Top.100 - Le migliori canzoni del 2012 (#61-#70)

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07/12/2012

 

Ascoltale tutte:   #1 - #50   #51 - #100

 

 

 

61. Scuola Furano

On Fire (feat. Fiorious)

 

Fosse venuta fuori un paio di anni fa, mezzo paradiso di clubber & producer avrebbe leccato mani e scarpe a quel gran nerd di Borut, per averne anche solo un grammo di coolness in omaggio. E invece, arriva adesso, con sopra le spalle il peso di un presente step, che probabilmente ne limiterà la deflagrazione interplanetaria. Perchè questo pezzo è una #bomba di quelle al tritolo, che prosegue idealmente quel discorso che Spiller nel 2000 portava avanti a suon di 2 milioni e botte al mercato dancefloor. E quindi merita tutta la pista, e il salvataggio automatico nella playlist classic dei vostri virtual-software. Poi tanto, sarà la storia a dirvi cosa va nella spazzatura e cosa tener stretto: Scuola Furano, senza dubbio. // Marcello Farno 

 

 

 

62. I Cani

Asperger

 

Una filastrocca che parla di ciclotimia. Una canzoncina che canta di propositi suicidi, schizofrenia e violenza infantile. Fino alla conclusione che la malattia (un po' come la sfortuna) è in fondo il modo migliore per chiamare i propri insuccessi. Forse. Un brano che suona 100% stile Cani, con un carico di ulteriore cinismo rispetto al solito. Un gran pezzo. // Marco Villa

 

 

 

63. Fine Before You Came

La domenica c'è il mercato

 

"Ormai" viene chiuso da questa canzone, le sonorità sono le classiche dei Fine Before You Came, e nuovamente si tirano le somme, si capisce cosa si è perso e cosa si ha ancora. E penso che finale migliore i FBYC non lo potevano trovare, perchè è una canzone che ti guarda dentro. Bravi, come al solito. // Mattia Trentin

 

 

 

64. Comaneci

Let them burn

 

Un minuto e trenta, magari non è nemmeno la più bella dell'album ma capisci che i Comaneci stanno passi avanti rispetto a tutti. Hanno superato la fase delle canzonette da camera, anche quella della sperimentazione e lamenti taglienti, ora scrivono solo più concentrati di uno stile personale e praticamente unico, come fanno fuori Italia, come fanno quelli bravi. // Sandro Giorello

 

 

 

65. Luca Sapio

How did we lose it

 

In Italia è conosciuto per i lavori con band come The Accelerators, The Black Friday, Quintorigo, negli States invece pare che, senza un permesso di soggiorno e un lavoro fisso, sia riuscito a farsi prendere per mano dal leggendario produttore Thomas “TNT” Brenneck per la realizzazione di un disco che è quanto di meno “italiano” si possa pensare: blues graffiante e ottimo soul. // Michele Wad Caporosso

 

 

 

66. Salmo

Il pentacolo

 

La regola è una sola: mai fermarti a prendere fiato, ché il mondo non ti aspetta. Prendi esempio da Salmo, che nel giro di pochissimo è passato dal quasi totale anonimato alle vette della popolarità. Ma tempo per riposarsi, ancora non ne ha, e infila strofe serrate fra cassa, rullante e synth, la voce roca che vomita rabbia e voglia di continuare a spaccare teste a suon di Machete Flow come se non ci fosse un domani. // Enrico Piazza

 

 

 

67. Bananalonga

Bananalonga

 

Un po’ di surf alla vecchia maniera, frizzantino e retrò come una gassosa in mano a Catherine Spaak, servita da mr. Dick Dale in persona. Sullo sfondo ragazzine ancheggiano nei loro costumi da bagno rigorosamente a pezzo unico, mentre gli uomini si danno di gomito a bordo piscina. La radio passa “Musa acuminata”,  l’ultimo successo del rubacuori Giovanni Gulino. // Silvio Bernardi

 

 

 

68. Gazebo Penguins

Renato AT

 

Riff travolgenti e strumentali tecnicamente eccelse. Dietro un muro di suono denso come buchi neri, c'è l'abisso. La mise en abyme, di cui parla Capra quando tenta di spiegare la kubrickiana Renato A.T. Le previsioni, i soldi, la crisi. Cade tutto dentro, nel buio oltre i bordi della scacchiera su cui giocano consapevolezza, rabbia, finzione e realtà, tutte dentro la testa. Una delle loro migliori. // Paola Cantella

 

 

 

69. Boxeur The Coeur

Our Glowing Days

 

Sì, ok, questo pezzo sembra uscito da un disco degli Arcade Fire. Ma ciò non toglie che sia un gran bel pezzo. Un incedere continuo sorretto dalle martellate squillanti e cadenzate del pianoforte e dai versi nostalgici di una voce scandita e impeccabile. Che già al secondo ascolto si impossessa di te e ti continua a rimbalzare in loop nel cervello. E no, non li dimenticheremo facilmente, i "nostri giorni raggianti". // Mara Mignani

 

 

 

70. Giardini di Mirò

Spurious Love

 

i Giardini di Mirò sono sempre stati una colonna sonora della mia vita e quando usci "Good luck" rimasi affascinato da questa canzone: i suoi arrangiamenti, la batteria che incalzava, le chitarre che davano un'eleganza inedita alla voce di Nuccini. Quando ascolto questa canzone le parole costruiscono davanti ai miei occhi un amplesso di amanti a una storia d'amore strana tormentata, che non riesce a trovare la sua stabilità. Bellissima. // Mattia Trentin

 

 

Continua: dalla 60 alla 51

Tag: top 2012

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