Tones on the Stones: immersi in un teatro di pietra e magia

A Oira, tra le montagne della Val d'Ossola, sorge Tones Teatro Natura, dove si esibiscono grandi artisti internazionali come il re della techno Richie Hawtin, Stuart Copeland e presto Venerus. Il racconto di un progetto nato per caso e diventato un'occasione incredibile per una terra di frontiera

Tutte le foto dall'edizione 2023 di Nextones - per concessione di Nextones
Tutte le foto dall'edizione 2023 di Nextones - per concessione di Nextones

A Oira sono stato svariate volte. Alla sua sagra paesana dedicata a San Marco, a camminare sui suoi sentieri, a fare il bagno nelle sue gole sul fiume Toce, a giocare a carte nel suo unico circolino, a un pranzo di Natale – finito in semitragedia – nel suo unico ristorante. In questa frazione di 150 abitanti circa del Comune di Crevoladossola non avevo invece mai assistito alla performance di uno dei più grandi dj del mondo. È successo pochi giorni fa, quando finalmente sono riuscito ad assistere per la prima volta a Nextones, rassegna che nel frattempo è giunta alla sua decima edizione.

Questi paesaggi per me – nato e cresciuto a una decina di chilometri da qua nella "metropoli" Domodossola – sono casa. Eppure, per motivi indipendenti dalla mia volontà e molto dipendenti dalla vita incasinata che si conduce quando si passano i 30 e si veleggia verso i 40, non ero mai riuscito a presenziare a una delle manifestazioni più belle e innovative che siano mai state organizzative nelle mie terre. Mi sono rifatto alla grande, assistendo a un impressionante set tra le cave di gneiss – roccia tipica di questo spicchio di Alpi piemontesi – di Tones Teatro Natura di Richie Hawtin, artista inglese classe 1973 e nome di punta della seconda ondata della scena techno di Detroit.

Nextones è organizzato dalla Fondazione Tones on the Stones ed è la "sezione elettronica" di un programma che tra la primavera e l'estate porta tra i graniti ossolani spettacoli di ogni tipo, dalla lirica alla danza, dal jazz alla musica classica passando per il teatro e per una rassegna come Campo Base Festival, che dall'1 al 3 settembre ospiterà rappresentazioni, riflessioni sul rapporto tra uomo e natura e due live molto fighi come quelli di Venerus e degli Addict Ameba

Tones Teatro Natura non è sempre esistito. Prima gli eventi di Tones on the Stones, di cui Nextones (che negli anni passati ha avuto altri "main eventer" davvero importanti come Nina Kraviz e Squarepusher) è la componente più "giovane" e internazionale, si tenevano in varie altre cave della provincia del Verbano Cusio Ossola, che hanno ospitato nomi grossi, grossissimi e giganti del panorama musicale, come Marco Mengoni. Nel 2020, mentre i teatri di tutto il mondo erano costretti a chiudere a causa della pandemia, nasceva nell'ex cava Roncino, riqualificata, un teatro di pietra immerso nella natura, raggiungibile attraverso un breve sentiero di ghiaia lungo la strada che porta in Val Formazza. In meno di tre anni il posto ha cambiato completamente natura e oggi è diventato un set magico per fare cultura in mille modi diversi, dove l'aspetto visivo delle proiezioni realizzate sulle imponenti pareti di pietra attorno ai due palchi conta quanto la musica.

 

Da questo punto di vista è emblematico quello che fa Nextones, curato e coprodotto con Threes Productions (organizzatori di Terraforma e non solo). A differenza di altri appuntamenti orchestrali, la scena che mi si presenta agli occhi quando arrivo al live di Hawtin è davvero minimale. Il grosso palco di granito, sopra il dj (e prima di lui alti nomoni come VTSS, Gang of Ducks, Katatonic Silentio & Lorem e il "nostro "Lorenzo Senni) ai piatti immerso nella solennità delle rocce. A fare la differenza – oltre alla qualità degli act assicurata da line up davvero impressionanti per chi ama il genere – sono i visual, che avvolgono il migliaio abbondante di spettatori. Ok, Hawtin (la cui serata era sold out) lo si può vedere anche a Ibiza, ma questa cosa è davvero unica.

Dopo essermi goduto lo spettacolo, prima un po' sotto cassa (molto poco, c'ho una certa) e poi sui gradoni di sasso che fanno da platea per il teatro naturale, ho fatto qualche domanda a Maddalena Calderoni, direttrice artistica e ideatrice della galassia Tones. Nata sul Lago Maggiore, cantante lirica di formazione, nel lontano 2007 ha avuto l'illuminazione che ha cambiato la sua vita e la prospettiva di questo territorio nell'ambito dell'industria culturale. 

Maddalena Calderoni
Maddalena Calderoni

Trovi ancora il tempo di cantare?

Molto poco, la lirica rimane per me una grande passione e mi sono esibita nello spettacolo a Tones Teatro Natura del 10 luglio, ma l'attività di organizzazione di eventi oggi assorbe tutte le mie energie. 

Torniamo al 2007. Come ti è venuta l'idea di fare suonare nelle cave? 

In una maniera totalmente estemporanea. In quel periodo cantavo e giravo il mondo, non avevo minimamente in programma di stabilirmi qua in maniera fissa. Un giorno, impegnata con la mia vecchia associazione nell'allestimento di Cats, passo sotto le cave del Montorfano, quelle che si vedono dalla superstrada a Fondotoce, dove c'è l'uscita per Verbania. Ho pensato che un posto del genere per rappresentare Cats sarebbe stato perfetto. 

Cosa hai fatto a quel punto?

Ho parlato con un po' di gente, senza troppe aspettative. In effetti all'inizio sembrava un'idea abbastanza folle a tutti quanti, solo che poi ho cominciato a dialogare con le associazioni categoria e qualche imprenditore delle cave. E mi sono venuti dietro. Non so bene perché, ma ha funzionato. Così è nato il progetto Tones on the Stones, che è diventato sempre più grande e solido ogni anno che passava.

Come sono stati gli inizi?

I primissimi anni usavamo più cave nel corso della stessa stagione, avevamo un approccio che era inevitabilmente super spartano. Poi ci siamo organizzati e strutturati, anche perché nel frattempo sono cambiate le norme, si sono inasprite e di molto le leggi sulla sicurezza. Nel mentre, inoltre, il settore lapideo del territorio ha subito pesanti stravolgimenti, e molti siti che sono stati chiusi. Diventava sempre piu complesso chiedere a un’azienda di fermarsi per alcune settimane in estate per fare il nostro festival, la cui programmazione diventava sempre più intensa.

Arriviamo alla pandemia. 

Che ha imposto una grande rivoluzione di pensiero rispetto a tante cose. E ci ha spinto a metterci alla ricerca di un luogo dismesso che fosse tutto nostro: ci sentivamo abbastanza adulti e forti da accollarci un onere gravoso come quello di riqualificare un sito e farne la nostra casa.

Come funziona per comprare una cava oggi?

A Oira, nell'ex cava Roncino, abbiamo fatto un primo anno in affitto, durante il quale abbiamo colto il grandissimo potenziale di quegli spazi. Noi abbiamo potuto permetterci l'acquisto perché la cava ci è stata venduta a una cifra abbordabile: era ferma da più di 10 anni e i proprietari avrebbero dovuto spendere tanti soldi per la bonifica. Con l'acquisto ci siamo assunti l’impegno con la Regione Piemonte di procedere alla riqualificazione.

E come procede?

Non è ancora terminata perche alterniamo momenti di lavoro e fasi in cui l'ex cava è aperta al pubblico. Ma il grosso è stato fatto, mancano solo alcune infrastrutture. Il nostro è un progetto di riqualificazione del tutto inusuale: creare un teatro su un sito produttivo. Abbiamo avuto per mesi ingegneri, geologi, un urbanista, un agronomo, un sacco di consulenti. Non poteva essere altrimenti, vista la mole di attività necessarie per dare nuova vita a quel luogo, dalla definizione dei volumi alla gestione delle acque reflue.

Perché proprio quella cava? 

È un luogo che per la sua posizione geografica risulta perfetta per attività a sfondo naturalistico. A noi poi è piaciuta la sua conformazione. Siamo stati in cave meno irregolari, più lineari, che per noi, che facciamo show immersivi e usiamo molto le videoproiezioni, risulterebbero più semplici e funzionali. Ma nell'ottica di gestire un teatro permanente proprio quelle irregolarità diventano stimolanti, permettono di fare molte cose diverse. Inoltre l'acustica è ottima, grazie alla conformazione a ferro di cavallo. Le pareti di pietra sui tre lati raccolgono il suono e la vallata aperta sul terzo lato evita i rimbalzi.

Vi dipingente, oltre che come un luogo di musica e cultura, come uno spazio polifunzionale. Cosa significa?

Nelle due balze superiori abbiamo creato due aree workshop. Oltre alla "normale" programmazione cerchiamo il più possibile di esplorare attività nuove e varie, che possano essere utili per territorio. Creiamo possibilità di arricchimento culturale per i giovani, visto il forte fenomeno della migrazione per studio e lavoro in Svizzera oppure a Milano che c'è da queste parti. 

Che generi prediligete?

Abbiamo avuto la lirica, il musical, il jazz, l'elettronica. E sta funzionando tutto alla grande, anche perché lavoriamo con service e professionisti di livello. Con Campo Base parliamo a un pubblico più giovane, è un altro modo di allargare la visione. Ci manca di provare qualcosa in acustico.

Nextones come nasce?

Nasce nel 2014, perchè ritenevo che l'aspetto multimediale facesse quanto mai al caso nostro in simili scenari. Le cave sono scatole ricavate nelle montagne, molto adatte a ospitare contenuti contemporanei come l'elettronica. Per un po' di anni abbiamo attivato delle consulenze rispetto alla programmazione, poi abbiamo iniziato a collaborare con Threes Production per il consolidamento del festival. In questa decima edizione ha funzionato tutto molto bene, credo che abbiamo trovato una forma compiuta per il festival. 

Che risposta dà il territorio?

Com'è normale che sia, si accorge di noi soprattutto quanto portiamo i nomi pop. Meno di un Richie Hawtin o Squarepusher, piuttosto che di grandi jazzisti, che sono superstar internazionali ma rimangono in una "nicchia", per quanto magari grande. Ma l'importante per noi è svolgere un ruolo, offrire al pubblico locale opportunità che di solito si hanno solo nelle grandi città e allo stesso tempo fungere da volano turistico, mostrare al di fuori le bellezze del territorio.

Al live di Hawtin i locals, che più o meno riconosco a occhio, erano netta minoranza.

Il 70% del pubblico della rassegna è extraterritoriale, tanti sono gli stranieri. Ancora prima di annunciare la line up, avevamo "venduto" per intero il campeggio da 200 posti. Gli italiani erano pochissimi. Il nostro è un nuovo tipo di pubblico per la zona. 

Avete avuto importanti finanziamenti. Credo che servano proprio per iniziative di questo tipo che mettono assieme arte al livello più alto, ricerca, valorizzazione del territorio e sostenibilità.

Come fondazione abbiamo ricevuto contributi importanti dal Ministero e dalla Regione Piemonte, e dalle principali fondazioni di origine bancaria. Poi c’è una parte di sponsor privati. Da quando abbiamo Tones Teatro Natura i contributi sono cresciuti esponenzialmente. Il progetto di trasformare un luogo naturale in un luogo di cultura e la scelta di fare nostri tutti i valori dell’Agenda 2030 e dotarci di tutte le certificazioni necessarie, ci permettono di essere credibili e raccogliere molte risorse. Abbiamo pensato al luogo ancora prima che alla parte artistica, al momento la scelta ci sta premiando.

Come si fanno quadrare i conti per un'attività del genere?

Noi ragioniamo sempre in modo prudenziale: siamo un ente no profit, abbiamo meno risorse di altri. Eppure, nonostante i contributi, i rischi che ci assumiamo in prima persona sono alti. I fondi arrivano dopo che l'evento finito e tutti quanti sono stati liquidati. Serve un approccio da impresa culturale, abbandonando nel nostro caso l'idea un po' naif dell'associazione che fa volontariato. Serve un'organizzazione alle spalle, servono profili amministrative, contabili e manageriali. Noi oggi siamo quindicina tra coloro che lavorano tutto l'anno per il progetto e chi in prossimità degli eventi. Inoltre stiamo generando un indotto e creando economie sul territorio. 

Gli Orridi di Uriezzo, dove si tengono alcune delle attività della rassegna
Gli Orridi di Uriezzo, dove si tengono alcune delle attività della rassegna

Qual è l'evento a cui sei più legata?

Lo scorso anno abbiamo toccato l'apice della nostra esperienza di produttori di eventi commissionando a Stuart Copeland, storico batterista dei Police, di scrivere un'opera per noi. Per l'ispirazione siamo partiti dalla storia della stregoneria di Croveo, un borgo qua sopra, nei pressi dell'Alpe Devero. Mi sono studiata gli atti processuali realmente avvenuti per stregoneria, che sono diventati oggetto della scrittura di un libretto. Abbiamo realizzato la prima mondiale di questa opera rock con una compagnia straordinaria e grandi scenografie immersive. Ho messo tre anni della mia vita in questo progetto e non vedo l'ora di portarlo in giro per l'Italia e per il mondo. 

E l'evento che sogni di organizzare?

Il concerto di Peter Gabriel. 

---
L'articolo Tones on the Stones: immersi in un teatro di pietra e magia di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2023-08-03 14:13:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia