Calibro 35: "La fantascienza è figlia delle visioni, e le visioni di solito si realizzano"

31/01/2016 di

Tommaso Ghidini è il capo della Sezione di Tecnologia dei materiali dell'Agenzia Spaziale Europea, mentre Enrico Gabrielli è uno dei componenti dei Calibro 35. Quello che li unisce è la "cosa" in cui anche noi siamo inseriti: lo spazio. Lo spazio, immaginato dai Calibro 35 nel loro ultimo concept album, "S.P.A.C.E.", e lo spazio da conquistare, l'ultima frontiera dell'umanità, per la quale lavora ogni giorno Tommaso.
"Il mio lavoro – spiega Tommaso – consiste nel qualificare tutti i materiali attraverso cui voliamo nello spazio. All'atto pratico significa ad esempio immaginare come costruire una base lunare usando una stampante 3D, senza nessun supporto logistico". Sulla Luna infatti non possono essere utilizzate le stesse tecnologie, gli stessi materiali che utilizziamo sulla Terra: "Attraverso la stampante 3D utilizziamo il materiale già presente sulla luna, la regolite lunare. Sembra fantascienza ma lo abbiamo già sperimentato attraverso una simulazione. Tra l'altro questa stessa tecnologia può essere utilizzata per costruire delle protezioni di emergenza per le persone afflitte da calamità naturali".

Com'è nata la passione per lo spazio? Per Enrico Gabrielli sui libri di fantascienza: "Mi ha sempre appassionato la scienza che entrava in contatto col surreale. Il mio sogno da piccolo era proprio fare l'astronauta". Il lavoro che Tommaso Ghidini ha scoperto a 3 anni: "Ero su un aereo e sono entrato in cabina di pilotaggio. Da allora ho deciso che questa sarebbe stata la mia professione". Ed è proprio la fantascienza che ritorna tra le passioni di Ghidini: "La fantascienza è figlia delle visioni, e le visioni di solito si realizzano. Per noi è fondamentale pensare a quello che accadrà tra un numero imprecisato di anni e che oggi non riteniamo nemmeno lontanamente realizzabile. Pensa a Jules Verne".

Le visioni che poi si traducono in missioni per l'ESA sono finanziate dalle nostre tasche, ma, come conferma Ghidini, "costano ad ognuno di noi quanto un biglietto di cinema". Otto euro all'anno che ci permettono di raggiungere le stelle. L'Italia è tra i tre contribuenti principali in Europa per quel che riguarda le missioni spaziali, assieme a Francia e Germania. C'è bisogno però di una coalizione assieme alle altre potenze spaziali di tutto il mondo per poter raggiungere determinati traguardi: "Per muoverci necessitiamo di una decisione politica. Il nostro obiettivo è di riuscire a lavorare sul progetto della base lunare entro 15 anni, tra il 2020 e il 2030. Lo spazio deve essere un terreno di pace su cui lavorare creando tecnologie di alto livello". Si parla anche di commercializzazione dello spazio, fa parte anche questo degli scenari futuri? "Ben venga che lo spazio diventi interessante dal punto di vista commerciale" – sottolinea Ghidini – "la nostra missione deve necessariamente avere anche questo scopo. Tra 5 miliardi di anni la Terra scomparirà, c'è bisogno di pensare a colonizzare un altro pianeta. L'importante è farlo in maniera sostenibile". Dopo la Luna sarà finalmente la volta di Marte? "Per me Marte rappresenta la prossima dimensione dell'umanità, mi piacerebbe dedicare quello che rimane della mia vita professionale a questa missione, anche a costo di non vederla realizzata. Magari ci riusciranno i miei figli".

Gabrielli cerca almeno di rubare a Ghedini informazioni su quello che è il rumore dello spazio: "All'interno delle nostre stazioni spaziali c'è tanto rumore, per tanti meccanismi e processi di lavorazione che dobbiamo comandare. Però il bello è avere fuori il silenzio totale".

Tag: betterdays festival

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    A Milano la mostra su Frida Kahlo con le musiche di Brunori SAS