 30 demo dal grande potenziale. Forse è proprio quando ci si allontana dal quotidiano e si intraprende un viaggio dentro sé stessi si può trovare la chiave di svolta. Anche senza andare in Thailandia.

 

 

 

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