Tora! Tora! festival, seconda giornata - Castelnovo ne' Monti (Reggio Emilia) Live report, 11/07/2004

16/07/2004 di



Cronaca monca di un evento cruciale dell’estete rock. Già, perché su due giornate del Tora! Tora! 2004 a Castelnovo de’ monti, in quel di Reggio Emilia, solo una è stata possibile seguire. Quella di domenica 11 luglio. Mica una passeggiata: da Padova tre ore di macchina, e deviazione a Bologna per caricare l’ottimo Daniele “Sixth” Baroncelli, proveniente da Prato.

Il sole che spacca di Padova lascia presto il posto a piogge sempre più consistenti, man mano che ci si avvicina alla meta. Tanto che quando si arriva, il silenzio della cittadina arroccata sui monti non lascia presagire niente di buono. Anche se ha smesso di piovere. Ma qui, sotto la Pietra di Bismantova regalata dai Pgr al rock italiano, ha già diluviato, il concerto è sospeso, e una cinquantina di spettatori aspettano tetri e sfiduciati gli eventi. Per fortuna Giove Pluvio, pur minacciosissimo all’orizzonte, sembra clemente, e il concerto timidamente riprende. Ma i tempi son saltati: son già le 17 e s’impone un taglio drastico delle scalette alle band “emergenti”.

Così, neanche il tempo di resettare in corsa le impostazioni del mixer, come accade sempre nei festival. E il suono delle prime band ne risente assai.

Per prima la band locale, i Muzzy at the phone, che nonostante il corso di formazione “Fronte del palco” del 2003 a Modena con in cattedra lo stesso Manuel Agnelli, sembrano aver ancora molto da imparare: un po’ anonimi, ma giovani, hanno tempo per crescere.

Le band del pomeriggio, di fronte a un centinaio circa di spettatori, non dicono molto, forse per problemi di resa sonora, che omogeneizzano un po’ troppo il suono. Così le Diva Scarlet suonano un po’ anonime e già sentite, quasi vivessero di riff già scritti. I The Valentines finiscono per ricordare un po’ troppo le Hole di “Live through this” (a occhi chiusi, da pensare ci fosse Courtney in persona sul palco, se non la si sapesse alle prese con antidepressivi, debiti e agopuntura). Gli Anonimo FTP son da risentire, ma sembrano essersi scrollati un po’ di dosso l’ombra degli Afterhours. Non è un caso che proprio il gruppo col suono meno “rockettone” sia quello che rende meglio nel pomeriggio: e cioè i Northpole, che son anche quelli che si prendono più applausi dallo (scarso) pubblico.

Verso le 20, tocca ai Cut. Che dire? Set energetico, sicuramente, ma il loro principale pregio è anche il loro limite più grosso: tanta botta, poca capacità di scrittura, forma canzone disprezzata. Il chitarrista si agita molto, scimmiottando un po’ troppo Howlin’ Pelle Almqvist dei The Hives. E insomma, al di là dei gusti, sarebbe ora che i bolognesi un po’ di personalità la tirino fuori.

Poi, Amerigo Verardi, uno dei grandi misconosciuti del rock italiano, autore di grandissimi dischi con gli Allison Run e i Lula. Si presenta come Lotus, ma della band prodotta da Manuel Agnelli è rimasto solo lui. che fa una scelta folle e coraggiosissima: presentarsi da solo, di fronte a un pubblico di giovanissimi che presumibilmente ignorano le sue canzoni, armato di chitarra elettrica distorta e armonica a bocca. Spiazza un po’, e forse risulta emozionante solo per i vecchi fans che riconoscono i pezzi: la bellissima “Guarda l’umanità che si spazio attraverso i sogni tuoi”, le più recenti “Io sono il re” e “Trasparenti ma non liberi”. La gente applaude, più perché apprezza la grinta che il risultato. E il cuore di chi segue Amerigo da sempre si stringe un po’. La scelta della chitarra acustica avrebbe giovato. Tocca quindi agli Shandon. E qui la curiosità era tanta, dopo la semisvolta di “Viola”. Ma francamente non pare che la band milanese dal vivo sia andata molto più in là della consueta foga ska punk cui ha abituato da anni. Anche qui, o piacciono o no, senza mezzi termini
Tocca ai nomi grossi e la piazza del parcheggio si riempie. Giardini di Mirò: quanto risultano anonimi su disco, tanto affascinano dal vivo. Il concerto è superbo, l’attenzione catturata dall’inizio alla fine. Il fatto è che su disco tutto è moscio, mentre dal vivo i Gdm hanno nerbo e sostanza. Ipotesi, neanche tanto peregrina: la differenza l’ha fatta il “nuovo” batterista (ormai è un anno), quel Francesco Donadello che ha alle spalle una decina d’anni di metal oltranzista su tempi dispari impossibili e passioni mai sopite per drum’n’bass e hip hop. La riprova la si ha quando sull’ultimo brano, “A new start for shoegazing kids”, uno dei due chitarristi va a tenere il tempo, seduto a fianco del batterista. E questo infila una serie di poliritmie da paura, che dinamizzano il brano e danno la spinta agli altri musicisti. Sinceramente l’impressione era quella che probabilmente facevano i primi Pink Floyd all’Ufo di Londra. Spaziali Gdm.

I Tre allegri ragazzi morti regalano la scena più bella della serata. Parcheggio affollato di ragazzine e ragazzini 12-13enni. Alcuni, i più sgamati, pogano da subito. Gli altri, i più perbenino, rimangono curiosi e incantati di fronte a questo strano gruppo che parla di adolescenza, in questo modo. L’anthem “15 anni già” vince ogni resistenza: e si spostano, in massa sotto il palco anche loro. Bellissimo. Bel set, quello dei Tarm, che ormai hanno abbandonato la furia punk delle origini in favore di una personale via di mezzo tra gli Smiths di “Vicar in a Tutu” e riff che trasudano tentazioni rockabilly, a metà tra Eddie Cochran e il primo Celentano. È la volta del “quarto allegro ragazzo morto” come si autodefinisce, benedetto dal sorriso dei tre titolari. Giorgio Canali e la sua giovanissima band propongono un set tirato e sentito, basato su molti pezzi nuovi. Canali è un grande, non si discute. Ma pare non aver trovato ancora la quadratura compositiva. E urgenza e rabbia forse non bastano a scrivere una grande canzone.

Il momento più atteso arriva quando sul palco salgono Le Vibrazioni, pietra dello scandalo per gli oltranzisti dell’indie. E infatti alla seconda canzone arriva un uovo. Sul palco, non fa danni. Ma alla band milanese, con anni di militanza indie prima di trovarsi proiettata in cima alle classifiche e nel mezzo del mainstream, non fa proprio piacere. Sera i ranghi comunque. Va avanti con un set tiratissimo, più Led Zeppelin che Queen e alla fine riesce nel miracolo di far battere le mani a tempo ai duemila che nel frattempo si sono radunati nel parcheggio. Chapeau.

Si chiude con Max Gazzé, accompagnato dai bravi Peng. Suoni raffinati, bei testi, arrangiamenti curati, bellissimi gli intrecci dei due bassi. Ma il tutto risulta un po’ freddino. Cioè: tutto bene. Ma più da club che da rock festival. Arriva comunque un bis.

Bilancio? Tempo inclemente e scelta rivelatasi suicida di tenere il festival in un luogo suggestivo ma scomodo. La pioggia, terminata alla cinque, in città non avrebbe fermato i curiosi e gli incerti (“ma suoneranno lo stesso?”). Nel cuore degli Appennini, a un’ora da Reggio Emilia, non ci si mette in strada in dubbio se il concerto si fa o no. Per il prossimo anno meglio tornare alle città.

Lo stato del rock nazionale è poi certamente difficile da giudicare, con una sola giornata vista, con i problemi tecnici dati dalla pioggia. Ma la sensazione è che i ricambi non siano ancora all’altezza dei titolari: come detto, dei gruppi del pomeriggio han convinto solo i Northpole. Per il resto, poca personalità, tanta scopiazzatura. Se ci si aggiunge l’intolleranza verso chi è “diverso” dai “diversi” (intolleranza così simile a quella dell’establishment e dei “normaloidi”), eppure scende in campo ad appoggiare l’indie rock, portando pubblico e soldi, il quadro non è roseo. C’è un pubblico, o un settore di esso, non all’altezza della situazione.

Un suggerimento, timido timido, sulla formula: ma non sarebbero meglio due palchi accostati, magari a “elle”, uno per i big e uno per gli emergenti? Si potrebbe cominciare coi big dal pomeriggio, e far suonare le “nuove proposte” nei buchi da cambio palco. Con miglior resa sonora per tutti e maggiore esposizione per chi si affaccia alla ribalta.



Pagine: Giorgio Canali & Rossofuoco Cut Max Gazzè Giardini di Mirò Northpole Shandon Tre Allegri Ragazzi Morti Anonimo Ftp The Valentines Lotus [Emilia Romagna] Le Vibrazioni

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