Dall'ansia alla depressione, gli effetti collaterali di un tour

un musicista a rischio di depressioneun musicista a rischio di depressione
29/06/2015 di

Il Guardian ha recentemente pubblicato un interessante articolo sugli effetti che la vita da tour può avere sui musicisti. Secondo uno studio condotto dall'associazione inglese Help Musicians, il 60 % dei musicisti soffre di depressione o di altre malattie mentali, mentre il 71% associa questi disturbi al passare troppo tempo in tour.

Molti artisti hanno deciso di abbandonare il loro lavoro proprio perché non reggevano i ritmi dovuti ad una lunga serie di concerti, “Il 99% del tour è rappresentato da aeroporti, hotel e viaggi da 16 ore alla volta – così commenta il produttore Matan Zohar  - è facile che la tua mente ed il tuo corpo scivolino in una lenta decadenza. Succede alle persone con un equilibrio mentale stabile, per chi già soffre d'ansia la stanza di un hotel può diventare una prigione”.

“La classica immagine di un musicista in tour è, di per sè, l'opposto di tutto quello che identifichiamo con un tipo di vita salutare” - conferma Isabella Goldie della Mental Health Foundation - “bere con moderazione, evitare l'assunzione di droghe, dormire il giusto numero di ore e, soprattutto, avere un rapporto costante con amici e famigliari; è difficile mantenere un comportamento regolare e sano quando si è in tour. Non sorprende che un musicista ne soffra”.

In più c'è da tener presente il contrasto tra l'enorme carica emotiva che si può avere durante un concerto e gli immediati momenti successivi. I medici la chiamano depressione post performance, così la descrive John C Buckner, esperto in questo tipo di disturbi: “un'esperienza come quella di un concerto coinvolge diversi neurotrasmettitori che rilasciano specifiche sostanze utili a farci sentire meglio. Dopo quel momento il sistema nervoso ha bisogno di ricalibrarsi al fine di ritrovare un suo equilibrio; possono capitare momenti di tristezza, mancando appunto queste sostanze che mantenevano alto il livello di eccitazione. In una vita nomale ogni avvenimento particolarmente eccitante viene bilanciato in maniera più naturale per via dell'alternanza tra momenti di riposo e di lavoro, nei casi di una depressione post performance, invece, tutto avviene a dei livelli nettamente più alti".

(The Vaccines in una camera d'albergo)

E non bisogna dimenticare che un artista non ha quasi mai la fortuna di avere attorno a lui una forte rete di relazioni, come la famiglia o gli affetti, che lo potrebbero aiutare. La vita di un musicista, a maggior ragione se il successo arriva quando è ancora giovane, è completamente diversa da quella di tutti gli altri. “Le relazioni sono sempre compromesse - commenta Zohar – da una parte perché è difficile relazionarsi con qualcuno quando è la tua vita per prima ad non essere stabile, e poi perché i tuoi problemi ed i tuoi bisogni sono differenti rispetto a quelli delle altre persone importanti per la tua vita”. Così ha affermato, Justin Young il leader dei The Vaccines: “quando torni a casa hai una lunga serie di aspettative sulla tua vita normale che non sempre vengono soddisfatte da gesti comuni come fare la spesa o avere una cena con i tuoi amici. È difficile riuscire a sostituire tutta quella adrenalina”.

Il problema più grande, in conclusione, è che difficilmente un musicista può evitare di fare tour, in primis per un fattore economico, dal momento che ormai rappresentano la principale fonte di guadagno di un artista. E, poi, non va sottovalutato l'aspetto emotivo: per un artista suonare è l'unico momento in cui vede che tutti i suoi sforzi applicati ad un vero obiettivo e si riconosce in quello che sta facendo. Se vi interessa approfondire l'argomento, qui trovate l'intero articolo.

 

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Tag: scienza

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