Timoria - tour 1999 - Nonantola (MO) Live report, 23/04/1999

31/05/1999 di



Ad essere sinceri, dopo l'ultima prova in studio della band di Omar Pedrini, non c'era da aspettarsi molto da un live show, visto e considerato che gli inevitabili paragoni tra la voce di Sasha e quella di Francesco Renga non possono non emergere. E infatti, pur con tutti gli sforzi del caso, i 90' del concerto sono stati la dimostrazione reale che la formazione lombarda paga l'assenza dell'ex vocalist, soprattutto quando si tratta di reinterpretare i brani scritti in passato.

Tuttavia non si può affermare che il concerto sia stato deludente: il gruppo suona comunque alla grande, e le nuove canzoni, ascolto dopo ascolto, sembrano qualcosa di più che un semplice 'esercizio di stile'. Non a caso il 'Primo Tempo' è stato un riassunto dell'ultimo "1999": dall'iniziale Profondo Blu si è passati a canzoni quali Un volo splendido, E' cosi facile, Ora e per sempre e il singolo Deserto. C'è stato spazio anche per brani ripescati dal passato remoto (Atti osceni) e da quello più prossimo (Boccadoro, Brain machine, Senza vento, Mi manca l'aria). Oltre all'aspetto strettamente musicale, la cosa più interessante da notare è la posizione (centrale) ed il ruolo di Omar Pedrini, ormai leader incontrastato del gruppo dopo la frattura con Renga; peccato solo che il nuovo arrivato sembra avere un ruolo marginale, soprattutto quando si tratta di reinterpretare i brani tratti da album quali "Viaggio senza vento" e "2020 Speedball", contententi i pezzi cardine della discografia firmata Timoria.

Rimane comunque apprezzabilissima la chiusura della prima parte, con una bella versione di Genova e una 'straripante' In the ghetto grazie alle percussioni di Filippo Ummarino. Quando i 6 protagonisti tornano sul palco è il momento di confrontarsi con la produzione passata, ma potete già immaginare cosa sia saltato fuori, pur con tutti gli sforzi possibili. Ciò non significa che manchi la grinta o che non ci sia il collante a livello artistico; è quel famoso 'quid' che manca e stavolta non è difficile intuirne il 'perché'.



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