Tora! Tora! Festival - Nizza Monferrato (AT) Live report, 21/09/2002

04/10/2002 di



Andata, anche per quest'anno. Si conclude in una periferica location di Nizza Monferrato (AT) il festival Tora! Tora! 2002, con una lunga maratona musicale di due giorni in cui decine di artisti calcano lo stesso palco della musica italiana itinerante. Ecco a voi la seconda giornata di musica, quella che per impressioni avute chiameremo "Il sabato del dubbio".

Incapace di dare una precisa collocazione temporale al report che mi accingo a fare, vi dico soltanto che più o meno a metà pomeriggio varco i cancelli ed entro in questa grande distesa di terra e qualche sasso su cui passerò la mia nottata alternative italiana. Il palco è enorme così come lo spazio per il pubblico. Neanche il tempo di ambientarsi che, pronti via!, sale on-stage il primo gruppo.

Eccoli, i Rex Devon, la band vincitrice di Alessandria Wave (insieme alla Wah Companion di Ru Catania) incaricata di aprire le danze. Formazione tipicamente metal associa ai riffoni qualche tassello prettamente crossover. Il risultato è un clicherato nu-metal che scorre sopra le orecchie senza riuscire ad infondere alcun aroma particolare. I (pochi) presenti cominciano già a pogare.

Veloce cambio di palco ed ecco sul palco la Casa del Vento, che propone un set tutto folk e politica. Piacevole e tecnicamente valida, questa formazione purtroppo pecca in originalità e retorica. Parere mio, chiaramente, ma come non ravvisare palesi vicinanze Modena City Ramblers (il cantante Cisco, tra l'altro, è amico e ospite della band) o come non ravvisare vecchia retorica nei testi social-impegnati?

Seguono i Perturbazione, la miglior conferma e la più piacevole esibizione di questa giornata di musica non-stop. Obliquamente in circolo, i ragazzi regalano al pubblico (in costante progressione numerica) cinque pezzi magnificamente pop. È easy listening di classe, signori, e chiunque non si ci sia ancora avvicinato è in dovere di farlo.

Ancora un veloce cambio di palco ed ecco on stage la nuova formazione di Amerigo Verardi. I Lotus propongono quattro canzoni per una prova 'interrogativa'. Sarà questione di eccessiva lontananza dai palchi o di lento riavvicinamento alla prospettiva live, ma la band risulta fuori forma. Rock italiano, comunque, dall'andamento decisamente poco veloce. Rimane da capire se il problema stia nei pezzi in sé o nell'esibizione live, e purtroppo un solo e fugace ascolto come il mio non può bastare a dare una qualche informazione in più. Manuel Agnelli, proprio come durante i Perturbazione a fianco al mixer, annuisce.

È ora di cena. Perdo completamente gli Yo Yo Mundi ed in parte Pacifico (il cui set risulta molto elegante ma con poco music appeal, almeno alle orecchie del sottoscritto). Mi dispiace, sappiatelo, ma con pancia piena - e polmoni anche - è tutta un'altra storia.

Rieccomi dunque sotto il palco in attesa dell'esibizione di Madasky. Il pubblico è ormai cresciuto numericamente, e il colpo d'occhio è notevole. Il pienone non sarà raggiunto ma le cifre non saranno assolutamente disprezzabili.

Ecco quindi sul palco l'Africa Unite Madasky, il quale porta in tour il suo progetto solista. È un set tutto fuoco e fiamme, fra crossover a-la-Nine Inch Nails e beats prettamente dance. Il concerto (al di là dell'a volte patetico atteggiamento che i quattro tengono sul palco, che però ci interessa molto poco) alterna momenti sì ad altri no. È comunque lo stesso Madasky del disco, magari un po' più rock, caratterizzato quindi da distorsioni digitali e loops e ritmiche tirate.

Dopo essere stato ospitato da Madasky per un duetto, è la volta di Morgan solista (piano e voce). È un set chiaramente intimista, questo del bravo polistrumentista cantante dei Bluvertigo, che Morgan apre con una cover di "A Perfect Day" di Lou Reed. Il set risulta sufficiente ma alla lunga molto stantio, e raggiunge comunque il suo punto più alto con la bellissima "Cieli Neri". Conclusione affidata alla cover di "Crystal Ship" dei Doors, in duetto con Asia Argento. Più forma che sostanza, ma pur sempre una buonissima forma.

Dopo Morgan ecco sul palco i Modena City Ramblers. Il solito pubblico scatenato accoglie e sostiene il gruppo per tutta la durata dell'esibizione con grande continuità, e i Modena cercano di dare tutto. Il problema del combo, comunque, rimane la genetica ripetitività che colpisce il gruppo da un bel po' di anni a questa parte, e che si ripercuote nel live set con naturale conseguenza. Il concerto dei Modena City Ramblers è infatti di un dejà-vu notevole: combat folk, siamo d'accordo, ma si rischia di collassare. I fans, comunque, rimangono enormemente soddisfatti: prova ne sia l'incredibile trasporto avuto in "Transamerika" e "Bella Ciao".

Dopo i tiratissimi Ramblers la palla passa ai padroni di casa Afterhours. Cambio di palco minuzioso per loro e notevole attesa per la performance di Manuel Agnelli e compagni, ai quali spetta l'ovvio compito di chiudere la manifestazione in degno modo. Si inizia con "Quello che non c'è" e si procede come sempre. È infatti un dato lampante come il concerto Afterhours di questi ultimi tempi sia incredibilmente di matrice unica e di riproduzione fedele. Ormai rodati all'esibizione live del nuovo tour, gli Afterhours ad ogni concerto ripropongono le stesse identiche canzoni in maniera assolutamente meccanica, senza che nulla sia lasciato al caso né alla meraviglia. Nulla si vuole togliere ai meccanismi perfetti che fanno girare la macchina, ma rimane un po' di perplessità di fronte a questo tipo di atteggiamento. Comunque splendide "Milano Circonvallazione esterna" e "Bye Bye Bombay". Chiude il concerto "Voglio una pelle splendida", e si battono comunque le mani.

Tutto qua (eccolo a voi) "Il sabato del dubbio" di Nizza Monferrato. Vi conosco, ragazzi miei, sicuramente starete chiedendovi perché "Il sabato del dubbio".

Ebbene ho perplessità riguardo questa manifestazione. Il Tora! Tora! compie l'apprezzabile sforzo di creare in Italia una scena musicale fiera di farsi vedere e conoscere e al contempo convinta della propria identità. Il problema, a mio avviso, rimane però lampante: se un festival viene valutato e vissuto per la musica che vi si propone, c'è purtroppo da dire che permangono seri dubbi sulla qualità della proposta Si respira aria vecchia, e in certi casi quasi fritta, che ormai incomincia a puzzare un po'. Questo cast artistico sembra più di consuetudine che di pura qualità artistica. Mancano il coraggio e la bravura di certi nomi dell'underground più indie, e c'è soprattutto l'underground più mainstream, quello ormai adagiato su formule e cliché.

Dove sono le emozioni? Dov'è la disobbedienza? Il Tora! Tora! è purtroppo un indie festival troppo canonicamente underground, senza la capacità di meravigliare.

Caro Agnelli, che "la chiave della felicità è la disobbedienza in sé" lo dicevi tu, mica io. Questo Tora! Tora! ha bisogno di un poderoso refresh.



Dal Tora! Tora! Festival:

Il cast

I concerti:
Catania
Padova
Pontassieve
Nizza Monferrato

Le scalette:
Catania
Padova
Pontassieve
Nizza Monferrato

Le interviste:
24 Grana
La Sintesi
Modena City Ramblers
Breakfast
Micevice
Delta V
Max Gazzè
Marco Parente

Pagine: Afterhours Madaski Modena City Ramblers Perturbazione Yo Yo Mundi Casa Del Vento Pacifico Lotus [Emilia Romagna]

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