Morose - Tour Europeo - Francia, Belgio Live report, 31/10/2006

13/12/2006

(Davide e Alina - Foto di Jèrome Peiffer)

Un tour che diventa un racconto. La Francia, il Belgio, visti con gli occhi di chi rimarrebbe lì tutta la vita, a suonare, a innamorarsi delle cantanti e ubriacarsi pescando birre ogni giorno da un frigo diverso. I concerti, il pubblico, il cibo e i viaggi notturni. La band ci regala un report di queste date europee. Parola ai Morose.



“Close your eyes and don't you make a sound there's no worries now there's no one else around to hear you cry [...]” la voce di Micah P. Hinson sospinge le parole direttamente nel nostro sistema limbico rimescolando le emozioni mentre nella notte raggiungiamo Tolosa. Abbiamo tagliato la Francia da Nord a Sud per tornare dove siamo partiti dieci giorni fa. Tolosa. Dove puoi immaginare che gli autobus con la scritta Amouroux ti portino tra le braccia della tua amante, grazie alla tua ignoranza del francese...

Abbiamo lasciato Alina a Luxembourg, un treno la porterà a Parigi e poi a Londra, ultimo concerto europeo prima di tornare nel North Carolina. La sua voce ci ha stregati, scossi, dolcemente accarezzati lungo tutto il tour, sfiorando le nostre corde più care. Stéphane spinge il furgone verso Tolosa, alla stessa velocità con cui il presente diventa passato. Ci lasciamo alle spalle 3000 km di ricordi.

I."Wash Away Your Mistakes In Black Water"
31 Ottobre. Le strade di Narbonne sono infestate da ragazzini mascherati che saccheggiano i negozi. Ci rifugiamo in un Cafè, ma la sacralità del nostro primo bicchiere di vino viene prontamente molestata da chi di bicchieri ne deve aver già svuotati parecchi, e il nome dell'italiano più famoso di Francia ci inseguirà anche nei giorni seguenti: "Materazzì!", "Materazzì!", "Materazzì!". Ci allontaniamo velocemente dirigendoci all'Underground Cafè, dove abbiamo appuntamento con Emmanuel (YeePee!, Misc.) che ci farà da angelo custode per la prima parte del tour ed Alina Simone, che ci incanta da subito con la sua voce e il suo sorriso. Dopo il concerto Pierre, il nostro esperto enogastronomico locale, ci porta sul mare, attraversando un paesino deserto. In questo silenzio spettrale è difficile immaginare che d'estate si popoli di turisti inglesi e americani. Nella magia della notte, in riva al mare agitato dal vento, ci comunica ciò di cui avevamo paura: l'indomani a pranzo sarà Cassoulet (temuto piatto locale a base di fagioli e carne di ogni tipo, NdR).

Respiro a pieni polmoni la brezza marina, ok, siamo pronti.

La sera successiva, mentre Alina apre per i Wedding Present, siamo di scena in un appartamento nel centro di Tolosa, ho così modo di imparare che in Ciad esistono due canzoni: una cantilena malinconica per quando si va a cavallo nel deserto, e una nenia tristissima per quando si va a cammello. Noi Morose si va a cammello. Sino a Bordeaux. Seduto ai tavolini dell'Inca osservo una lezione di danza che si svolge nell'edificio di fronte. La mia preferita è vestita di rosso, si fa male alla gamba destra, zoppica, ma continua a fare gli esercizi. Sarà una metafora della serata. Il gestore del locale ci dice: "ieri era giorno di bollette, non ci sarà tanto movimento stasera". Un eufemismo. Nel vuoto della sala illuminata da una luce arancione mi innamoro irreparabilmente di Alina, che chiude il concerto con un versione di "Oops... I did it again" che la fa sembrare un pezzo di Cat Power. Torniamo a Tolosa per il primo day-off. Joan (YeePee!) ci cucina crepes salate, mentre Alina prepara una tipica zuppa russa. Facciamo visita anche a due cari amici: Nicolas, catena di enoteche, e Xavier, negozio di soli formaggi. Tutti i parcheggi sotterranei qui si chiamano Victor Hugo.

II."I Drove North Until It Got Cold"
5 Novembre. Il risveglio è particolarmente duro. Lasciamo la casa di Nicolas con la sua collezione di cd di Miles Davis per trasportare i nostri corpi esanimi sul furgoncino di Stéphane (Travelling Music) che ci guiderà verso Nord. Prima tappa: Orleans, la città di Giovanna d'Arco. Concerto atipico, in un centro culturale, nel tardo pomeriggio. Il pubblico, stipato nella piccola stanza, è attento e silenzioso, come la cattedrale poco distante avvolta nella nebbia. Parigi è vicina. Il giorno seguente la attraversiamo per raggiungere Pigalle. Vista la zona in cui si trova non ci si poteva aspettare un locale "ordinario", ma magari che ci fosse un impianto in grado di far suonare, quello sì... Per solidarietà Alina ci dedica "Ring of fire" di Johnny Cash. E Valerio riesce a farsi cucinare una crepe al quarto tentativo; così torniamo a casa contenti. Il giorno dopo è di libera uscita, andiamo alla ricerca della Tour Saint-Jacques, attraversiamo i giardini Luxembourg e poi il Quartiere Latino. Davanti a Notre Dame il ritrovamento di un guanto nero da donna. Senza dubbio appartiene alla mano che Pier tiene sul comodino della sua stanza. Quella notte, tornando dal concerto al Pop-In, Stéphane si guadagna definitivamente il titolo di "miglior tour-manager del mondo" con una inversione sul Quai Branly. Sono le tre di notte e la Tour Eiffel è lì solo per noi.

La mattina lasciamo Parigi, e Amiens è come un bicchiere di lambrusco dopo un bottiglia di barolo, non lascia traccia, a parte la storica sfida di biliardo Francia-Italia, conclusasi con un prudente e salomonico pareggio. Continuiamo a dirigerci a Nord, sino a Liege, Belgio. Rimaniamo impressionati dalla quantità di birre stipate nel nostro frigo, toccherà poi ai ragazzi del collettivo che ha organizzato il concerto rimanere impressionati dalla dovizia e dal puntiglio con cui le finiremo tutte. Amo il Belgio. Ma dobbiamo tornare in Francia. Reims. Come si pronunci non lo sanno nemmeno i francesi, nonostante l'aria da saputelli con cui te lo ripetono, ogni volta in modo diverso... Di questo concerto rimane il secondo bis, un'improvvisazione in cui abbiamo dapprima massacrato un pezzo di Alina, per poi elevarci in modo insperato, sospinti dalla tromba nella vasta sala, sopra i bassi ritmati del piano, sino a toccare il soffitto ed osservare tutto dall'alto, come fosse un sogno. Ma è finita. Luxembourg. Ultima data. Facciamo uno sforzo per far finta di niente, come se si dovesse continuare ad andare avanti così. Ma non regge. Anche lo sfarzo dell'appartamento riservato ai gruppi ha, in quelle tende bianche, una nota malinconica. E il frigo rimarrà, questa volta, malinconicamente pieno. E' finita.//Davide, Morose

"Monsieur Miror marchand d'habits
est mort hier soir à Paris
Il fait nuit
Il fait noir
Il fait nuit noire à Paris"
(Philippe Soupault)



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